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La Peste suina si avvicina al Polesine

Un’ordinanza per predisporre azioni a tutela. Casi di restrizioni in Lombardia ed Emilia

La Peste suina si avvicina al Polesine

Attenzione al dilagare della peste suina, arrivata a un’ottantina di chilometri dal Polesine.

Qualora il virus della peste suina africana colpisse gli allevamenti del territorio regionale potrebbe causare anche per il Veneto pesanti conseguenze dirette ed indirette sulle imprese agrozootecniche, sulle produzioni della filiera suinicola e sull’economia legata all’indotto.

Per questo la Regione Veneto ha ritenuto necessario individuare alcune misure urgenti da adottare per ridurre il rischio di introduzione del virus negli allevamenti e individuare azioni di preparedness della filiera delle carni suine in caso di estensione delle zone di restrizione dai territori delle regioni confinanti o in caso di conferma di focolai di Psa sul territorio regionale.

Nella relativa ordinanza vengono definite le azioni prioritarie da porre in atto da parte degli operatori della filiera suinicola, anche in riferimento alle ordinanze del commissario straordinario alla peste suina africana e alle recenti indicazioni ministeriali riguardanti i territori già colpiti dalla malattia. E’ necessario procedere al rafforzamento del controllo dell’adozione di misure di biosicurezza strutturali e gestionali negli allevamenti suini e delle procedure per la movimentazione in sicurezza degli animali, per lo smaltimento sicuro dei prodotti potenzialmente contaminati, per la pulizia e la disinfezione di ambienti, strutture, attrezzature, aree e mezzi.

Inoltre sul territorio regionale devono essere vietate fiere, mostre e mercati che interessino gli animali della specie suina. Negli allevamenti di suini del territorio regionale è vietato l’ingresso di personale non strettamente collegato alle attività di allevamento e alle attività di controllo ufficiale dell’autorità competente e di controllo e sorveglianza della malattia.

Si dispone anche che tutta la popolazione deve essere sensibilizzata perché ci possono essere comportamenti che favoriscono la diffusione del virus: ad esempio, l’abbandono di rifiuti alimentari che potrebbero venire in contatto con i cinghiali o altra fauna selvatica rappresenta un rischio per la diffusione delle malattie degli animali quali la Psa, il cui virus potrebbe essere presente in salumi provenienti da territori in cui il visus è diffuso. Viene disposto anche l’obbligo di allontanare e mettere in sicurezza i rifiuti alimentari nelle aree di sosta autostradali ai fini di non renderli disponibili per la fauna selvatica.

La Peste suina africana (Psa) è una malattia infettiva dei suidi (non si trasmette ad altre specie animali, compreso l’uomo) causata da un virus letale e sta circolando da poco più di due anni nella popolazione di cinghiali selvatici dei territori delle Regioni Campania, Calabria, Lazio, Piemonte, Toscana, Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, oltre che in altri paesi europei ed extraeuropei. Dall’ambiente selvatico la malattia può entrare, in carenza di biosicurezze strutturali o gestionali, negli allevamenti di suini domestici.

Dal mese di luglio 2024, la Psa ha coinvolto anche alcuni allevamenti di suini delle Regioni Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna causando mortalità negli animali detenuti e determinando l’esecuzione di una serie di misure previste dalla normativa, tra cui l’abbattimento degli animali negli allevamenti coinvolti e pesanti limitazioni commerciali. Il fronte di avanzamento delle più vicine zone di restrizione della Lombardia e dell’Emilia Romagna dista circa 80 chilometri dalle province di Verona e di Rovigo.

Cia rimarca che l’amministrazione regionale si è data l’obiettivo di contenere 13.400 cinghiali da qui al prossimo anno al fine di scongiurare l’avvento della peste suina africana in Veneto. “Il focolaio più vicino si trova a meno di 90 chilometri dai confini regionali - sottolinea Cia Veneto - Tutte le misure che vanno nella direzione del contrasto al virus sono da sostenere apertamente. Ma i costi degli interventi riconducibili al rafforzamento della biosicurezza non devono venire scaricati solamente sugli agricoltori”.

Per quanto riguarda gli ungulati, nell’area del Parco Colli Euganei, così come in Lessinia e nel Bellunese, verranno rinforzate le squadre dei selecontrollori autorizzati, mentre saranno posizionati dei nuovi chiusini. Non solo. L’ordinanza 84 della giunta regionale, denominata “Misure di prevenzione e controllo della diffusione della Peste suina africana (psa) sul territorio regionale”, impone ulteriori restrizioni “sia per evitare il contagio che per la gestione di eventuali focolai in Veneto”.

Tuttavia, osserva il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, “serve il supporto concreto delle istituzioni, anche in termini finanziari, per dare piena attuazione alle prescrizioni indicate”. Entro il prossimo 10 ottobre, ad esempio, gli allevatori che non l’avessero ancora fatto saranno tenuti a potenziare le recinzioni, utilizzare adeguate protezioni individuali e vestiari monouso. “Vero che gli imprenditori agricoli stanno migliorando la biosicurezza nelle loro attività da due anni a questa parte; ma non è possibile dare un lasso di tempo così ristretto, soltanto quattro settimane, per mettersi definitivamente in regola: sono necessari adeguati investimenti che talvolta richiedono dei mesi”. Gli allevamenti che non avranno messo a punto tali migliorie saranno esclusi da qualsivoglia indennizzo: “Anche questo è un aspetto che non ci convince. In linea generale, la questione della psa non va risolta unicamente dal mondo dell’agricoltura. Necessaria, invece, la massima collaborazione con tutte le autorità competenti”.

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