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la tragedia coimpo

Il parco giochi intitolato a Dino

La commozione di Monica abbracciata a figli. Don Renato: “Fermiamo la schiavitù del denaro”

Il parco giochi intitolato a Dino

Si chiamava Giuseppe, ma per tutti a Lettioli, nel suo paese, tra la sua gente era Dino. E a Dino Baldan è stato intitolato il parco giochi con area verde in via Amendola della frazione di Campolongo Maggiore.

Giuseppe “Dino” Baldan aveva 47 anni quando perse la vita insieme a Nicolò Bellato, Marco Berti e Paolo Valesella nella tragedia dell’impianto produttivo Coimpo-Agriobiofert in via America a Ca’ Emo in quel drammatico mattino del 22 settembre 2014.

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Sono passati 10 anni, ma la comunità di Lettioli non si è dimenticata del “nostro” Dino come molte persone ripetono in paese con la voce strozzata dalla commozione. Il suo volto compare sulla facciata del centro parrocchiale dove ha dedicato tante ore di impegno, passione e sorrisi.

E l’intitolazione avvenuta domenica mattina, a 10 anni da quella tragedia, conferma che non si tratta di una reazione emotiva del momento, ma di un sentimento di affetto e riconoscenza ben radicato in tutta la comunità.

A scoprire la targa il sindaco Mattia Gastaldi insieme alla vedova Monica Mozzato, che ha scaricato la forte carica emotiva in un lungo pianto abbracciata ai figli Beatrice e Cristian.

Tra le autorità presenti Serena Universi, vicesindaco e consigliere comunale dell’area metropolitana di Venezia, oltre ad altri consiglieri e assessori. Presenza discreta, ma particolarmente significativa, quella di Carlo Bellato, papà di Nicolò che ha voluto rendere testimonianza nella condivisione del dolore e nello stesso tempo essere partecipe della gioia di affidare il ricordo di Dino alle future generazioni attraverso quella intitolazione.

La presenza di Bellato è stata apprezzata e sottolineata sia dal primo cittadino che dal parroco don Renato Galiazzo che ha impartito la benedizione e, poco prima, ha celebrato la messa di suffragio. Alquanto dure le sue parole che hanno fatto risuonare il severo monito di don Lucio Pollini, il giorno prima, nella chiesa di Ca’ Emo. “Dobbiamo rimettere Dio al centro dell’uomo - ha tuonato il sacerdote - Dobbiamo fermare le passioni, le invidie, la schiavitù del denaro”.

Il parroco ha rispolverato l’omelia di 10 anni fa quando venne dato l’ultimo saluto a Dino. “Se ancor oggi, 10 anni dopo, registriamo la media di 3 morti sul lavoro al giorno, vuol dire che quelle parole sono ancora valide, anzi drammaticamente più valide, perché la strage quotidiana che abbiamo sotto gli occhi ancora non insegna nulla, soprattutto alla ‘casta’ politica che tanto si scandalizzò quando pronunciai quelle parole”.

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