VOCE
cavanella po
25.10.2024 - 05:00
Occupazione abusiva all’ex zuccherificio di Cavanella Po, di proprietà privata, dove una ventina di stranieri soggiornerebbe ormai in maniera più o meno stabile, secondo le segnalazioni dei pochi italiani rimasti in zona. Ma una occupazione molto, molto particolare: con tanto di ristrutturazioni e lavori di rifacimento dei locali. Tutto senza che in Comune sia stata presentata alcuna pratica. Tutto molto strano, insomma, secondo la denuncia del sindaco Massimo Bobo Barbujani che, nella mattinata di ieri, a seguito di una segnalazione, ha eseguito anche un sopralluogo assieme alla polizia locale.
Sopralluogo che non potrebbe essere andato meglio. O peggio, a seconda delle prospettive e delle aspettative. Il primo cittadino e il personale della polizia locale avrebbero infatti constatato come fossero in corso dei lavori di ampio respiro di sistemazione degli ambienti nella palazzina a servizio dell’ex zuccherificio: interni sistemati, riarredati, in fase di tinteggiatura, con allacciamento elettrico funzionante, condizionatori. Tutto - ribadisce il sindaco Barbujani - senza che in Comune sia stata presentata nessuna richiesta o documentazione.
Gli “autoctoni” rimasti sono una quarantina circa, secondo le stime del sindaco, a fronte di circa 140 stranieri ospitati - regolarmente, doveroso precisarlo - dalla cooperativa che gestisce l’accoglienza e un numero imprecisato di altri stranieri che, non è chiaro se regolarmente o meno nel nostro paese, hanno cominciato a gravitare nell’area dell’ex zuccherificio. Partono la mattina per andare a lavorare in campagna e tornano la sera.
La questione, secondo l’amministrazione comunale di Adria, non è tanto la dicotomia tra “italiano” e “straniero”, quanto il fatto che, in una località isolata, poco presidiata, con tante persone in condizioni di marginalità, stanno sorgendo circuiti e giri di affari “para legali”. Una situazione per la quale il sindaco ha intenzione di chiedere quanto prima un incontro con la Prefettura, per cercare di tamponare la situazione, ormai molto, molto complessa.
Cavanella Po, infatti, è sempre più simile a un “non paese”, ossia una specie di dormitorio, una località quasi senza attività. Molti i fattori che hanno condotto a questo risultato.
Da un lato il progressivo spopolamento delle nostre campagne e dei nostri paesi, dall’altro la perdita di indotto provocata dalla chiusura dell’autodromo; poi, il lungo periodo nel quale, causa la chiusura del ponte, Cavanella è stata di fatto tagliata fuori dalle vie di comunicazione.
Il tutto, senza dimenticare una questione non secondaria: se, come sembra, le persone che sono state sistemate nello zuccherificio lavorano in campagna, non è tollerabile che per trovare sistemazione debbano finire prese in un sistema con ampie zone d’ombra. E, allo stesso modo, sarebbe importante chiarire se il loro lavoro le veda tutelate e assunte come da normative.
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