VOCE
Badia polesine
21.09.2024 - 11:00
Al tavolo con il dg Pietro Girardi. Al Rotary Club Alto Polesine, il direttore generale dell’Ulss 5 ha parlato del futuro prossimo della sanità polesana, “appesa” fra ridefinizione dei servizi socio-assistenziali, invecchiamento della popolazione e nuove tecnologie.
Dopo il cerimoniale introduttivo rotariano, l’ospite è stato presentato in forza di una consolidata amicizia da Mariano Brasioli. Il dg Girardi ha fatto un lungo excursus sulla situazione, integrando i concetti con l’ausilio di alcune slide. Un capitolo a parte è stato dedicato alle peculiarità del Polesine, un territorio con una grande dispersione demografica e con un tasso di anzianità superiore alla media. L’argomento ha coinvolto i presenti stimolando domande sul futuro dei servizi sanitari locali, tenuto conto delle criticità esistenti e senza omettere incongruenze e inefficienze del sistema.
Il problema di fondo è l’invecchiamento della popolazione, che porterà a breve “a una piramide generazionale rovesciata”, ponendo a rischio la tenuta del Ssn finanziato sulla base di un’attribuzione pro-capite. In altre parole, le regioni ricevono finanziamenti statali in funzione al numero degli abitanti ma questo non corrisponde alle effettive esigenze assistenziali.
“Un metodo - ha evidenziato Girardi - che non regge l’esponenziale aumentata richiesta sanitaria correlata all’invecchiamento della popolazione”. Il Decreto ministeriale 77 tenta di rispondere a questa criticità ridefinendo gli standard nazionali e ridisegnando l’offerta dei servizi ma molte strutture sono fuori norma, per problemi strutturali o per l’eterogenea distribuzione della popolazione nel territorio polesano.
Il caso della neonatologia di Adria è esemplare, in quanto non raggiunge i 500 parti previsti ma gli esempi sarebbero molti. Il dg Pietro Girardi ha quindi affrontato il problema della gestione del personale, sfatando il mito della carenza dei medici e concentrandosi sulla mancanza di infermieri e personale paramedico: “Di fatto nei prossimi anni per ogni medico ci sarà un infermiere, mentre il rapporto ideale sarebbe uno a quattro”.
Nel riordino dell’offerta assistenziale, la Regione Veneto punta molto sugli “Ospedali di comunità”, una sorta di lungodegenze “meno medicalizzate e più infemierizzate” che nella nostra provincia saranno tre: Adria, Rovigo e Trecenta. Nel panorama generale dell’offerta socioassistenziale saranno però le “Case di comunità” ad assumere un ruolo cruciale, diventando Hub, ovvero luoghi pubblici di prossimità e di facile accesso attraverso le quali il cittadino accederà al sistema di assistenza sanitaria primaria.
Le “Case della comunità-Hub” funzioneranno h24, sette giorni su sette, integrando i servizi di medicina generale e specialistica con i servizi sociali e psicologici. Nella nostra provincia saranno cinque: Badia, Castelmassa, Rovigo, Adria e Porto Tolle. Infine, lo stesso, ha affrontato l’aspetto più intrigante del futuro prossimo della sanità, quello legato al ruolo “oggi quasi fantascientifico” delle nuove tecnologie applicate con l’intelligenza artificiale (alcune già disponibili), che permetteranno per esempio di controllare la salute da remoto. “È stata una serata per certi versi illuminante”, ha dichiarato il presidente del club Badia-Lendinara Altopolesine, Remo Saggioro che, con la conferenza di Pietro Girardi dg dell’Ulss 5 Polesana, ha inaugurato ufficialmente la propria annata rotariana.
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