VOCE
GLI STUDI
02.10.2024 - 20:33
I rifiuti galleggianti si vedono anche dal satellite, quelli del Po arrivano fino in Puglia
Dal Delta del Po, fino al “tacco” d’Italia, alle coste della Puglia. Non un viaggio alla scoperta della bellezza dei nostri mari, bensì, al contrario, il viaggio che compiono i rifiuti galleggianti, trasportati dal Grande fiume al mare e poi, dalle correnti marine dell’Adriatico, fin quasi allo Ionio.
E’ solo uno degli aspetti che vengono a galla dal quaderno “Macro-rifiuti galleggianti nei fiumi: il programma di monitoraggio nazionale di Ispra per la Strategia marina” pubblicato da Ispra lo scorso 22 settembre, in occasione della Giornata mondiale dei fiumi.
Ma non solo. Un team di ricercatori, finanziato dall’Agenzia spaziale europea e composto da multinazionali del settore spaziale, Centro comune di ricerca Ue e istituti di ricerca di 6 Paesi, fra i quali l’Istituto di Scienze Marine del Cnr, è riuscito a monitorare i rifiuti galleggianti nel Mediterraneo tramite le immagini satellitari. E, purtroppo, ne ha visti parecchi, soprattutto nel Nord Adriatico. Analizzando circa 300mila immagini dei satelliti Sentinel-2, sebbene non progettati per rilevare la spazzatura, sono stati in grado di rilevare la plastica.
Nello studio, “Proof of concept for a new sensor to monitor marine litter from space”, pubblicato su Nature Communications, si spiega: “Sono stati rilevati e supervisionati complessivamente 14.374 agglomerati di rifiuti nel monitoraggio di 75 mesi del Mar Mediterraneo da luglio 2015 a settembre 2021. Ad oggi, sono state caratterizzate solo poche centinaia di cumuli di rifiuti, principalmente a causa delle difficoltà che queste strutture di breve durata incontrano in mare. I 14.374 agglomerati coprivano 94,5 chilometri quadrati di superficie marina, un'area equivalente a 7.500 campi da calcio. La distribuzione delle dimensioni dei filamenti rilevati dallo spazio concordava con le misurazioni riportate dalle navi, prevalentemente lunghi circa 1 chilometro. Tuttavia, le rilevazioni remote includevano anche lunghezze senza precedenti: 27 (0,2% del totale) erano più lunghi di 10 chilometri, fino a 23 chilometri di lunghezza”. Vere e proprie isole di plastica.
Tornando alla ricerca di Ispra, sui fiumi, si tratta del risultato di un anno di monitoraggio in 12 corsi d’acqua, fra i quali anche Adige e Po. E il primo risultato macroscopico, ma anche abbastanza intuitivo, è che proprio il Po è, insieme a Tevere e Sarno, quello che trasporta più macro-rifiuti galleggianti verso il mare.
Ma di che rifiuti si tratta? “Più dell’80 % - si legge - è costituito da plastica e di questa più di 1/3 è monouso; numerosi sono anche gli imballaggi legati al consumo di alimenti”.
Nel dettaglio, la stazione di monitoraggio sul Po è stata realizzata a Porto Tolle. In quel tratto il fiume ha una larghezza di circa 300 metri e, per questo, si spiega, è stata utilizzata come misura minima per l’osservazione dei rifiuti 5 centimetri. “Fatta eccezione per la stagione estiva - si legge nel rapporto - è stato riscontrato il passaggio di oggetti appartenenti solo alla categoria di polimeri artificiali (95.2 %), prevalentemente frammenti di plastica, buste per la spesa, bottiglie per bevande e prodotti per il corpo. Sono stati inoltre individuati frammenti di carta (2.1 %), lattine di metallo (1.8 %) e travi di legno (0.9 %). Alla maggior parte degli oggetti rilevati (70.5 %) non è stato possibile attribuire una categoria di utilizzo. Quelli il cui uso è stato identificato sono prevalentemente legati al consumo di cibo (14.5 %) e all’agricoltura (8.1 %)”.
Nell’Adige, invece, il punto di monitoraggio è stato collocato a Cavarzere, con un fronte da sponda a sponda di un centinaio di metri così che la dimensione minima dei rifiuti rilevati è stata sempre di 5 centimetri. In questo caso, si legge nello studio, “Il 78.2 % del totale dei rifiuti osservati è costituito da oggetti di plastica monouso, mentre non sono stati rilevati attrezzi da pesca contenenti plastica durante tutto il periodo di osservazione. In tutte le stagioni è stato riscontrato un intenso trasporto di materiale naturale, tra cui numerosi rami. Per quanto riguarda i macro-rifiuti, sono stati osservati, di fatto, materiali plastici, in prevalenza frammenti e in misura minore oggetti interi quali buste per la spesa, tappi e bottiglie di plastica per bevande riconducibili all’uso alimentare (14.5 %)”.
Ma la ricerca non si è fermata qui. E’ stato infatti studiato cosa accade ai rifiuti una volta che arrivano in mare tramite “l’utilizzo del sistema di tracciamento GPS JunkTrack, costituito da una serie di tracciatori di posizione - assemblati per simulare il comportamento dei rifiuti galleggianti trasportati dai fiumi”. Sia nell’Adige che nel Po sono stati rilasciati 10 tracciatori, nel giugno 2022. I tracciatori, però, hanno un’autonomia di vita più lunga della durata del progetto e, per questo, la raccolta e l’analisi dei dati proseguono.
Per quanto riguarda l’Adige, “nei 18 mesi dell’indagine 9 tracciatori sono arrivati nelle immediate pertinenze della foce e di questi 3 sono certamente entrati in Adriatico. Il primo arrivo in mare è stato registrato a inizio luglio 2022, pertanto questo tracciatore, in meno di un mese, ha percorso un tragitto lungo quasi 70 chilometri”.
I tracciatori rilasciati nel Po, invece, “hanno sostato per un lungo periodo poco a valle del punto di lancio, rimettendosi in moto a inizio aprile 2023. Il dispositivo che ha avanzato di più si trovava, a giugno 2023, poco oltre Polesine Camerini, instradato verso la Sacca degli Scardovari, dopo un percorso di 65 chilometri. A fine progetto, solo uno dei tracciatori rilasciati nel Po ha raggiunto il mare”. Però è andato lontano centinaia di chilometri: “Si è mosso lungo la corrente antioraria dominante arrivando nei pressi della costa prospiciente il lago di Lesina, in provincia di Foggia”.
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