VOCE
INTERVISTE DI FINE ANNO
29.12.2024 - 11:13
Primo Vitaliano Bressanin, ad di Interporto
“Potenziare silos e magazzini, mettere ordine nella navigazione interna, attrarre investimenti”
rovigo - L’anno di Interporto si chiude con il miglior conto economico operativo della sua storia. E’ lo stesso amministratore delegato Primo Vitaliano Bressanin a spiegare che l’utile della società che amministra, è il migliore da quando è stata costituita la società. “Segno - spiega - che tutta la struttura ha lavorato e sta lavorando bene”.
Bressanin, che anno è stato per l’Interporto?
“Direi assolutamente positivo. I bilanci sono in attivo in modo costante e progressivo dal 2018, e ci consentono di guardare alle prossime sfide e ai prossimi progetti con ottimismo e buone prospettive”.
Gli aspetti positivi dove cominciano?
“Dal punto di vista della struttura e dell’operatività abbiamo migliorato procedure e software con una certificazione Iso 9001 relativa a tutti i processi operativi e alle modalità di esecuzione delle nostre attività, dalla gestione del piazzale a quella dei magazzini. Un risultato che certifica la bontà di quanto fa l’Interporto. Migliorato, in questo senso il software che gestisce tutte le fasi delle operazioni della logistica, gestione dei quantitativi stoccati, preparazione degli ordini. Siamo anche in fase di chiusura con Rfi per l’utilizzo dello scalo merci. Potrà diventare un’area tecnica affittata per il deposito di materiali per i lavori di ammodernamento della linea ferroviaria Rovigo-Chioggia. Nel 2025, poi ci saranno ulteriori investimenti”.
Quali sono gli obiettivi principali?
“Cercare di migliorare la capacità di dare risposte ai nostri partner, recuperare nuovi clienti. Puntiamo anche a potenziare il magazzino granaglie per passare da 80mila a 200mila tonnellate. In questo modo migliorerà notevolmente la rotazione degli stock dei cereali in entrata e in uscita. Contiamo di completare i lavori per la fine dell’estate 2025, in tempo per la campagna cerealicola di settembre-ottobre”.
A proposito di cereali c’è anche il progetto di nuovi silos.
“Ci stiamo lavorando, attualmente è in corso la verifica sulla tenuta dei terreni dove dovrebbero sorgere. Inoltre, sempre restando in tema, si migliorerà non solo la capacità di stoccaggio, ma anche il sistema operativo, sarà più efficiente, e migliorerà, e di molto, la capacità di movimentazione. In tutto tra lavori al magazzino e silos la potenzialità di stoccare cereali potrà passare a 350mila tonnellate all’anno. Un bel salto”.
Che altro?
“Tra le altre cose è in fase di studio e successiva realizzazione un impianto fotovoltaico sopra uno dei magazzini, che servirà per la produzione di energia permettendo un risparmio dei costi”.
Non si può non parlare del dibattito legato alla revisione dell’articolo 23 dell’area interportuale. L’amministrazione comunale intende portare avanti la modifica
“Il tema riguarda l’area di Borsea e i possibili insediamenti produttivi. Non entro nel dibattito legato all’articolo 23, sottolineo però che questa norma riprende norme di legge che già esistono. I nuovi insediamenti devono tener conto dell’ambiente e dell’area in cui vanno ad insediarsi e la sostenibilità del progetto. Aggiungo che l’area interportuale attorno a viale Delle industrie è una zona che presenta diverse aree per insediamenti. Anche il tema dell’intermodalità è stato sollevato, ma credo che, al lato pratico, tutte le aziende che potrebbero insediarsi sono in grado di rispondere a questo requisito. Ormai tutte le aziende sono tarate su questa lunghezza d’onda. Il vero tema cruciale, sul quale insistere è un altro”.
Prego.
“La certezza dei tempi. Gli imprenditori chiedono risposte in tempi brevi, o comunque certi. Non è possibile che le richieste e le procedure autorizzative impieghino anni per arrivare a compimento. Chi vuole investire lo fa se ha certezza su procedure e scadenze. Altrimenti sceglie altre aree. Attendere anni per una risposta non è più sopportabile per chi fa impresa”.
Questo però non è un problema solo dell’area interportuale rodigina.
“Certo, ma per gli insediamenti a Borsea forse la burocrazia è ancora più dilatata. E le aziende non arrivano...”
E con la Zls? Le cose potrebbero migliorare, a patto che si riesca a rifinanziarla?
“La Zona logistica semplificata è una grande opportunità. Anche perché permette di snellire quelle pastoie burocratiche di cui si parlava prima. Gli imprenditori, lo ripeto, chiedono tempi certi. Partiamo dal fatto che sarebbe assurdo, dopo aver fatto tanto, lasciarla senza copertura economica. Detto questo servono ancora diversi passaggi perché al momento se anche arrivasse un imprenditore pronto ad investire non troverebbe ancora uno sportello unico per pratiche e informazioni. Serve ancora una definita e puntuale organizzazione della macchina Zls per dare risposte a chi chiede aree, tempi e procedure certe. E non dimentichiamo la promozione, indispensabile per far conoscere le aree Zls. Che però non può partire prima che sia tutto messo a sistema. Sarebbe controproducente far conoscere le opportunità Zls per poi non essere in grado di fornire risposte agli investitori”.
A proposito di futuro, sviluppo e risposte, la navigabilità interna sarà aiutata dai lavori in programma lungo il corso del Canalbianco?
“Come per gli insediamenti in area portuale o in area Zls, quello che serve sono le aziende, imprenditori che decidano di insediarsi e di utilizzare questa via. Per sostenere davvero la navigabilità interna i lavori sono fondamentali, per sollevare ponti e migliorare il passaggio. Come è altrettanto indispensabile la disponibilità di una flotta di chiatte in grado di percorrere i corsi d’acqua, in grado di caricare e scaricare merci, con la rete delle infrastrutture adeguata. Non si tratta di avere chissà quali visioni, ma di scendere nel concreto per mettere in pratica quello che serve”.
E quindi?
“Una semplificazione normativa della navigazione interna, mettere ordine sulle regole e su chi deve controllarne l’applicazione. Ad esempio fare chiarezza sull’interpretazione legata alle vie fluviali e operatività delle Capitanerie di porto o della Motorizzazione civile. Per un salto di qualità occorre sviluppare e semplificare la disciplina del traffico fluviale”.
L’Italia è così indietro da questo punto di vista?
“A volte penso che bisognerebbe proprio andare indietro, nel senso di guardare alle norme, ad esempio, della Repubblica Serenissima di Venezia che sulla regolazione delle vie fluviali era molto avanti e precisa. Si tratta di una battuta, ovviamente. Ma che non di discosta nemmeno troppo dalla situazione attuale”.
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