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Il caso

Iras: sul bando aleggia un silenzio "sospetto"

Trascorso il termine previsto per l’avvio del project: a questo punto potrebbe tornare in pista un “piano B”.

Iras: sul bando aleggia un silenzio "sospetto"

L'Iras di Rovigo

“Procedimento che dovrà concludersi nel termine di 90 giorni decorrenti dalla scadenza del termine concesso per la presentazione delle proposte”. Questo recita il bando per il “project financing/partenariato pubblico privato, per l’affidamento della gestione operativa del Centro servizi San Bortolo di Iras”. Il termine ultimo per la presentazione delle proposte era stato inizialmente stabilito al 30 luglio scorso, poi, “alla luce delle richieste pervenute da parte degli operatori economici interessati”, era stata decisa una proroga di una settimana, quindi fino al 7 agosto. Il fatto, però, è che dal 7 agosto sono trascorsi ormai 109 giorni. Anche volendo escludere le domeniche, anche se nel bando non è specificato “90 giorni lavorativi”, siamo a 93. In ogni caso, dal momento che nel bando stesso si sottolineava come il termine per eventuali integrazioni fosse stabilito in 10 giorni, “al fine di garantire la celerità del procedimento”, evidentemente si trattava di un iter che si voleva a rapida conclusione, mentre così, a quanto pare non è.

Al bando ha risposto un solo soggetto, già attivo nel settore della residenzialità, ma secondo la formula prevista dal bando stesso, chi si aggiudica il project financing, diventando “promotore” deve poi realizzare in un progetto di gestione, appunto, con la necessaria validazione da parte di Azienda Zero e di Iras, per approdare poi al bando vero e proprio di gestione, con procedura aperta e con la possibilità del “promotore” di esercitare un diritto di prelazione. Bando che, secondo un’ipotetica tabella di marcia, doveva essere in pubblicazione in questi giorni. Invece, tutto tace.

Un silenzio che apre la porta al sospetto che la procedura si sia quanto meno “impantanata”. Certo, non si tratta di un bando qualunque, ma, anzi, di una novità assoluta. E anche le cifre non sono di poco conto, visto che, come si legge nel bando, “l’importo richiesto in acconto sul canone di concessione per la gestione operativa dei 261 posti letto e che costituisce il corrispettivo di aggiudicazione, almeno pari al valore minimo posto a base d’asta pari a 5.860.000, Iva esclusa, corrispondente al valore equo del ramo di azienda al 30 giugno 2023 definito sulla base di un periodo di concessione di 15 anni, secondo la metodologia di valutazione utilizzata dall’Advisor finanziario Kpmg. Il predetto importo dovrà essere corrisposto ad Iras entro e non oltre 30 giorni solari dalla aggiudicazione da parte dell’aggiudicatario”. Oltre a questo “anticipo”, necessario per ridurre i debiti pendenti sulle spalle di Iras, la cui ricognizione, ormai datata, di oltre un anno fa stimava in oltre 11 milioni, dei quali 4,7 con le banche, è poi previsto un canone annuo di gestione, “da corrispondersi questo con cadenza mensile, in quanto correlato all’utilizzo del fabbricato: tale importo è fisso e predeterminato dall’ente concedente in 322.000 euro l'anno, Iva esclusa, pari a 5.510.000, Iva esclusa, per 15 anni”. A questo si aggiungono anche 300mila euro per la copertura delle spese per il servizio di supporto al responsabile unico del procedimento. Totale? 11,7 milioni di euro per 15 anni di gestione della casa di riposo di Rovigo con 261 posti letto. E con ulteriori 100 attivabili, ma con un “ritocchino” alle somme. Insomma, non una partita semplice anche per chi volesse scommettere sulla gestione della storica casa di riposo rodigina.

Il fatto è che se l’unico soggetto che ha presentato una proposta si dovesse tirare indietro o, comunque, non fosse in grado di arrivare a un piano concordato con Iras e Azienda zero, si ritornerebbe al punto di partenza. Un viaggio indietro nel tempo che, se da un lato mantiene Iras a totale gestione pubblica, dall’altro torna a far temere per la sua tenuta. In realtà, in questi mesi, senza più la zavorra di Casa Serena, i bilanci dell’ente sono tornati in positivo ed è stata aggredita una parte dell’esposizione debitoria. Ma per mettere l’istituto in salvo serve di più.

E quel di più potrebbe arrivare dalla transazione che finalmente è stata avviata fra amministrazione comunale e Iras per la risoluzione della convenzione per la gestione di Casa Serena e per chiudere il contenzioso aperto dall’amministrazione Gaffeo contro la casa di riposo pubblica e contro la Regione del Veneto, che ha visto il Comune soccombente su tutta la linea di fronte ai giudici del Tar. Ecco, allora che quei soldi potrebbero essere l’ossigeno necessario per Iras per tornare in linea di galleggiamento, quanto meno per rinegoziare i debiti con le banche. Ovvero l’ultimo piano dell’allora commissario Ezio Zanon, ritenuto inaccettabile dall’allora sindaco Edoardo Gaffeo.

Oppure, volendo rimanere all’ultimo biennio, all’estate 2023 ed alla delibera Chendi-Aretusini, anche questa bocciata dall’allora maggioranza, nella seduta a porte chiuse in cui la stessa maggioranza maggioranza ha votato contro anche la propria delibera sull’accordo di programma per il salvataggio di Iras e la rinascita di Casa Serena. Ecco, si rischia di tornare indietro nel tempo di almeno un anno e mezzo.

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