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intervista

“Mantenere l’export e giù i tassi”

Parla Gian Michele Gambato, vice presidente di Camera di Commercio. “Sul Polesine rischio desertificazione dei servizi”

Gian Michele Gambato: "Prepariamoci a un’epoca nuova"

Gian Michele Gambato, vicepresidente della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo

Si avvicina settembre, e con la fine dell’estate la ripresa produttiva dopo lo stop (sempre più corto) di agosto. Il periodo per impostare i mesi finali dell’anno, fare il punto della situazione sullo stato di salute dell’economia, individuare criticità e possibili soluzioni. 

E così si va dalla necessità di una effettiva diminuzione dei tassi di interesse, alle incognite legate alla prossima manovra di bilancio e alle sue ricadute, dalla speranza di tenuta dell’economia tedesca e dell’export nazionale ai dubbi sul varo della Zls di Venezia e del Polesine. E poi turismo, calo demografico, pericolo di una desertificazione dei servizi. Insomma il territorio polesano ancora ad un bivio. Il polso dell’economia è tastato da Gian Michele Gambato, vicepresidente della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo.

Gambato a che punto è il sistema economico-produttivo del Polesine, come sarà la ripresa di autunno?

“Prevedo un autunno complicato, per diverse ragioni. A partire dalle incognite sulla manovra di bilancio del governo. In base a come sarà e alle misure che deciderà di confermare o meno, riguardo a contributi, incentivi, sostegno alle unità produttive, fiscalità, si potrà capire che tipo e quante difficoltà incontreranno le imprese nei mesi successivi”.

In Polesine da mesi si aspetta il decollo definitivo della Zls, si attendono ancora Dpcm, il via della cabina di regia e sportello unico. Il timore che, essendo ormai alle soglie dell’autunno anche per il 2024 la Zona logistica resti una chimera.

“Il percorso è impostato e non credo che possa essere cancellato, Forse subirà un rallentamento, ma non mi risulta ci siano investimenti e imprenditori pronti ad arrivare al via ufficiale della Zls. E’ un’importante occasione di sviluppo e crescita, un valore aggiunto, ma che non ci sia ancora non toglie niente all’attuale situazione del nostro sistema produttivo”.

Che si trova in quali condizioni?

“I problemi del nostro territorio sono conosciuti da tempo. Il calo demografico incide su tutti gli spetti della nostra vita, compreso il settore economico. Il rischio della desertificazione dei servizi, soprattutto a livello periferico non aiuta, anzi alimenta spopolamento e quindi difficoltà del mondo produttivo. Da tempo si avverte la necessità che la politica si sieda attorno ad un tavolo per trovare soluzioni di ampio respiro, per farlo però serve una visione di prospettiva”.

Gli ultimi dati economici presentano aspetti contraddittori. Ci sono settori che vanno bene, ed altri in difficoltà. Ad esempio il turismo, che evidenzia margini di crescita, ma con gli operatori che lamentano mancanza di personale.

“Purtroppo è così. Il turismo è una delle principali voci del Pil veneto, e anche in Polesine sta registrando una buona stagione. Eppure è un potenziale non ancora del tutto espresso, dove la mancanza di personale rappresenta un grosso freno. L’obiettivo è di riuscire a mettere a terra un’offerta più mirata. La Camera di commercio è impegnata nel cercare di sostenere il settore, anche con Convention bureau per una strategia che comprenda l’offerta turistica di tutto il territorio polesano”.

Il rallentamento della macchina industriale tedesca preoccupa?

“Occorre sempre avere grande attenzione, ma l’importante è che regga bene il nostro export. L’economia della Germania ha cominciato a dare segnali di sofferenza quando sono schizzati in alto i costi energetici. Per questo è importante la diversificazione delle fonti, ed altrettanto fondamentale la diversificazione dei mercati di sbocco di merci e prodotti. Ecco allora che l’export è vitale, se saranno confermati i numeri attuali non dovrebbero esserci scossoni”.

Altro elemento decisivo sarebbe la riduzione dei tassi di interessi.

“Indispensabile. Stiamo attendendo da mesi questa flessione dei tassi. Lo attendono le imprese per poter tornare a contare su finanziamenti e quindi investimenti. E lo aspettano le famiglie per avere un maggiore capacità di spesa. Perché è vero che da mesi l’inflazione non è più quella di un anno fa, ma è altrettanto vero che i prezzi aumentati in quel periodo non sono più scesi. Quindi una riduzione è più che auspicabile, anche perché la contrazione della spesa delle famiglie si traduce, poi, in crisi per determinati settori produttivi, ad esempio il tessile, sempre più in difficoltà a livello generale”.

L’aumento dell’Irap regionale è un problema per le aziende?

“L’aumento delle imposte non fa mai piacere a nessuno. In questo caso mi sembra, però, che si sta parlando di cifre basse. Ma non è questo il punto, bensì il fatto che le somme che se ne ricaveranno possano essere investite per la crescita e a beneficio della collettività”.

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