VOCE
PIAZZA MERLIN
24.07.2024 - 13:03
Una rapina violentissima. In casa, in pieno centro, in piazza Merlin. Ai danni di una giovane donna, prima stordita con un’intera bomboletta di spray al peperoncino, poi aggredita con calci e pugni sul volto fino a tramortirla, anche quando era già a terra a faccia in giù e, infine, visto che ancora faceva resistenza, legata mani e piedi con delle fascette da elettricista, per rubarle alcuni gioielli in oro, otto anelli, quattro bracciali e due paia di orecchini, ma soprattutto un orologio Rolex Date Just in oro rosé del valore 30mila euro, che le è stato strappato dal polso.
Un episodio che aveva traumatizzato non solo la vittima, ma l'intera città. Per il quale è ora arrivata una seconda condanna. Lo scorso dicembre, infatti, dopo il decreto di giudizio immediato, Guido Irace, 35 anni originario di Nocera Inferiore ma residente a Ceregnano e già con svariati precedenti sulle spalle, in particolare per furti in appartamento, aveva scelto di essere giudicato in abbreviato ed era stato condannato dal giudice per le udienze preliminari Silvia Varotto ad una pena di 9 anni e 2 mesi già comprensiva dello sconto di un terzo, oltre a 2.400 euro di multa.
Lunedì, invece, è stata la volta della moglie, Anna Djordjevic, che aveva invece scelto il giudizio con rito ordinario e che il collegio del Tribunale di Rovigo ha condannato alla pena di anni 7 di reclusione e 2.500 euro di multa per concorso nei reati di rapina aggravata e lesioni.
A sottolineare la condanna arrivata in primo grado, a chiudere il cerchio di un'importante indagine è la Procura stessa, con una nota del procuratore Manuela Fasolato. Perché l'attività per arrivare a questo risultato non è stata per nulla banale, perché quando la polizia, il 12 febbraio del 2022, dopo la telefonata della vittima sotto choc, si è presentata nell'appartamento teatro della rapina, invaso dal sangue, con la donna, pestata e legata, non c'erano evidenze immediate che portassero sulle tracce dei rapinatori. La donna aggredita, una 30enne di origini romene, che aveva riportato ferite lacero-contuse al collo, alla palpebra sinistra con ecchimosi periorbitale ed edema, abrasioni collo e sanguinamento dal naso, con una prognosi di 15 giorni, per le botte ricevute, aveva fornito alcuni elementi da cui partire.
Troppo poco, però. E così, la Squadra mobile ha lavorato alacremente, passando in rassegna tutti i filmati delle videocamere di sorveglianza della zona, analizzando tabulati telefonici, avviando intercettazioni ambientali e telefoniche, eseguendo perquisizioni, ma soprattutto raccogliendo tracce di Dna, analizzate dalla Scientifica. Importante, però, anche l'indagine telefonica, perché la vittima era stata prima contattata da un cellulare poi risultato intestato ad una donna che si trovava in carcere a Bolzano, nonché quella sui filmati delle videocamere che hanno permesso di individuare un doppio passaggio di un'auto poco prima della rapina, proprio nei pressi dell’abitazione.
Grazie a questa mole di lavoro investigativo erano stati poi indagati un uomo e una donna residenti in Polesine, nei confronti dei quali la Procura di Rovigo aveva chiesto l'arresto ottenendo dal giudice perle indagini preliminari la misura della custodia cautelare in carcere per Irace e degli arresti domiciliari per la moglie. I due sono però poi risultati irreperibili, perché fuggiti con tutta la famiglia all'estero. Grazie alla collaborazione con l'autorità giudiziaria francese, è stato scoperto che la coppia si era nascosta a Tolosa. E' stata quindi avviata un’attività di intercettazione telefonica da parte della polizia francese, che nel giro di pochi giorni ha consentito l’individuazione e la cattura dei due rapinatori grazie all'intervento della Brigade de Recherche et d’Intervention.
L'uomo era stato portato nel carcere di Tolosa, per la donna era stato invece disposto l'obbligo di firma. Dopo la consegna alle autorità italiane con volo per Fiumicino, il marito è stato portato a Regina Coeli, mentre la moglie a Rebibbia, fino al rispettivo trasferimento alla casa circondariale di Rovigo ed al carcere femminile di Verona Montorio. Poi, il decreto di giudizio immediato e la prima condanna. Alla quale ha fatto seguito, ora, la seconda. Si tratta, va ricordato, di sentenze di primo grado, quindi ancora non c'è nessuna condanna definitiva e i due non sono da considerarsi colpevoli fino a sentenza definitiva. Ma confermano, comunque, che la brillante indagine della Mobile ha colto nel segno.
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