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L'allarme

Trivelle: “Siamo a rischio disastro”

A oltre 70 anni dall’alluvione, le possibili perforazioni nell’Adriatico riaccendono i timori

Trivelle: “siamo a rischio disastro”

Il comitato No Triv lancia un appello accorato contro la ripresa delle attività di estrazione di gas nel territorio polesano, a rischio di rivivere le devastanti alluvioni che nel 1951 causarono un disastro senza precedenti.

“Il prelievo massiccio di acqua e gas dal sottosuolo da 993 pozzi attivi provocò la subsidenza, un abbassamento progressivo del terreno che portò alla tragica esondazione del fiume Po - sostiene il gruppo in un comunicato - che sommerse un’area vastissima, provocando 101 morti, 180mila sfollati e danni materiali ingentissimi. Le stime economiche parlano di danni pari a oltre 7 miliardi di euro odierni, con terreni agricoli allagati e resi sterili per lungo tempo. A causa di questa tragedia, tutti i pozzi furono chiusi tra il 1962 e il 1964".

"Oggi - sottolineano dal gruppo attraverso un comunicato - la politica energetica del governo Meloni determina l’apertura di nuovi pozzi in mare al largo del Polesine contro la storia e malgrado l’altolà delle massime autorità scientifiche (Ispra in testa), i pareri qualificati di esperti di fama internazionale nominati dalla Regione Veneto, la contrarietà della stessa Regione Veneto, l’avversione dei sindaci dei Comuni dell’area, delle popolazioni locali e delle associazioni ambientaliste, nonché malgrado le perplessità dei vescovi delle diocesi di Adria-Rovigo, Ferrara-Comacchio e Chioggia. Tutto questo non è bastato per fermare il governo dal consentire una nuova corsa al gas che sarebbe contenuto nei giacimenti dell’Alto Adriatico: tra i 30 ed i 40 miliardi di metri cubi in tutto, molto meno rispetto al gas che si consuma in Italia in un solo anno”.

Gli attivisti non si arrendono e concludono il loro appello ricordando le vittime e le sofferenze di coloro che, nel 1951, hanno visto la propria vita distrutta dalle alluvioni. Un dramma che ha segnato la storia del Polesine, ma che oggi rischia di ripetersi, con l'incubo della subsidenza e dei disastri ambientali che ne derivano. “In questi giorni di novembre, quando il fiume Po è in piena, è il momento di lanciare un appello a tutti coloro che hanno a cuore il bene comune”, dichiarano, chiedendo l'intervento delle istituzioni e dei cittadini per fermare una politica energetica che rischia di minare la sicurezza e la sostenibilità del territorio.

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