Cerca

ottobre rodigino

I colori della fiera riempiono la città

Tantissime persone tra le bancarelle. La storia di una manifestazione che dura dal 1482

I colori della fiera riempiono la città

Dopo la pioggia di sabato, domenica il clima è stato mite con la Fiera d’ottobre (cielo leggermente nuvoloso con squarci di sole) portando nell’area fiera migliaia di visitatori. Ecco allora che la domenica della fiera ha visto il centro storico, ma anche l’area luna park di viale Porta Adige, animarsi come nella più classica tradizione fieristica. E sono state tantissime le persone che hanno potuto compiere i classici “giri”, o “vasche” tra le 252 bancarelle del serpentone fieristico organizzato da Cofipo.

Alle quali si sono aggiunti i gazebo e gli stand di associazioni di volontariato e delle categorie economiche del territorio. Insomma una vera giornata di fiera perché aggirarsi fra le bancarelle e magari fare shopping, dei più disparati, è un must dell’Ottobre rodigino. Come un must è mangiare la piadina in uno dei tanti stand allestiti in centro, oppure assaporare i dolci provenienti da varie parti d’Italia, curiosare fra articoli casalinghi, acquistare un capo d’abbigliamento, regalare giocattoli o accessori vari. La fiera di Rovigo è anche e soprattutto questo. Ed è ovvio che sia così, perché la tradizione dura e funziona da oltre 5 secoli.

L’istituzione della fiera risale al 1482, per la precisione al 12 agosto, al giorno esatto in cui Rovigo passò sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia. La fiera giunta quest’anno alla 541esima edizione fu per molti secoli una delle più importanti del Veneto. La fiera vera e propria venne istituita il 9 ottobre. Naturalmente le cose cambiarono con gli anni: nel 1487 la fiera venne spostata nei giorni a cavallo dell’Assunzione, poi a quelli che preludevano alla festa di san Francesco, per permettere a contadini e mercanti di produrre in tempo le merci. Nel 1524, su “supplica dei mercanti di Venezia, la data venne fissata al 20 di ottobre con inizio alle 14 e durata di otto giorni”.

All’epoca la fiera di Rovigo era una delle più importanti del Veneto, famosa per i cavalli e i bovini di razza selezionata e di proprietà dei nobili. Poi, in quella che era la piazza Grande, si compravano panni, telerie, oggetti di lusso. Il bestiame veniva radunato e venduto nel prato fuori porta San Francesco e nelle barche ferme in Adigetto si esponevano i vitelli. Si pagavano gabelle per esporre la mercanzia, introiti destinati alle opere pubbliche. L’allevamento dei cavalli fu una delle poche risorse del territorio e durò fino all’inizio del XX secolo, quando la bonifica dei terreni paludosi eliminò i pascoli. Nel 1822 venne istituito il primo “Marti franco”, esente da dazi e gabelle, che doveva cadere il primo martedì dopo il 20 ottobre. La fiera, però, non era solo commercio. Era anche divertimento, spettacolo, attrazioni che duravano tutto il periodo. E oggi giostre, bancarelle, mostre ed eventi che ogni anno attirano migliaia di persone.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400