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lo studio
16.12.2024 - 10:08
Sono circa 370 le imprese polesane che sono a rischio mafia. In provincia di Rovigo - secondo i dati dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia - le denunce di estorsione sono aumentate, negli ultimi 10 anni, da 14 a 27 con un aumento del 92%, in linea con il trend regionale che registra in Veneto 8.535 aziende a rischio mafia.
E le imprese di casa nostra alzano la guardia. Il presidente di Confartigianato Polesine, Marco Campion, commenta: “Anche se la prefettura ci spiega che il Polesine è ancora un’isola felice rispetto alle altre province venete, dobbiamo tenere alta la guardia perché il problema non è assolutamente da sottovalutare. La mafia - spiega Campion - non è più quella che siamo abituati a vedere nei film ma è entrata a tutti gli effetti negli affari che coinvolgono le nostre imprese. La mafia di oggi prende contatti, soprattutto, con le imprese che hanno bisogno di credito e hanno difficoltà a trovarlo nelle banche. Inizia così un’azione di estorsione che, spesso, si conclude poi con l’acquisizione di quelle imprese che non riescono a tenere fede agli impegni presi con gli estorsori”.
“Dobbiamo assolutamente fare attenzione soprattutto in questo particolare momento che ci vede attori principali del Pnrr - continua Campion - sempre con maggior frequenza vedremo partecipare agli appalti imprese che, entrando con costi al ribasso, si aggiudicheranno gli appalti anche per poter riciclare denario proveniente dal traffico di droga o di armi. Occorre per questo tenere alta la guardia e monitorare tutta la situazione per evitare un ulteriore infiltrazione di aziende e imprese mafiose nel nostro territorio”.
Secondo la Cgia di Mestre sarebbero circa 370 le imprese polesane “in odor di mafia”, ponendo Rovigo al penultimo posto nella classifica regionale. Gli ambiti criminali in cui le mafie fanno business sono numerosissimi e tra i principali settori continuano a spiccare il narcotraffico, il traffico d’armi, lo smaltimento illegale dei rifiuti, gli appalti pubblici, le scommesse clandestine, il gioco d’azzardo, l’usura, il contrabbando di sigarette e la prostituzione.
Tra le attività esercitate da queste consorterie malavitose, le estorsioni sono quelle più remunerative e le vittime di questo reato sono, quasi esclusivamente, imprenditori. “A questa tematica abbiamo da sempre posto grande attenzione - spiega Matteo Rettore, segretario generale della Cna di Padova e Rovigo - abbiamo discusso più volte e su diversi tavoli di questa questione ci stupiva che Rovigo non fosse interessata viste le inchieste che hanno coinvolto le province limitrofe, sia venete che emiliane. La nuova mafia è fatta di colletti bianchi che propongono prestiti ad usura o che coinvolgono le nostre imprese in riciclaggio di denaro proveniente da affari illeciti. Da diverso tempo cerchiamo, come associazione, di raccogliere indicazioni a riguardo ma le segnalazioni sono sempre poche - continua Rettore - viste le inchieste che hanno riguardato il resto del Veneto e l’Emilia Romagna, continuavamo ad essere stupiti del fatto che Rovigo non fosse interessata”.
Quindi conclude: “Siamo da sempre disponibili ad appoggiare le imprese perché la presenza di attività mafiose deteriorano il tessuto economico e fanno concorrenza sleale alle imprese sane”.
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