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"Ci si annoia. E allora ci si droga"

Fenomeno in crescita tra i giovanissimi

"Ci si annoia. E allora ci si droga"

Prende piede, tra i giovanissimi l’abuso di sostanze stupefacenti, spesso sintetiche, e alcol: un bilancio difficile ma che rispecchia un ampio problema, già presente da anni, come evidenziato l’altro giorno dai numeri del Serd.

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E’ quanto emerso dalla ricognizione della situazione delle dipendenze in Polesine, contenuta nel nuovo Piano operativo aziendale dell’Ulss 5. Riferendosi all’anno scorso, su 667 presone facenti uso di sostanze illegali, il 23% ha meno di 25 anni, mentre nell’abuso di alcol per 485 persone, il 5% è sotto i 25. Davanti ai numeri ci si interroga su quali siano le cause di questa rapida impennata di chi fa uso continuo di queste sostanze. Per i rodigini, un comun denominatore c’è: la famiglia. Molti di loro, infatti, rintracciano proprio nell’educazione familiare uno dei nodi fondamentali per capire e prevenire il rischio di dipendenze.

“Ci si annoia molto facilmente, specie tra i giovani. Credo si finisca in certi giri non belli per via della noia troppo facile, in tanti ambiti” sostiene Claudia evidenziando la mancanza di stimoli che, in alcuni casi, tra i giovani può portare all’uso di sostanze per “passare il tempo” o costruirsi realtà parallele per rifugiarsi dal tempo.

Per Maurizio, invece, il nocciolo della questione sta nel rapido sviluppo del mercato delle sostanze facilitato da un mondo in costante interconnessione: “Da genitore, il momento più difficile lo si ha con ragazzi dell’età adolescenziale. Tanti sì per comodità e pochi no, così facendo si rischia di avvicinarli a strade pericolose”. Continua: “La facilità di reperire sostanze stupefacenti c’era già ai miei tempi, figuriamoci oggi, con telefonini e scial, è molto semplice purtroppo. Trovare la soluzione al problema? Finché c’è questo perbenismo generale e il dibattito sulla legalizzazione, è difficile arrivarne a capo”.

Anche Elisa concorda: “I problemi sono molti, anche tanti motivi famigliari, probabilmente. Con i ritmi di vita odierni anche la cura dei figli è complicata, ogni famiglia ha le sue dinamiche. C’è però anche un comparto scolastico e sociale che non è più come quello di una volta: non va a soppesare e compensare eventuali mancanze nell’educazione dei ragazzi. Uno sbando totale che forse è presente anche negli adulti”. Una constatazione che trova d’accordo anche Tommaso: “Il problema principale, forse, è interno alle famiglie”, commenta. “La mancata presenza di genitori significa una libertà maggiore per i figli. Cosa fare? Presa di coscienza da parte dei genitori e una maggiore presenza nella vita dei loro figli”.

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