VOCE
VERSO LE OLIMPIADI 2024
24.07.2024 - 09:23
“Coordinerò otto colleghi, di cui quattro provenienti da tutto il mondo”
Ormai è scattato il conto alla rovescia verso l’inizio dell’edizione numero 32 dei Giochi olimpici, che da venerdì illuminerà Parigi e tutto il mondo. E forse non tutti sanno che il Polesine potrà ancora fregiarsi di una protagonista che magari non ti aspetti. Non tra gli atleti in gara, infatti, bensì nella categoria dei giudici. Al massimo livello possibile.
Sì, perché Federica Guarniero, 47 anni, originaria di Buso e da anni di stanza a Lendinara, rivestirà addirittura la carica di presidente di giuria nelle due gare maschili e femminili di ciclismo mountain bike, previste per domenica 28 e lunedì 29. Sebbene per Federica quella parigina sarà la seconda avventura a cinque cerchi - aveva preso parte in qualità di commissario di gara anche alle Olimpiadi di Tokyo 2021 - l’emozione e la concentrazione sono alle stelle. E, con il grande giorno della partenza verso la capitale francese fissato per oggi, saranno destinate a salire sempre più in questa sua settimana olimpica.
Guarniero, quali sono le sensazioni di questa seconda vigilia a cinque cerchi?
“Manca sempre meno e non nego che la tensione cresce. Partecipare alla seconda olimpiade rappresenta un sogno che si avvera e mai avrei immaginato che arrivasse la designazione, men che meno di diventare presidente di giuria. Ero incredula ancor di più rispetto a Tokyo e ho provato sensazioni difficili da spiegare. Peraltro, causa Covid, quella in Giappone è stata un’esperienza bellissima ma vissuta a metà: ci si poteva spostare soltanto tra l’albergo e il campo di gara. Così ho tanta voglia di respirare appieno l’aria olimpica, come tutti immaginano e sognano. Quella che se non la vivi non puoi capire”.
Vivrà nel villaggio olimpico?
“No, le gare di Mtb si svolgeranno ad una quarantina di chilometri da Parigi e non so se sarà allestito un villaggio apposito per noi. Ma spero che renderanno ugualmente olimpica l’atmosfera”.
Per lei questo traguardo costituisce il coronamento di un lungo percorso da giudice di gara.
“Esatto, percorso che ho cominciato 30 anni fa. Quando, compiuti 18 anni e realizzato che non sarei mai stata una vincente, decisi di appendere la bici dell’Emic Bosaro al chiodo. Ma il ciclismo mi piaceva talmente tanto che dovevo trovare un modo per restare nell’ambiente: l’unico ruolo nelle mie corde era quello del giudice di gara ed eccoci qui. Logicamente dopo aver intrapreso un lungo percorso con l’Uci (l’Unione Ciclistica Internazionale ndr) che mi ha portato a lavorare in tante competizioni nazionali e internazionali. I Giochi sono il massimo traguardo possibile, sia per me che per i ciclisti in gara”.
Come si svolgerà il suo lavoro?
“In qualità di presidente di giuria coordinerò otto colleghi, quattro provenienti da tutto il mondo e quattro francesi. Ognuno con le proprie mansioni, cureremo l’aspetto tecnico delle due gare: ad esempio, darò io il via. Ma l’importante per noi sarà non avere i riflettori puntati addosso: significa che non ci sono stati problemi. Quando tutto va bene la nostra figura non si nota”.
Come nel calcio…
“Vero, anche se lì gli arbitri di alto livello sono sostanzialmente professionisti. Nel nostro caso, invece, non è così e ognuno dedica a questo ruolo il tempo che vuole. Nella vita lavoro da casa per un’azienda di Milano che si occupa di pianificazione pubblicitaria”.
Conosce bene i ciclisti in gara? Peraltro non ci saranno volti noti come a Tokyo, come il fuoriclasse Van der Poel, che nella gara di tre anni fa cadde rovinosamente...
“Sì, li so riconoscere, anche se il giudice di gara non ha mai un rapporto di confidenza o amicizia con gli atleti: bisogna essere super partes. Per l’Italia saranno in gara due uomini e due donne. E ricordo a Tokyo le vittorie di Tom Pidcock e di Jolanda Neff, in un podio tutto svizzero”.
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