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Il vescovo benedice lo ius scholae

Mantovan e Stefani esprimono la contrarietà di FdI e Lega: “Non è nel programma di governo”

Il vescovo benedice lo ius scholae

Mantovan e Stefani esprimono la contrarietà di FdI e Lega: “Non è nel programma di governo”

Il numero degli studenti diminuisce, perché il vento dell’inverno demografico polesano spira anche nelle aule scolastiche. Ad evitare il tracollo, la componente degli studenti non italiani, che in Polesine sono ormai arrivati a circa il 15% del totale, essendo già 3.892 nell’anno scolastico 2022/2023, pari al 14,5% dei 26.405 studenti totali del Polesine, con un incremento del 5% rispetto all’anno scolastico precedente. Anche se, dai dati del ministero dell’Istruzione, emerge che il tasso di scolarità nella fascia d’età 17-18 anni è inferiore tra gli studenti stranieri, il 74,8%, rispetto agli italiani, con il 81,6%, perché un quarto degli studenti non italiani che non completa il percorso di istruzione secondaria.

Proprio il tema degli studenti stranieri è tornato in questi giorni al centro del dibattito politico nazionale per la discussione sulla possibilità di arrivare alla concessione della cittadinanza in base al cosiddetto “ius scholae”, ovvero a chi abbia concluso uno o più cicli di studi nel nostro Paese. A spiazzare ed aprire un varco nel fronte del centrodestra è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia.

Sul tema ius scolae spiega la proprio posizione, favorevole, anche il vescovo della diocesi di Adria e Rovigo Pierantonio Pavanello, che “in sintonia con il pensiero di papa Francesco e dell’episcopato italiano esprime un giudizio positivo sulla proposta, avanzata dal leader di uno dei partiti della maggioranza di governo, di concedere la cittadinanza italiana ai minori stranieri dopo il compimento di un ciclo di studi di dieci anni, il cosiddetto ‘ius scholae’. Come ha osservato monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara e presidente della Fondazione Migrantes della Cei, la convergenza delle forze politiche su questa proposta di compromesso è ‘un atto di intelligenza culturale, politica e sociale; lavorare insieme su questo obiettivo è una grande opportunità per valorizzare un capitale umano di studenti e famiglie’. La concessione della cittadinanza a ragazzi che frequentano le nostre scuole e fanno già parte della nostra società, è sensato per almeno tre ragioni. In primo luogo li aiuterebbe a sentirsi parte della comunità in cui vivono, che con la cittadinanza riconosce loro dei diritti ma chiede anche il rispetto di doveri importanti. In secondo luogo serve all’Italia, paese che soffre una gravissima crisi demografica: senza l’apporto dei flussi migratori, come ha osservato recentemente il Governatore della Banca d’Italia, difficilmente il nostro Paese potrà conservare l’attuale livello di sviluppo. Infine perché una decisione a favore dello ius scholae condivisa dalle forze politiche di maggioranza e opposizione sarebbe un segnale forte contro il sempre risorgente razzismo, che in contrasto con la nostra Costituzione corrode la convivenza sociale. Dobbiamo operare per l’integrazione e l’inclusione dei migranti”.

Ma la politica locale che ne pensa? La contrarietà di Fratelli d’Italia è ribadita dalla presidente provinciale Valeria Mantovan: “Ritengo non sia assolutamente una priorità, sia perché l’Italia è il paese che in Europa concede il maggior numero di cittadinanze, sia perché non è stato inserito nel nostro programma elettorale con cui ci siamo presentati agli italiani alle ultime elezioni. Inoltre, non credo che agli stranieri che vengono qui e vanno a scuola venga negato qualche diritto. Se venisse loro negato, sarei la prima a dire che è necessaria questa riforma, ma al momento mi pare che sanità, istruzione e tutti i servizi essenziali siano garantiti anche a chi non è cittadino italiano. E poi, non per ultimo, ritengo che sia doveroso fare un percorso di integrazione nel nostro paese prima di raggiungere questo importante traguardo della cittadinanza. E lo dico da figlia di un’immigrata che si è fatta il suo percorso per ottenere la cittadinanza”.

Sulla stessa linea anche la Lega. Il segretario regionale, l’onorevole Alberto Stefani, spiega: “Lo ius scholae non è nel programma di governo e noi della Lega lo contrastiamo con forza. Dispiace l’apertura di Forza Italia rispetto ad un tema sul quale Silvio Berlusconi si è sempre dimostrato contrario: siamo il Paese in Europa che concede il maggior numero di cittadinanze negli ultimi 10 anni, circa 200mila all’anno. Non c’è bisogno di allargare le maglie ulteriormente. Si renderebbero impossibili le espulsioni dei genitori, attireremmo ancora più immigrazione illegale, incentivata da scelte come questa. Inoltre c’è un ulteriore aspetto, se vogliamo anche filosofico: la cittadinanza non è un regalo, non è un pezzo di carta, è il culmine di un progetto di integrazione, che dovrebbe certificare l’adesione ai valori di fondo della nostra società. Chi vuole cittadinanza facile, forse alla ricerca di nuovi voti, offende il concetto stesso di cittadinanza”.

Esattamente all’opposto la posizione del segretario provinciale del Pd Angelo Zanellato, per il quale, “lo ius scholae è una cosa dovuta, non ci sono mezzi termini. Già se uno nasce in Italia dovrebbe avere la cittadinanza, perché deve aspettare tutti quegli anni e tutte quelle clausole, è una cosa dovuta. Il mondo è cambiato non si può rimanere ancorati a schemi mentali che non esistono più”.

Il segretario provinciale di Forza Italia, l’onorevole Piergiorgio Cortelazzo, si colloca in una posizione intermedia, meno “dogmatica”: “Le questioni che riguardano i diritti e le questioni etiche non possono essere affrontate restando ancorati ad appartenenze politiche e schemi ideologici. Anche perché si rischia di rendere un tema così delicato solo uno slogan. Prima di dirsi d’accordo o contrari, bisogna sempre contestualizzare e, in questo casi, bisogna capire quale sarà il percorso proposto. Personalmente sono dell’idea che bisogna garantire i diritti ma al tempo stesso anche i doveri, che nel caso dell’accoglienza dovrebbero essere anteposti. Per l’ottenimento della cittadinanza italiana ci sono dei percorsi prefissati e in questo caso si valuta di inserire un percorso di studi di durata decennale. Che, di fatto, non sarebbe uno sconvolgimento se si considera che si tratterebbe di anticipare di due anni la possibilità di avviare le pratiche per l’ottenimento della cittadinanza rispetto al compimento della maggiore età come è ora, avendo però al tempo stesso una garanzia di un percorso formativo, che offre sicuramente un accompagnamento nella piena integrazione. Anche perché quando si pensa alla cittadinanza, non si considera che può volerla richiedere qualsiasi straniero, dal norvegese all’americano. Due, poi le cose da sottolineare. Al di là della posizione espressa da Tajani, se c’è stata una persona che ha sempre difeso i diritti è stata Silvio Berlusconi. E anche dire che non è nel programma di governo è un po’ una scorciatoia, perché è vero che non lo è, come è vero anche che non è un tema impellente che deve essere subito messo in agenda, ma chiaramente è un tema che verrà presto parlamentarizzato e che dovremo quindi affrontare. Spero che si possa fare senza forzature, né da una parte, né dall’altra”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    30 Agosto 2024 - 10:03

    il clero è d'accordo?? nion avevamo dubbi!! lla struttura dei frati deve essere riempita....con il biglietto in mano alla comunita' !!

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