VOCE
interviste di fine anno
27.12.2024 - 06:00
Lo scorso 24 giugno Valeria Cittadin è diventata la prima sindaco donna di Rovigo. Alla guida della coalizione di centrodestra ha battuto al ballottaggio Edoardo Gaffeo indossando la fascia tricolore dopo essere stata insegnante, segretario della Cisl di Rovigo e preside.
Cittadin come sono stati questi primi sei mesi alla guida della città?
“Intensi, pieni di cose fatte e da fare (il cellulare sul tavolo suona quasi ininterrottamente ndr.) Ma non ho mai avuto un ripensamento. Mi sono messa al servizio della città e dei miei cittadini ed è un onore poterlo fare”.
Ma la scelta della candidatura? Come è nata?
“C’era chi mi aveva già proposto per la tornata elettorale del 2019, ma allora scelsi di continuare a stare nel sindacato. Ad inizio 2024 invece ho preso la decisione e devo dire che è stata tutta la coalizione di centrodestra a sostenermi”.
Dell’attività di sindaco c’è qualcosa che l’ha sorpresa, che non si aspettava fosse come invece è?
“A dire il vero pensavo che avrei avuto un pizzico di tempo libero in più. Invece non c’è nemmeno mezza giornata da dedicare a me stessa. Ma è giusto così perché non la cerco nemmeno, nel senso che essere sempre presente, cercare di risolvere i problemi della città è quello che ho scelto di fare. E non penso proprio di dire di no a chi chiede la presenza del sindaco. Pensavo inoltre che sarebbe stato più complicato gestire il rapporto con la minoranza. A volte, invece, basta pensare ai fatti, e non alla chiacchiere”.
E questo il suo modo di intendere la politica?
“Sono stata tanti anni nel sindacato, nella Cisl, che considero una palestra di vita. Lì ho imparato il valore del rapporto con le persone”.
Ha citato le cose fatte, ma quali sono le prime cose da fare nel 2025?
“Occorre al più presto capire come intervenire nell’area stazione ferroviaria e stazione delle corriere, il nodo parcheggi in quell’area esiste da anni. Inoltre fare in modo che la piscina, che abbiamo appena riaperto al pubblico con soddisfazione, sia pronta anche nella sua area estiva. E poi migliorare il decoro urbano, una manutenzione del verde più incisiva”.
In campagna elettorale aveva assicurato che il caso Iras sarebbe stato risolto. Come mai non è ancora avvenuto?
“Il caso Iras resta un vulnus. Col commissario Stella ci siamo incontrati anche qualche giorno fa per gli auguri alla casa di riposo di San Bortolo. La via della gestione esterna resta l’unica, c’è stato un solo partecipante al bando, ed è in fase di valutazione l’istruttoria. Se il prefetto dovesse riaprire il tavolo Iras noi ci saremo. Stiamo cercando un accordo anche per Casa Serena. Ma mi soffermo sull’opera di chi lavora all’Iras e sulla condizione degli ospiti. A loro deve andare il nostro primo pensiero”.
A proposito di Casa Serena, che ne sarà di quell’immobile enorme e vuoto?
“Prima vediamo di trovare una soluzione con Iras, salvaguardando l’interesse del Comune poi vedremo. In via informale ci sono state anche manifestazione di interesse per acquisirlo. Più di una devo dire”.
E grandi progetti per il nuovo anno?
“Le due grandi rotatorie stradali di Boara Polesine e Borsea. Opere che la città attende da anni per migliorare la viabilità. Abbiamo avviato interlocuzione con Anas, speriamo di raggiungere un punto fermo. La rotatoria da Ponta, invece, in viale Della Pace, è già avviata come progettazione. Ma vogliamo intervenire e investire anche in impianti sportivi, piscina, stadio di rugby, palestre e sostegno alle polisportive. Un altro servizio da migliorare è quello dei taxi. Rovigo deve avere un servizio taxi all’altezza di un capoluogo. Non ci saranno imposizioni dall’alto ma la ricerca del dialogo con chi si occupa di questo servizio. Fra gli obiettivi anche la riqualificazione di piazza Annonaria, grazie ai finanziamenti di Auro. Per noi deve essere valorizzata dal punto di vista commerciale”.
Qualche grattacapo però è già arrivato, la scorsa estate il caso dei migranti all’ex convento dei Cappuccini. Alla fine vi siete rassegnati?
“Una misura che abbiamo ereditato dalla gestione commissariale. Riteniamo che non sia un luogo idoneo, come tutti quelli che hanno significato storico e culturale per la città. E devo dire che da quando abbiamo sollevato il problema le cose sono migliorate e il rischio di degrado è diminuito. Resta il fatto che la ricerca di soluzioni alternative non è terminata”.
Negli ultimi giorni ha tenuto banco il tema ambientale.
“Sì, a breve vorrei partire con il tavolo verde per valorizzare la nostra agricoltura e i nostri prodotti”.
E poi ci sono le questioni centrali a biogas di Sarzano.
“Certo. Per la centrale di Ecoambiente sono in corso delle valutazioni. E’ vero che dovrebbe essere realizzata con un finanziamento del Pnrr, ma è altrettanto vero che si tratterebbe di una parte dei fondi necessari. E gli altri milioni necessari? Temo che il tutto si tradurrebbe con un aumento della tariffa rifiuti pagata dai cittadini”.
E l’altro impianto, quello che vorrebbe realizzare un’impresa privata?
“Non c’è ancora nulla di deciso. Però occorre riconoscere che l’agricoltura moderna non può non prevedere questo tipo di impianti che utilizzando scarti di lavorazioni agricole per creare energia. Ci sono ancora diverse procedure e passaggi da fare, ma il primo confronto in Comune, per questa centrale, risale al dicembre 2023, con la precedente amministrazione. Allora però non ci furono manifestazioni di piazza”.
Si tratta comunque di un progetto che sta sollevando critiche.
“Ma non c’è ancora niente di definitivo. La Vas spetta alla Regione. Per la viabilità non credo che ci saranno grossi problemi, il traffico pesante andrebbe in via Calatafimi solo in minima parte, passerebbe sulla regionale adiacente”.
E non dimentichiamo i casi Ecopol e articolo 23 dell’area interportuale.
“Per Ecopol si è ancora in fase di Via provinciale. ma io credo, in generale, che se si rispettano norme e regole legate all’ambiente non ci dovrebbero essere problemi. Per la revisione dell’articolo 23, invece, credo che entro la primavera 2025 sarà tutto definito. Si tratta di cambiare una frase nel testo dell’articolo per uniformare quell’area al resto della città. Tutela di ambiente e sostenibilità restano imprescindibili, ma anche lo sviluppo va sostenuto. E le cose possono e devono andare di pari passo”.
E la maggioranza che sostiene la sua giunta? Come sta? Passate le turbolenze dei giorni scorsi?
“La maggioranza è in salute, chiaro che dentro ad ogni partito ci sono dinamiche e dialettica. Se il riferimento è alla revoca dell’assessore Maniezzo ribadisco che era venuta meno la fiducia ed era mancato il gioco di squadra”.
E per il sostituto?
“Non c’è fretta. Sarà di FdI, ma valuteremo nei prossimi giorni”.
E poi c’è stato il cambio di capogruppo in FdI?
“Fa parte delle logiche interne al partito. In cui io non voglio entrare”.
Però il messaggio alla sua maggioranza l’ha lanciato. Sempre convinta a non entrare in alcun partito?
“Preferisco rimanere nel civismo. Anche perché io non voglio essere sindaco a tutti i costi, se ci saranno le condizioni continuerò. E comunque fino ad ora ho trovato serietà sia nei gruppi del centrodestra che nei segretari dei partiti”.
Chiudiamo col tema sicurezza.
“Prima di diventare sindaco credevo che il tema sicurezza non fosse percepito così tanto dalla cittadinanza. Rovigo appare come una città tranquilla, ma ci sono aspetti che amplificano la percezione di insicurezza, come i furti o le truffe. Lavoreremo anche in questo senso, anche su situazioni che possono sembrare dei dettagli, ma non lo sono. Mi riferisco all’illuminazione pubblica, che deve essere potenziata. Ad esempio nell’area dei giardini Due Torri. Oppure al decoro della città, che deve essere assicurato ovunque. Eliminare aree di degrado non basta, ma di sicuro aiuta”.
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