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I numeri

La popolazione è tornata a calare

Fra luglio e agosto persi 155 abitanti, Confartigianato studia gli effetti: “Servono più case in affitto”

La popolazione è tornata a calare

L’estate ha riportato l’inverno demografico in Polesine. Se, infatti, il primo semestre dell’anno in corso aveva fatto intravedere un flebile raggio di speranza, con i residenti che erano saliti dai 227.452 all’inizio dell’anno ai 227.488 di fine giugno, quindi con una variazione positiva, seppur di appena 36 abitanti, fra luglio e agosto il calo è stato netto e si è scesi a 227.373. Quindi, è stato perso il “vantaggio” che si era accumulato nel primo scorcio dell’anno, ma i 115 abitanti persi nel giro di due mesi, fanno tornare indietro anche rispetto al valore che si registrava all’inizio dell’anno, con -79. Quindi addio sogni di ripresa, anche se rispetto ai primi otto mesi del 2023 l’emorragia è stata più contenuta, visto che allora il deficit di popolazione era stato di 219 residenti in meno, mentre nei 12 mesi di 489.

Fatto sta che il Polesine torna nel trend di perdita di abitanti che, purtroppo lo caratterizza ormai da anni e anni. Basti pensare che nel 1951 la popolazione provinciale assommava a ben 357.963 residenti, mentre ancora nel 1980 aveva 254.466 residenti. Ora ci si avvicina sempre più alla soglia psicologica dei 200mila abitanti. Non a caso, secondo le previsioni demografiche Istat, nel 2043 la popolazione polesana potrebbe attestarsi a 202.619 abitanti.

Uno scenario del quale non si può tenere conto. Ed è proprio per questo che Confartigianato Imprese Veneto ha commissariato a Nomisma uno studio per analizzare la situazione socio-demografica del territorio veneto per cercare di capire come stia cambiando il mercato immobiliare, non solo in funzione delle nuove scadenze europee dettate dalla normativa “Casa Green”, ma in base anche alla prospettiva dei nuovi bisogni della popolazione.

“Negli ultimi 10 anni - rimarca Confartigianato - il territorio regionale ha perso residenti, a causa del calo demografico che ha un pesante impatto soprattutto nei piccoli e piccolissimi Comuni”. E la provincia di Rovigo detiene il record negativo in Veneto: nel 2023 gli abitanti erano 243.750, ma in un decennio ha perso il -6,5% ed entro il 2033 diminuirà ancora del 6,1%, fino ad arrivare a 214.084 abitanti. Nella Regione la media del calo demografico dal 2013 al 2023 è del -1,1%, mentre nelle province oscilla tra il -0,1% di Padova e il 2,2% di Venezia. Solo Belluno è allineata con Rovigo al -5,0%.

Non si tratta solo di una riduzione nel numero dei residenti, ma anche di un aumento della loro età media. Infatti, sempre secondo l’analisi di Confartigianato, il Polesine ha la percentuale più alta del Veneto di popolazione tra i 65 e i 74 anni (14,1%), mentre gli ultra 75enni rappresentano il 13,6%. Guardando ancora alla proiezione Istat per il 2043, gli over 65 saranno il 37,13% del totale degli abitanti, mentre i ragazzi con meno di 20 anni appena il 12,9%.

Il presidente di Confartigianato Polesine Marco Campion spiega come dai dati della provincia di Rovigo “I segnali che arrivano sono alquanto allarmanti anche se già noti: ritengo che non solo il mondo imprenditoriale ma anche la politica debba fare delle riflessioni, per riprogrammare insieme un percorso che tenga conto di questo cambiamento sociale e demografico. Pochi giovani e molti anziani, Comuni piccoli che si spopolano e carenza di servizi. L’obiettivo di Confartigianato Imprese Veneto è stato quello di offrire agli imprenditori e operatori del comparto edile nuove interpretazioni e chiavi di lettura sugli scenari futuri e indirizzarli su dove investire in termini di organizzazione del lavoro, formazione, innovazione e modi di costruire”.

Ecco, allora, evidenzia Campion che “la Zls, ad esempio, se venisse rifinanziata, potrebbe essere una grande opportunità, come lo è stato Amazon, per il territorio per l’insediamento di nuove imprese. È necessario però garantire infrastrutture per il trasporto e la logistica, ma soprattutto una migliore qualità della vita per le persone che verranno a lavorare in Polesine e le loro famiglie”.

E questo va fatto tenendo conto che la popolazione è in calo e l’invecchiamento genera nuovi stili di vita e condizioni e preferenze abitative.

E, per Confartigianato Polesine “va risolto il problema delle case in locazione: le fasce deboli della popolazione, i giovani, le famiglie monoreddito, gli immigrati, i lavoratori precari e le famiglie con minori possibilità economiche si rivolgono al mercato degli affitti. In provincia di Rovigo il 76% delle abitazioni sono occupate (nel solo comune capoluogo l’85%) e di quelle non occupate solo il 2,6% sono date in affitto con un canone medio minimo mensile di 370 euro”.

Un altro problema evidenziato dalla ricerca di Nomisma è che “in provincia di Rovigo in 10 anni (dal 2013 al 2023) si è assistito ad un calo del -1,8% di famiglie residenti, in controtendenza rispetto alle altre province venete: Venezia +1,3%, Verona +4%, Vicenza +4,1%, Treviso +3,8% e Padova +5%. Solo Belluno ha registrato un -1,1%” .

E restando ad altri numeri, quelli economici, c’è un altro aspetto che preoccupa: “Il reddito dei contribuenti polesani rilevato per il 2022 è decisamente basso: si va dal 23,2% che dichiara fino a 10mila euro l’anno, all’11,8% dai 10mila ai 15mila, ad un 35,6% fino ai 26mila e un 27,3% fino ai 55mila. Solo l’1,8% dichiara fino a 75mila e l’1,2% tra i 75mila e i 120mila”.

Per Campion “è chiaro che con questi redditi le famiglie fanno fatica non solo a comprare casa ma anche a ristrutturarla o adeguarla alle normative europee. Il nostro patrimonio immobiliare è decisamente datato ed occupato da persone anziane che non investono in interventi di manutenzione straordinaria e le famiglie più giovani non hanno la forza economica per comprare abitazioni su cui dover provvedere a lavori. Come Confartigianato chiediamo una stabilità normativa, un meccanismo redistributivo dell’aliquota, la reintroduzione parziale della cessione del credito e soprattutto di commisurare i bonus fiscali, che devono essere strutturali e non a spot, adattandoli ai livelli di reddito dei proprietari”.

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