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Un'altra strage di alberi

Questa volta in via Forlanini

Un grande gelso nero dai frutti dolci, “moraro” in dialetto, un alto salice bianco, “salgàro”, qualche “moro mato” nome scientifico Broussonetia papylifera e robinie, decine di robinie, dette anche “cassie”. Alberi che raccontano anche la storia del Polesine, le sue antiche tradizioni agricole, con i salici usati per delimitare i campi ed i loro rami giovani, gli “stropèi”, per legare le viti, mentre del gelso si diceva “chi ben coltiva il moro, coltiva nel so campo un gran tesoro”.

Alberi che ornavano con una macchia verde il tratto di via Forlanini “vecchia”, quella rimasta una strada interclusa dopo il nuovo tracciato di via Forlanini “nuova”, che in realtà si chiama via Salvo D’Acquisto. Un piccolo boschetto che regalava ombra, ossigeno, riparo per uccelli, frutti e fiori, che ora non c’è più. Spazzato via nel giro di due giorni dall’alacre lavoro di motoseghe. E qualcuno dei residenti nella zona si è chiesto il perché di un simile drastico abbattimento.

La macchia di vegetazione, sostanzialmente spontanea, si trova nella fascia di rispetto della ferrovia, fra la massicciata e la strada. Quindi indubbiamente c’era una necessità di “pulire” l’agglomerato di alberi, svariati dei quali con parecchi anni, anche per evitare pericolose cadute di rami o tronchi sulla linea Rovigo-Verona. Fra l’altro, essendo stata abbandonata per anni e anni, oltre ad aver “inglobato” cartelli e segnali, molte delle piante erano ricoperte dall’edera e qualcuna ne era stata soffocata. C’erano, quindi, anche delle piante morte, dei tronchi secchi e dai rami invadenti e pericolosi.

Ma fra pulire e radere al suolo ce ne corre. E così, quello che rimaneva un piccolo angolo ombroso, non a caso particolarmente apprezzato nei giorni d’estate da chi ci parcheggia abitualmente, ora non c’è più. Una “mattanza” di alberi che, forse, con qualche minima accortezza in più, poteva vedere risparmiato e semplicemente potato e liberato dalle specie invasivo qualcuno dei tanti alberi che invece sono stati tagliati tutti a pezzi e accatastati per metri e metri. Restano, quindi decine e decine di “ceppi”, silenziosi monumenti ai caduti.

E che in questo momento di mutamenti climatici abbattere gli alberi sia un doppio delitto, lo dice la Regione stessa. Quest’estate, infatti, è stata approvata la legge regionale 14 del 18 giugno 2024, “Interventi a sostegno di progetti attivati dai comuni del Veneto per la riqualificazione ambientale del territorio ed il miglioramento dei servizi ecosistemici”, che all’articolo 1 recita: “Nell’ambito delle sue azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e di miglioramento dei servizi ecosistemici nel territorio regionale, nonché al fine di promuovere la conservazione della biodiversità e l’uso sostenibile dei territori anche mediante la riqualificazione e la mitigazione degli impatti antropici, opera per la ricostituzione sul territorio, con particolare riferimento ai Comuni della pianura veneta, degli ecosistemi con l’incremento del patrimonio arboreo sia pubblico che privato, mediante reinsediamento di specie legnose, quali alberi ed arbusti, di specie autoctona”. Quelli che invece, con l’altra mano, vengono tagliati.

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