VOCE
IL CASO
09.10.2024 - 08:00
Lei, prostituta che esercita nella zona di Corso Stati Uniti, a Padova, aveva denunciato ai carabinieri un cliente, 50enne. “Tre volte alla settimana viene e paga regolarmente la prestazione, ma gli altri giorni si presenta lo stesso, disturba, si mette a chiacchierare, mi fa scappare i clienti”. Insomma: un “innamorato” avviato sulla strada della gelosia che rischiava di rovinare la piazza alla donna. Reato ipotizzato, stalking. E sin qui, sarebbe senza dubbio una storia gustosa, ma non particolarmente originale.
Se non fosse per un particolare: nella propria segnalazione ai carabinieri, la donna avrebbe specificato che quanto da lei affermato poteva essere confermato dal marito che vive con lei ad Adria e che quotidianamente la accompagna “al lavoro”, in Corso Stati Uniti a Padova, appunto. Effettivamente ascoltato dai carabinieri, l’uomo avrebbe confermato puntualmente tutte le circostanze.
Tutto bene, quindi? Dipende dalla prospettiva che si adotta, immedesimandosi nell’uno o nell’altro dei personaggi di questa peculiare vicenda.
La donna ha visto la propria denuncia ricevere esattamente l’accoglienza che avrebbe desiderato. La Procura della Repubblica, infatti, ha chiuso le indagini, contestando al cliente gli atti persecutori, o stalking che dir si voglia. Evidentemente, la ricostruzione dei fatti è risultata provata a sufficienza per decidere di proseguire con il procedimento penale a carico del 50enne.
Al momento della chiusura delle indagini e della notifica agli indagati, però, si è scoperto che tra questi compare anche il marito della donna. La Procura della Repubblica, infatti, ha deciso di contestargli lo sfruttamento della prostituzione. Probabilmente, a indirizzare gli accertamenti anche in questa direzione è stata la candida ammissione che l’uomo accompagnava la donna sulla strada tutti i giorni, o, meglio tutte le sere.
La chiusura delle indagini preliminari è un passo del procedimento penale espressamente normato dal Codice. A decorrere dalla notifica degli atti, gli indagati hanno un preciso lasso di tempo entro il quale formulare richieste alla Procura, come il deposito di memorie o l’istanza di essere ascoltati. Dopo di che, il procedimento torna nelle mani del magistrato inquirente, che deve decidere se formulare una richiesta di rinvio a giudizio o di proscioglimento.
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