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Panathlon club

In campo per contrastare il bullismo nello sport

Serata con esperti e sportivi per analizzare un argomento di attualità.

In campo per contrastare il bullismo nello sport

Foto di gruppo al Panathlon club

Il bullismo nello sport al Panathlon di Rovigo. Le recenti norme introdotte stanno cercando di far emergere un fenomeno crescente, che interessa, secondo uno studio effettuato, il 63% dei ragazzi dai 6 ai 14 anni. Il Panathlon club di Rovigo, presieduto da Pia Poliero, ha organizzato nei giorni scorsi, grazie al socio Mario Vallese, un doppio incontro dal titolo “il bullismo nello sport - cos’è e come si affronta”. Simposio al pomeriggio all’Hotel Cristallo, poi la cena con tutti i soci del service, con la presenza di diversi allenatori e dirigenti delle società sportive Polesane. Ospite Cinzia Mattiolo, psicologa orientatore e formatore con master in psicologia dello sport, che da anni si occupa di motivazioni di gestione dell’ansia in sportivi e non solo. Accanto alla psicologa l’avvocato Federico Cogo, dirigente sportivo (Rugby Rovigo Delta), ex atleta e past president del Panathlon club Rovigo, ha illustrato la figura del “Safeguarder” nelle società sportive. Al tavolo di Pia Poliero anche Mariangela Goggia, presidente del Soroptimist Rovigo.

Ad introdurre la serata il responsabile tecnico dell’Asd Area Sport di Rovigo Mario Vallese, “Il bullismo è un fenomeno importante con statistiche e i risultati sorprendenti, davanti ad una situazione del genere non voglio fare da spettatore. Il Panathlon deve dare dei messaggi alla città”. Mattiolo ha spiegato come affrontare il problema, perchè spesso i ragazzi bullizzati non lanciano l’allarme, si tengono tutto dentro, si sentono sbagliati, ma hanno bisogno di essere ascoltati. “La famiglia è la prima agenzia educatrice, poi c’è scuola e il mondo sportivo. Poi c’è la parrocchia, ma ha fatto un passo indietro - ha spiegato la dottoressa Cinzia Mattiolo - perchè le famiglie distribuiscono le attività dei propri figli tra scuola e impegni sportivi”. Ha parlato di valori ed etica, ovvero la scelta personale tra ciò che è bene e male: “La famiglia è cambiata rispetto agli anni ‘70, dove c’era un valore legato alla fatica. Ora le famiglie hanno eretto una grande colonna legata proprio al tempo. Il tempo libero e il benessere è diventato un valore. Le famiglie hanno meno timore di quello che dicono gli insegnati ed allenatori, mettendo in discussione tutto ciò che riferiscono. Ma manca una attenzione a ciò che può accadere ai figli. Bisogna mettersi in ascolto, abbiamo tutti una responsabilità educativa”.

Si è parlato anche di social, dell’inopportunità di pubblicare foto dei figli minori piccoli, ma anche dell’uso che ne fanno i minori stessi. L’avvocato Cogo ha spiegato la necessità, per tutte le società sportive che operano in ambito giovanile, di avere la figura del “Safeguarder”. “E’ a tutti i livelli, dall’amatoriale alla Juventus, le società sono obbligate a nominare un soggetto, che può essere anche un dirigente, in grado di raccogliere segnalazioni di bullismo. A volte in alcune società c’è una sorta di protezione, ora con queste figure si possono fare delle segnalazioni a tutela dei minori”.

Si è parlato anche dei risvolti penali. Il reato di bullismo non è codificato, ma viene configurato in seguito a condotte violente, e riconducibili ad altri reati. “Il rischio di avere conseguenze future per il bullizzato, e per chi cagiona violenza, è serio, e non va sottovalutato”. Il prossimo 19 dicembre ci sarà la consegna dei premi Fair play 2024 per il Panathlon club Rovigo, mentre il 5 novembre nella chiesa di San Bortolo, alle 18.30 l messa per i defunti con Lions, Rotary e Soroptimist.

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