VOCE
La tragedia Coimpo
21.09.2024 - 05:00
Il 22 settembre 2014 era un lunedì. Doveva essere un giorno come tanti altri di inizio settimana. Invece per quattro famiglie quella data resterà indimenticabile perché ha segnato in maniera profonda e irreversibile le loro vite. Nella tragedia alla Coimpo, in via America a Ca’ Emo, persero la vita quattro persone: Nicolò Bellato, allora aveva 28 anni, Marco Berti 47, Giuseppe Baldan 47 e Paolo Valesella 53.
Sono passati dieci anni.
Per approfondire leggi anche:
In 12 minuti morirono in quattro
Coimpo, la catena di eventi della mattina del 22 settembre di 10 anni fa come in tragico film
Ogni anno, Carlo Bellato, papà di Nicolò, al termine della messa di suffragio nella chiesa di Ca’ Emo, ricorda che “il passare del tempo non allevia il dolore, aiuta soltanto a convivere con il dolore”.
Come hai saputo della tragedia in quella drammatica mattina?
“Ero al lavoro come operatore socio sanitario, a Borgotaro, un paese dell’Appennino Parmense. Mentre passavo da un ambulatorio all’altro, sullo schermo della televisione (nel sottopancia, ndr) era apparsa la scritta di una tragedia ad Adria. Mi fermai per capire che cosa fosse successo e poco dopo nel servizio si diceva che era accaduta una tragedia alla Coimpo. Subito andai in agitazione, chiamai un parente a casa e mi diede la drammatica notizia. Mi si gelò il sangue”.
E tua moglie Luisa?
“Il caso o la provvidenza volle che, in via del tutto straordinaria, fosse a Borgotaro con me. Aveva alcuni giorni di ferie, così aveva deciso, per quella settimana, di venire su. Era nell’appartamentino che avevo là, ricevette una telefonata da un parente per informarla che era successo qualcosa alla Coimpo. Lei chiamò subito l’azienda, chiedendo di parlare con Nicolò: non glielo passarono, ma non le dissero niente. Capì tutto e il mondo le crollò addosso”.
Poi che cosa faceste?
“La raggiunsi immediatamente. La direzione dell’ospedale voleva metterci a disposizione una macchina per accompagnarci a casa, ad Adria. Preferimmo tornare da soli, ma non ricordo altro. Posso solo dire che ancora non riuscivamo a renderci conto pienamente di quello che ci stava succedendo”.
Come avete superato il primo periodo?
“Non lo so. Entrambi sentivamo un peso terribile nel pensare al domani. Iniziare la giornata era terribilmente faticoso. Una mattina ero in chiesa, stavo recitando una preghiera davanti alla Madonna, dietro di me c’era una signora, anche lei lì per una preghiera. Intuì il mio dolore. Mi chiese che cosa era successo, le spiegai tutto, con fatica, perché era passato poco tempo. Mi guardò e mi disse che 20 anni prima aveva perso un figlio di 20 anni, ma lo sentiva sempre accanto a sé. La guardai negli occhi, nella serenità di quello sguardo, ritrovai la forza della fede e mi dissi: ‘Se ce l'ha fatta lei, posso farcela anch’io’. E da allora sentii e continuo a sentire che Nicolò è sempre con noi”.
Come percepite questa presenza?
“Cito due episodi. Una mattina stavo prestando assistenza a un anziano, anche se non era di mia competenza, decisi di fargli la barba. Mentre facevo ciò mi dice: ‘Guarda, c’è Nicolò, lì tra la porta e la finestra, è proprio lui’. Lo guardo, i suoi occhi sono illuminati, a dispetto dell’età e della malattia. Allora mi giro, ma non vedo niente. Lui insiste: ‘Era proprio lui’ e mi guarda con un sorriso rasserenante. Per qualche minuto ho sentito il cuore che mi batteva molto forte”.
L’altro episodio?
“Qualche tempo dopo la tragedia, in ospedale mi ferma una dottoressa per farmi le condoglianze e chiedermi che cosa era successo. Così le racconto. A un certo punto mi dice: ‘Avresti una foto di Nicolò?’ Rispondo: ‘Domani gliela porto’. Così ho fatto. Qualche mese dopo ci incontriamo di nuovo, mi ferma e mi dice. ‘Guarda Carlo, è successo qualcosa di straordinario’. Allora mi racconta che aveva il padre messo male, doveva affrontare un intervento chirurgico, i medici non erano sicuri che potesse sopravvivere. ‘Tuttavia mi abbiamo tentato”, mi riferisce. E mi ha spiegato: ‘Mentre ero nella sala d’attesa, a un certo punto, istintivamente, ho messo la mano nella tasca del grembiule, ho sentito di avere la foto di Nicolò e me lo sono immaginato davanti. Poco dopo è uscito il chirurgo per dirmi che l’intervento era andato bene’. Non faccio commenti, ognuno valuta secondo la propria fede o le proprie credenze. Potrei citare tanti altri episodi. Il Signore è stato chiaro: ‘Chi crede in me, vivrà’. Questa è la forza della fede”.
A Nicolò è stata intitolata una borsa di studio, in collaborazione con la compagnia teatrale el Tanbarelo, che viene assegnata ogni anno a un ragazzo/a del polo tecnico per meriti scolastici e per l’impegno nella solidarietà.
La Voce nuova | Direttore responsabile: Alberto Garbellini
Editrice Editoriale la Voce Soc. Coop. | Piazza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Telefono 0425 200 282 - Fax 0425 422584 - email: redazione.ro@lavoce-nuova.it
Per la tua pubbicita' su questo sito: commerciale.ro@lavoce-nuova.it
Editrice: Editoriale La Voce Società Cooperativa. “La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo.” Redazione: piazza Garibaldi 17, 45100, Rovigo tel. 0425 200282 e:mail: redazione.ro@lavoce-nuova.it sito: www.lavocedirovigo.it
Pubblicità locale: Editoriale La Voce Soc. Coop. Divisione commerciale Piazza Garibaldi 17 - 45100 Rovigo - Tel. 0425 200282. Pubblicità Nazionale: MANZONI & C. S.p.A. Via Nervesa, 21 - 20139 Milano - Tel. 02 574941 www.manzoniadvertising.com Stampa: Tipre srl Luogo di stampa: via Canton Santo 5 Borsano di Busto Arsizio. POSTE ITALIANE S.P.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004, n.46) art. 1, comma 1, DCB (Ro). Testata registrata “La Voce Nuova” Registrazione del Tribunale di Rovigo n. 11/2000 del 09/08/2000.
Testata aderente all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria www.iap.it. Iscrizione al ROC n. 23289. Associata FILE 