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LA CATTURA

Dall’acqua (finalmente) spunta uno storione

La sorprendente pesca di Giovanni Salamone, giovane portovirese

Dall’acqua (finalmente) spunta uno storione

Giovanni Salamone con lo storione catturato

Solo chi ama la pesca può capire l’emozione di vedere che l’esemplare tirato a riva non solo è grandino, ma si tratta di una specie ormai rara: uno storione.

A catturarlo, in una battuta di pesca in un luogo che, ovviamente, preferisce non rivelare, il giovane portovirese Giovanni Salamone. Che spiega: “Anche se di piccole dimensioni, in teoria è strano in quanto non è dotato di microchip ed è strutturalmente diverso rispetto a quelli rilasciati, in quanto ha il becco del muso molto più corto è estremamente ruvido ed il colore molto più scuro rispetto a quelli che solitamente vengono rilasciati e microchippati”. E quello pescato il microchip non ce l’aveva. Con tutte le cautele del caso è stato poi slamato (liberato dall'amo) e, dopo le foto di rito, ributtato in acqua.

Ad agosto dello scorso anno, Veneto Agricoltura, insieme alla Polizia provinciale, hanno provveduto a “seminare” 800 esemplari nel Po, metà a Santa Maria Maddalena e metà a Bottrighe. Fra settembre e ottobre sono stati poi immessi 2.200 storioni, in Po, Adige, Bacchiglione, Brenta, Piave, Sile, Livenza, Lemene e Tagliamento, per un totale di 3mila storioni, di pezzatura fra 35 e 50 centimetri, come previsto dallo studio di fattibilità approvato da Ispra e autorizzato dalla Regione.

Si tratta di una delle azioni di ripopolamento che Veneto Agricoltura opera nell’ambito dell’assolvimento degli obblighi ittiogenici cui sono tenuti annualmente i concessionari di derivazioni idriche in ambito regionale, che fanno uso di acque pubbliche per fini diversi e che sono chiamati a mitigare la turbativa ambientale contribuendo, appunto, alle azioni di ripopolamento della fauna ittica. “Lo storione cobice – rimarca Veneto Agricoltura - è incluso nella lista rossa italiana come specie in pericolo critico sulla base del declino della popolazione, che è prossima all’estinzione. La sua attuale presenza dipende quasi esclusivamente dalle azioni di riproduzione controllata e accrescimento negli allevamenti specializzati e dal ripopolamento in natura”.

Eppure, lo storione racconta molto del Polesine. Quando ancora le vongole non venivano “coltivate” nel Delta e l’alieno siluro non aveva ancora fatto la sua comparsa nelle nostre acque, il “gigante” del Grande fiume era, appunto, lo storione. Un gigante, protagonista anche del film “Scano Boa” diretto nel 1961 da Renato Dall’Ara, che narrava proprio le vicende dei pescatori di questo pesce dalle carni prelibale e le cui uova, il caviale, sono un vero e proprio “oro nero”, che ormai ha ceduto il passo ad altre specie. Ma c’è chi non si arrende e continua nell'opera di ripopolamento di questo illustre esemplare della fauna ittica che era endemico in Polesine, con ritrovamenti dell’età del Bronzo che già ne attestano la presenza ed il consumo, e che ora è fra le specie che rischiano di scomparire dalla faccia della Terra.

Ma le iniziative per scongiurare questa perdita, particolarmente dolorosa per il Polesine, sono molteplici e vanno avanti da anni, anche grazie a progetti europei, come il progetto Life “Conservation and breeding of Italian cobice endemic sturgeon”, fra 2004 e 2007, o come il progetto Life “Con.Flu.Po”, fra 2012 e 2018, ma anche come il “Progetto di ripopolamento attivo degli Acipenseridi nelle aste fluviali del Polesine” fra 2001 e 2003 presentato dal Consorzio Pescatori del Polesine ed il progetto “Recupero della specie endemica Acipenser naccarii (storione cobice) nei corsi d’acqua regionali” della Fipsas, finanziato dalla Regione.

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