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L’INTERVISTA DI FINE ANNO

“Servono infrastrutture e velocità”

Delegato per la provincia di Rovigo, traccia la linea lungo la quale si svilupperà il suo mandato

“Servono infrastrutture e velocità”

Delegato per la provincia di Rovigo, traccia la linea lungo la quale si svilupperà il suo mandato

Due riunioni già fatte, una che lo aspetta. E l’intervista, per Delta Radio e per le colonne del nostro quotidiano, La Voce di Rovigo. La mattinata di Carlo Scabin, vicepresidente di Confindustria Veneto Est con delega per il territorio di Rovigo è fitta di appuntamenti, perché accanto al suo nuovo impegno di guida del mondo industriale polesano, c’è quello di imprenditore. Alla guida di Delta Group Alimentare, Scabin ha appena condotto la sua azienda a un’acquisizione strategica nel campo, appunto, dell’agroalimentare, inglobando l’industria padovana “Pollo dell’avvenire”. Un piccolo inciso sul quale poi Scabin ritornerà per far capire quale sia il suo pensiero macroeconomico.

La sua nomina a vicepresidente è stata di qualche settimana fa, a pochi giorni dall’elezione di Paola Carron come presidente di Confindustria Veneto Est. Una nuova sfida, quella di delegato per il territorio della provincia di Rovigo, che finalmente viene raccolta in Polesine da un imprenditore.

“E’ motivo di orgoglio, ma in primis un grande senso di responsabilità per la fiducia che mi è stata data. Non dimentico chi mi ha preceduto, ultimo in ordine di tempo Paolo Armeno, il quale mi è sempre stato vicino. Partiamo col dire che Confindustria Veneto Est è una struttura estremamente impegnata a livello di consulenze, non c’è solamente quella parte ovviamente sindacale che caratterizza tutte le associazioni. Oggi fornisce alle oltre 5mila imprese associate nei quattro territori di Rovigo, Treviso, Padova e Venezia, una serie di servizi e soprattutto di figure professionali in grado di affrontare qualsiasi tematica, dai problemi quotidiani di un’azienda alle opportunità che potrebbe avere nel mercato. Accompagnando le imprese nella loro crescita e aggregazione, cosa che motiva e stimola i singoli imprenditori. E questo l’ho piacevolmente scoperto nel percorso fatto all’interno di Cve, la quale si poggia su una struttura estremamente efficiente ed efficace”.

Quali saranno le principali sfide che le aziende della provincia di Rovigo dovranno affrontare nei prossimi anni e come Confindustria Veneto Est intende supportarle?

“Non è solo una questione che riguarda Rovigo, perché oramai in un mercato estremamente cinico e spietato, considerando che si si confronta ormai in un mercato globale, non esistono più delle imprese di un territorio particolare, ma parliamo di imprese del nostro Paese, che hanno le analoghe problematiche e necessità. La sfida principale è la velocità, visto come le dinamiche economiche, politiche e di mercato stanno cambiando vertiginosamente. La rapidità ti dà poco spazio e meno tempo per agire, serve quindi estrema pragmaticità. La cassetta degli attrezzi con la quale le aziende operano ora è assolutamente diversa da quella che veniva usata anche solo poco tempo fa. Dobbiamo poi considerare i conflitti internazionali che oggi stanno segnando le situazioni geopolitiche, portandoti a ripensare anche più di una volta, a stretto giro, quelle che possono e devono essere le strategie di mercato. Tornando a Rovigo, è sicuramente un territorio che ha ampi spazi e margini di crescita, ma bisogna colmarli”.

Colmare un gap con gli altri territori vicini per essere più competitivi, ma come?

“Non voglio ripetermi ancora sulla questione Zls, che ritengo sia un passaggio chiave per quanto riguarda la nostra provincia. Ma il mio impegno sul mandato che ho ottenuto con la presidenza del territorio di Rovigo, riguarda principalmente alcune incompiute. Mi riferisco alla Romea commerciale, che è un’opera indifferibile per la sicurezza e per l’economia dei nostri territori. Ed è un’arteria che deve essere integrata col collegamento alla Transpolesana. Due opere infrastrutturali alle quali non possiamo rinunciare. E questo sarebbe un beneficio a 360 gradi per tutta l’economia locale. Questo ritengo possa essere un modo per recuperare in modo importante e deciso quel gap che ancora ci divide con le altre province del Nord-Est”.

Di certo “farsi raggiungere” facilmente è uno dei modi per poter attrarre nuovi investimenti. Ce ne sono altri secondo lei? C’è qualcosa in più che si può fare e di diverso, visto che lei guarda sempre molto avanti, spesso precorrendo i tempi.

“Dipende molto dalle persone stesse, che sono nate e rappresentano il nostro territorio. E’ una questione di mentalità, è quella che fa la differenza, sempre e in ogni campo. Se riusciremo ad attivare un’azione condivisa e congiunta con le istituzioni locali per valorizzare, soprattutto lavorando sul marketing, quei punti di forza che ci sono in provincia di Rovigo, questo lavoro diventerà strategico. Mi riferisco alla promozione delle tante eccellenze imprenditoriali del nostro territorio, oltre al turismo. Però questo, ripeto, dipende da ognuno di noi”.

Dipende anche da come si riesce a fare squadra. Confindustria, in questi anni e attraverso le aggregazioni delle varie anime territoriali, è arrivata a essere la seconda a livello italiano come dimensioni. E’ questa la sfida che dovrà portare avanti con la politica?

“Mi ritengo una persona pragmatica e non amo perdere tempo, e quindi non amo far perdere tempo agli altri. Sono a disposizione del sistema e del territorio, sarà mio impegno curare i dettagli e cercare di lavorare per arrivare a confronti sempre e principalmente costruttivi, cercando di trasformare in fatti quello che si diceva in precedenza”.

Allargando un po’ il campo e parlando di export e mercati internazionali, quali sono quelli più promettenti e quelli, invece, da prendere più con le pinze?

“I mercati più promettenti sono quelli che danno continuità nel lungo termine, quindi permettono la pianificazione e possono garantire una marginalità. E’ difficile oggi fare una distinzione, è molto soggettivo, i fattori chiave sono però questi. Per lo stesso motivo direi di evitare quei mercati che non ti permettono stabilità, salvo che non si possa fare una singola operazione spot, che è chiaro vada considerata tale. Dove invece c’è la possibilità di mettere in pista e consolidare una programmazione, per un’azienda oggi è molto importante, vista la volatilità dei mercati. Faccio l’esempio della mia azienda: lavorando molto con paesi extra-europei, i rapporti sono partiti più di 20 anni fa e oggi c’è un consolidamento dei rapporti. I mercati sono sempre più spietati, è aumentata la concorrenza e quando arrivano alla saturazione, tutti ne cercano di nuovi. Io lavoro molto con l’Africa dell’ovest, e lì troviamo una concorrenza agguerrita soprattutto da parte di Paesi che una decina di anni fa neanche erano presenti, come Turchia o Polonia”.

Ma quindi cosa serve? Il consolidamento è nella qualità, nei rapporti personali o nelle novità?

“Qualità innanzitutto, poi efficienza, rapporti e relazioni. Sono in ordine sparso, tutti e tre importanti in egual modo. Devo sottolineare poi un altro aspetto, che sto iniziando a toccare con mano. Mentre le varie imprese, di qualsiasi natura, di qualsiasi settore, prima crescevano per vie tradizionali e quindi acquisendo anno dopo anno quote di mercato, oggi la mia previsione è che da qui a un decennio ci sarà un aumento esponenziale di fusioni o acquisizioni aziendali. Perché per crescere oggi devi lavorare su operazioni straordinarie visto che ormai le quote sono stabilite e un’azienda può perdere o guadagnare pochi punti percentuali ogni bilancio. Quindi quello che si andrà a intensificare nel prossimo decennio, saranno le operazioni di natura straordinaria, già a partire dal 2025”.

Mi vengono in mente due cose: l’operazione che ha fatto lei con Delta Group e Pollo dell’Avvenire, ma con le dovute proporzioni, quella del gruppo Fiat, oggi Stellantis, acquisendo le case automobilistiche francesi, dopo quelle americane.

“Questo rappresenta realmente il concetto che dicevo poco fa, per farlo serve molta ricerca e soprattutto un’affinità tra le diverse realtà. Ci deve essere una strategia che parte da lontano, tenendo conto di qualsiasi sfumatura e dettaglio”.

Vorrei chiudere questa chiacchierata parlando di turismo, che prima aveva solo accennato. C’è qualcosa che si potrebbe fare nel breve periodo per dare respiro a questo settore in Polesine?

“Se riusciremo a fare degli interventi importanti e determinanti, come dicevamo prima, attraverso delle infrastrutture, riusciremo ad attrarre anche degli investitori che potranno portare un beneficio attraverso un know-how che noi, per questioni banalmente storiche, non abbiamo. Non possiamo pensare di fare distinzioni, oggi il turismo bisogna attrarlo a 360 gradi guardando a qualsiasi fascia. E’ ovvio che poi ci si va a collocare in base a quello che noi possiamo dare. Ma è fondamentale cercare di attrarre quelle figure che oggi non sono presenti qui da noi, ma che esistono a livello internazionale: il loro know-how può tranquillamente trasformarsi in una sorta di veicolo che ci può dare sicuramente soddisfazione. E’ sì molto importante la persona che nasce e quindi rappresenta il territorio, ma non possiamo pensare di non coinvolgere i big a livello internazionale. E siccome ritengo che sia ancora un territorio, passatemi il termine, vergine, c’è ancora spazio di crescita: ma la tavola che dobbiamo apparecchiare bisogna che sia ricca”.

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