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INTERVISTE DI INIZIO ANNO

“Il Polesine creda più in se stesso”

Il prefetto Tancredi analizza il territorio in cui si è insediata da ottobre

 “Il Polesine creda più in se stesso”

Il prefetto di Rovigo Franca Tancredi

Sull’aumento dei reati predatori: “Aumentare le difese passive e non tenere i valori in casa”

ROVIGO - Dopo Biella e Isernia, da ottobre il prefetto Franca Tancredi, 63 anni, romana, rappresenta il governo italiano nel territorio del Polesine e ha già sul tavolo una serie di dossier che nel 2025 terranno impegnata tutta la struttura di via Celio, a partire dalla recrudescenza dei reati predatori, alla sicurezza nel lavoro, ai nodi economici del Polesine, al granchio blu a fianco del commissario all’emergenza granchio blu Enrico Caterino.

Prefetto Tancredi, che idea si è fatta di questa lunga lingua di terra tra due fiumi che è il Polesine?

“Non ho ancora avuto modo di attraversare, in questi neanche tre mesi dal mio insediamento, questa lunga lingua di terra. Sinora, infatti, ho avuto modo di recarmi solo sul Delta del Po e nell’Alto Polesine. Sicuramente, con il nuovo anno, ho intenzione di soffermarmi sul territorio per conoscere da vicino i Comuni. Pur con il limite della mia brevissima permanenza, ho avuto comunque da subito la percezione di trovarmi in una provincia molto ‘fattiva’ sebbene appaia un po' “compressa”, sul piano geografico ma non solo, collocata com’è tra l’Emilia Romagna, con la vivace città di Ferrara, e, nel Veneto, dal territorio della “dotta” Padova. Eppure questa enorme e lunga distesa di terra, ben arata e ricca, abitata da gente buona e positiva, ha una posizione logisticamente invidiabile, che potrebbe sfruttare meglio e di più, non solo sul piano della logistica. Peraltro, qui c’è una Confindustria, la Veneto Est, che è la più vivace nel panorama industriale italiano”.

Questo è da anni l’obiettivo che si pone la Zona logistica semplificata, prima Zes, il mancato rifinanziamento, è un problema sottoposto alla sua attenzione?

“No, il mancato rifinanziamento non è stato posto alla mia attenzione. Ma, ritengo, che la questione abbia contorni più politici che tecnici”.

Tema caldo di questo 2024 è stato sicuramente la recrudescenza dei reati predatori. Che azioni state strutturando a livello di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica?

“Il Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza Pubblica, che è presieduto dal Prefetto, è, per me, non solo un organo consultivo nelle decisioni da assumere sul piano della sicurezza pubblica, ma soprattutto la sede di un confronto costruttivo con gli addetti ai lavori, cioè le Forze dell’Ordine e i Sindaci interessati. Ecco, in esito a questo confronto sono stati ulteriormente intensificati i controlli, soprattutto nelle aree ove vi è scarsa concentrazione abitativa, ove cioè l’isolamento delle abitazioni è fattore che in qualche modo ‘agevola’ i malintenzionati i quali sanno bene come muoversi. In questo particolare periodo in cui si assiste ad una recrudescenza dei reati predatori -e dai dati, già consolidati, forniti dallo Sdi, emerge che ogni anno nei mesi di novembre e di dicembre aumentano tali fattispecie di reati - è però importante assumere la consapevolezza di una maggiore autotutela anche mediante l’adozione di sistemi di difesa passiva: videocitofoni; sistemi di allarmi; porte corazzate; grate alle finestre. Inoltre, è importante assumere comportamenti prudenti come, ad esempio, il non tenere in casa denaro contante o gioielli o, addirittura, lingotti d’oro (effettivamente trafugati in uno degli ultimi furti in abitazione)”.

In altri comuni hanno attivato i controlli di vicinato. E’ uno strumento che lei promuoverà?

“Io ho già inviato a tutti i sindaci una circolare, con allegata bozza di protocollo, da siglare con la Prefettura, perché valutino l’implementazione del controllo di vicinato, una forma di cooperazione dei cittadini con le forze dell’ordine. Si tratta di una iniziativa che, personalmente, ho già sperimentato nelle precedenti mie sedi, in Piemonte e in Molise, ma che so essere stata avviata dai miei colleghi anche nel Veneto. Il controllo di vicinato si esplica in gruppi di vigilanza, costituiti da non più di tre persone, ciascuno dei quali risponde a un referente che segnala alla polizia locale, ove esistente, o al sindaco, quale autorità locale di pubblica sicurezza (ove non vi sia un commissariato di pubblica sicurezza) eventuali situazioni sospette. Solo previa attenta valutazione da parte degli organi locali verranno attivate le forze dell’ordine. Ovviamente, in caso di flagranza, le forze dell’ordine. devono essere immediatamente contattate dal gruppo.

I componenti dei gruppi, così come i referenti, vengono individuati dal sindaco che ne trasmette i nominativi in Prefettura. Tali persone, che non devono avere precedenti o procedimenti penali, devono essere avulsi da appartenenze politiche o sindacali, devono essere riconoscibili e non possono in alcun modo girare armati. In ogni caso, prima di diventare operativi, vengono avviati a una formazione mirata in Prefettura. Aspetto che i sindaci aderiscano”.

Nel suo discorso di Natale ha promesso di riaprire il tavolo Iras. Ci sono margini per rivedere le posizioni delle parti?

“Le organizzazioni sindacali si sono a me rivolte per avere informazioni al riguardo ed io mi sono resa disponibile a riaprire un tavolo di confronto, che già lo scorso anno era stato insediato in Prefettura. E’ un tavolo finalizzato alla circolarità delle informazioni tra le parti e alla valutazione sulle strade da percorrere a salvaguardia dei posti di lavoro. Sull’Iras, comunque, pende, ad oggi, un giudizio davanti al Consiglio di Stato oltre che una gara per l’affidamento della relativa gestione. Ho rappresentato l‘opportunità di attendere la pronuncia del giudice amministrativo.”.

Lo spauracchio è la privatizzazione dell’ente, sia per le famiglie che per i lavoratori.

“Io penso che lo ‘spauracchio’ sia, soprattutto, il licenziamento dei lavoratori e/o la scelta di una, piuttosto che di un’altra, fattispecie contrattuale. Il tavolo è solo agevolatore del confronto, non è decisionale. Se poi oltre al confronto agevola la decisione….”.

Quali sono i dossier che la preoccupano di più in questo anno che comincia?

“Non parlerei di preoccupazione. Fortunatamente il Polesine è un territorio non complesso, soprattutto per ciò che attiene alla sicurezza pubblica. Di sicuro, però, concentrerò l’attenzione sulla prevenzione: prevenzione in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, mediante un maggiore confronto con i diversi soggetti interessati, in particolare con Ulss, Spisal, Inail, Nil, oltre che con le competenti Associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali; e anche per una ulteriore formazione e sensibilizzazione degli stessi lavoratori. Tema a sé è invece la prevenzione per ciò che attiene al fenomeno della violenza contro le donne. La prefettura è stata finora attore non protagonista, vorrei invertire questa tendenza, verso un coordinamento delle iniziative da mettere in campo”.

La crisi della Berco, il granchio blu, le partite Iva chiudono che 2025 si aspetta?

“Sono fondamentalmente una ottimista, anche se sto con i piedi ben piantati a terra. La nomina, lo scorso mese di agosto, di un Commissario straordinario è senza dubbio un segnale positivo da parte del Governo in un settore, quello della molluschicoltura, che è trainante per l’economia nazionale. I lavori stanno proseguendo e andando avanti con tavoli tecnici che il Commissario tiene periodicamente proprio qui, in Prefettura. Inoltre, l’attenzione è corale, a partire dalla Regione con i suoi assessorati, per proseguire con i sindacati, con le associazioni di categoria, con i sindaci e con la stessa Confindustria: tutti si stanno muovendo e su più piani. Il rischio da evitare è la chiusura delle aziende e lo scoppio di una “bomba sociale”, il denaro prestato a usura, l’infiltrazione criminale.”.

Sono circa 400 attualmente in Polesine i richiedenti asilo. C’è un’emergenza migranti?

“No, non c’è assolutamente un’emergenza migranti a Rovigo. Abbiamo premuto l’acceleratore sulle revoche e sui controlli sugli eventuali irregolari e sulle ispezioni”.

Cosa augura alla provincia di Rovigo per il 2025?

“Di credere di più in se stessa, perché ha molte potenzialità e capacità sotto ogni profilo, soprattutto imprenditoriale, ma va superato il complesso del brutto anatroccolo e avviata una politica più incisiva. I Polesani sono tutti grandi lavoratori in grado di creare imperi dal nulla. Questa è una terra di cui il Veneto e l’Italia devono andare molto fieri”.

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