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La tragedia Coimpo

In 12 minuti morirono in quattro

10 anni fa, la sciagura che agghiacciò il Polesine

In 12 minuti morirono in quattro

Coimpo, la catena di eventi della mattina del 22 settembre di 10 anni fa come in tragico film

Pochi istanti. E quattro uomini che crollano a terra. Uccisi da un nemico invisibile e letale: l’acido solfidrico. E’ una normale mattina di lavoro, allo stabilimento della frazione adriese di Ca’ Emo, dove la ditta Coimpo e la consorella Agribiofert gestiscono un impianto di trattamento fanghi. Ma quella mattina, nel giro di una dozzina di minuti, si consuma la più grande tragedia sul lavoro della storia recente del Polesine, nella quale si sono spente le vite di tre lavoratori dell’impianto di Ca’ Emo: Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, impiegato di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Adria, operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant’Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Campolongo Maggiore, autotrasportatore.

Morti a causa delle esalazioni tossiche sprigionatesi durante lo svuotamento di un’autocisterna di anidride solforica nella tristemente nota “vasca D”. quella in gestione ad Agribiofert per la produzione del fertilizzante calcico “gesso di defecazione” a partire da fanghi di depurazione biologici di tipo agroindustriale e civile, dalla quale si è levata la nube tossica che ha avuto effetti letali. Era il 22 settembre 2014.

Sono passati dieci anni. Ma il dolore è ancora vivo e la memoria di quanto è accaduto, perché tutto non sia invano, serve a ricordare il valore del rispetto delle regole sulla sicurezza sul lavoro e del principio di precauzione.

Quanto è accaduto durante quei drammatici momenti è stato ripercorso più e più volte durante le udienze del processo. Particolarmente straziante, in particolare, quella del 17 maggio 2018, nel corso della quale sono stati proiettati gli strazianti filmati ripresi dalle videocamere della sorveglianza interna all’impianto.

Andando con ordine e cercando di seguire l’angoscioso film di quella mattina, e tenendo conto che, come emerso dalle indagini, l’orario impresso sui filmati è sfasato di 21 minuti, la telecamera puntata sulla vasca D, verso le 8.25 inizia a riprendere lo sversamento dell’acido solforico nella vasca. Si vedono tre persone che parlottano, Baldan, Grotto e Annibale Vianello, un altro lavoratore dell'impianto. Che, alle 9.41, mentre già sul bordo della vasca inizia ad aleggiare una nebbiolina funerea, indossando una maschera, sale su un escavatore posizionato sulla corsia centrale della vasca D e inizia a rimescolare i fanghi con la pala del mezzo. Poi, l’autotrasportatore, Baldan, dopo essere salito a bordo della cisterna, scende e va a staccare il tubo di scarico essendo terminate le operazioni di sversamento. Afferra il tubo, poi lo lascia cadere, indietreggia, per allontanarsi, inquadrato da un’altra videocamera, che lo riprende di spalle, mentre incede come a scatti, barcolla, poi si accascia a terra, di colpo. Senza muoversi più. Sono le 9.43. Poi, ancora, sempre nella stessa inquadratura, alle 9.51, si vede sopraggiungere velocissimo un pick-up, che si ferma all’altezza del corpo. Scendono due persone, una per lato, si avvicinano, fanno per sollevare il corpo, ma poi si ritraggono, ondeggiano drammaticamente, cercano di risalire sul mezzo, ma si accasciano senza nemmeno avere la forza di chiudere gli sportelli. Sono Berti e Bellato, partiti dagli uffici dopo aver visto Baldan a terra, per cercare disperatamente di soccorrerlo. Hanno tentato un salvataggio eroico, ma non ce l’hanno fatta. Tre vite dissolte in pochi istanti. Riprese dall’occhio elettronico della telecamera, che continua a filmare anche se ormai nulla più si muove.

Ma i numeri sovrimpressi sul filmato, quelli dell’orario di ripresa, vanno avanti. Il tempo non si è fermato. Solo per gli uomini la cui esistenza è stata spezzata dalla nebbiolina funerea che si vede proprio levarsi lentamente e inesorabilmente dalla vasca. Nella parte più a nord dell’impianto, si spegne Valesella, che stava lavorando a bordo di un sollevatore. La telecamera, però, non riprende direttamente la morte, si vede solo il mezzo acceso e immobile. Il suo corpo senza vita verrà poi scoperto solo dopo diverse ore, accasciato proprio dietro il mezzo che stava manovrando. Più o meno contemporaneamente un’altra telecamera riprende invece un escavatore, con a bordo una persona, Massimo Grotto, altro lavoratore Coimpo, che sviene e perde il controllo andando a sbattere contro un muro. Lui, però, si salverà. Alle 9.55, si vede Rossano Stocco, il legale rappresentante della Agribiofert, che arriva in auto, con mascherina, lo raccoglie privo di conoscenza e lo trasporta via. E’ il momento del salvataggio, perché Grotto si è poi ripreso ed è sopravvissuto. Così come si è ripreso, anche se inizialmente ha avuto delle conseguenze, uno dei quattro pompieri che, come documentato sempre dai filmati, hanno raggiunto il pick-up attorno al quale giacevano i tre corpi senza vita. Tre hanno gli autorespiratori. Il quarto ne sembra sprovvisto e, in ogni caso, fugge via di corsa. Il dramma si è compiuto.

Un dramma poi oggetto di un lungo processo, con otto imputati, Mauro Luise e la figlia Glenda, Gianni Pagnin e la figlia Alessia, Rossano Stocco, Mario Crepaldi, Michele Fiore, formalmente responsabili delle due ditte, Coimpo e Agribiofert, che operavano nell’impianto di Ca’ Emo, e Alberto Albertini, titolare della Psc Prima di Mirano di cui era dipendente Bellan, chiamati rispondere di omicidio colposo plurimo e, i primi sette, anche di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, di violazioni al testo unico dell'ambiente e di getto pericoloso di cose. Nel corso delle indagini era scattata anche l’operazione “Nemesi”, il 10 dicembre 2017, condotta dal Carabinieri forestali di Rovigo coordinati dalla Dda di Venezia, con arresti e sequestri preventivi per l’ipotesi di reato attività organizzate di traffico di rifiuti.Il processo per omicidio colposo si è poi concluso con tre assoluzioni: quella di Albertini, fin dal primo grado, e quelle di Glenda Luise e Alessia Pagnin, decisa lo scorso febbraio, dopo un secondo processo di appello in seguito all’annullamento con rinvio della prima sentenza di secondo grado. Condannati, invece, con sentenza passata in giudicato, Gianni Pagnin, di Noventa Padovana, presidente del cda Coimpo, a 6 anni e 3 mesi, Mauro Luise, di Adria, direttore tecnico della Coimpo e dirigente di fatto della Agribiofert, a 5 anni e 3 mesi, Stocco, di Villadose, legale rappresentante della Agribiofert, a 2 anni e 2 mesi, e Michele Fiore, dirigente di fatto di Agribiofert, di Ferrara, a 1 anno 11 mesi.

La comunità adriese e polesana, le istituzioni, corpi dello Stato e forze dell’Ordine, associazioni del mondo lavorativo e imprenditoriale, del volontariato e socio sanitario si apprestano a stringersi ancora una volta ai familiari delle vittime della tragedia della Coimpo.

L’amministrazione comunale ha organizzato due momenti commemorativi per la giornata di domani. Alle 10 nell’aula consiliare del municipio, un convegno sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, che sarà aperto dai saluti del sindaco Massimo Barbujani e della consigliera regionale Laura Cestari. A seguire gli interventi di Alessandro Finchi, direttore dello Spisal dell’Ulss 5, e Donato Tomasi, tecnico della prevenzione. Alle 11 la deposizione di una corona d’alloro sulla lapide intitolata alle vittime sul lavoro, nel giardino di Palazzo Tassoni.

Nel pomeriggio, a Ca’ Emo, alle 16 la messa in suffragio delle vittime. Al termine un corteo per raggiungere il piazzale Vittime del lavoro con i nomi dei quattro lavoratori caduti alla Coimpo, dove sarà deposto un mazzo di fiori, con benedizione e interventi istituzionali.

“Il convegno sulla sicurezza sul lavoro - spiega il sindaco - sarà un’occasione per riflettere insieme sulle tragiche perdite subite e per promuovere una cultura della sicurezza che possa prevenire futuri incidenti sul lavoro. La partecipazione di tutti è fondamentale per rendere omaggio alle vittime e per promuovere un ambiente lavorativo più sicuro e salutare per tutti”.

Un’altra cerimonia è in programma domenica a Lettioli, frazione di Campolongo Maggiore, dove viveva Baldan, noto come Dino. Alle 10 la messa, alle 11.30 l’intitolazione di un’area verde sportiva e, alle 16.30. camminata di 5 chilometri con rinfresco e buffet conclusivo. Il tutto con lo slogan: “Per sempre uno di noi: 2014-2024”. L’iniziativa, in accordo con la vedova Monica Mozzato, è promossa dalla parrocchia di Liettoli, dal circolo Noi san Lorenzo e dall’amministrazione comunale.

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