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LA STORIA

“Così riscopro vite straordinarie”

La passione di Francesco Milan è diventata qualcosa di più

“Così riscopro vite straordinarie”

Scordatevi pergamene ingiallite e archivi polverosi: le ricerche genealogiche oggi corrono (anche) sul web. Certo, andare a ritroso fino a ritrovare le radici della propria famiglia nei meandri del tempo non è impresa da tutti. Bisogna sapere come muoversi e quali “tasti” (non solo metaforici) toccare. Ecco allora che Francesco Milan, 40enne rodigino, ha pensato di mettere a disposizione di tutti ciò che a lungo per lui è stata una passione. Da poche settimane, infatti, è online “Timeless roots”, il suo servizio di ricerca genealogica specializzato nel ricostruire le radici familiari, con un focus particolare sui discendenti degli italiani emigrati all’estero. “Per farlo - svela - utilizzo fonti storiche reperibili online per creare alberi genealogici personalizzati, offrendo anche relazioni sul contesto socio culturale del periodo in cui vissero gli antenati in questione. Mi piace pensare di creare un’emozione, connettendo persone lontane nel luogo e nel tempo”. Non fredde scartoffie, insomma, ma “un’esperienza unica e coinvolgente”.

Francesco, ma com’è nata questa passione?

“Da sempre sono stato appassionato di storia. Quando avevo circa dieci anni, nonno Francesco mi portò a visitare l’archeoclub della sua città di origine, Nocera Inferiore, per farmi scoprire qualcosa in più sulla storia della città. Raffaele Pucci, storico e genealogista, con grande disponibilità ci aiutò a scoprire i nostri antenati diretti risalendo fino alle fine del ‘500. Erano dati preziosissimi, ma purtroppo poveri di informazioni: c’erano solo gli anni di nascita e morte e i nomi delle mogli. Col tempo, unendo le nuove tecnologie alle storie di famiglia, e con tanta determinazione sono riuscito a ricostruire i pezzi mancanti di un viaggio unico e dettagliato”.

Si va ancora a caccia di documenti negli archivi cartacei o ormai è tutto “digital”?

“Fare ricerca genealogica è un’attività che può essere complessa. La difficoltà principale dipende dalla quantità di informazioni a disposizione in partenza, dalla loro precisione e dalla disponibilità dei documenti negli archivi storici. Utilizzo principalmente archivi digitali, registri anagrafici, atti parrocchiali e censimenti digitalizzati. Purtroppo però il processo di acquisizione online di questo tipo di documenti è sviluppato soltanto parzialmente, e dipende dagli anni di ricerca e dal luogo dove sono custoditi gli atti”.

C’è una ricerca particolare che ti ha appassionato?

“Una delle ricerche più stimolanti e appassionanti riguarda un personaggio affascinante: Andrea Mastrandrea, un brigante originario di Valle dell’Angelo, un piccolo comune del Cilento. Attraverso i documenti storici, sono riuscito a ricostruire parte della sua storia, che è stata anche quella di un fenomeno che ha segnato profondamente la storia del Sud Italia. Ciò che più mi ha sorpreso è che una sua discendente non sapeva nulla del passato del suo antenato. Per questo parlo di emozioni: queste ricerche non sono solo nomi e date, ma riportano alla luce vite e storie che altrimenti rimarrebbero sepolte”.

Come hai deciso di trasformare questa passione in un “servizio”?

“E’ nato quasi per caso. Valle dell'Angelo, paese in cui viveva una mia antenata, a fine ’800 ha vissuto un vastissimo fenomeno migratorio verso le Americhe. La madre naturale della mia bisnonna materna ha fatto parte della comunità degli italiani a New York. Volendo indagare a fondo sulla sua esistenza, ho creato un profilo nel sito Familysearch: man mano che aggiungevo nuovi pezzi e nuove persone a lei collegate, sono stato contattato da diversi discendenti di queste persone, che mi hanno chiesto di aiutarle nella loro ricerca”.

Sempre più sudamericani scrivono ai nostri Comuni per chiedere documenti su antenati emigrati tra XIX e XX secolo per ottenere la cittadinanza: un tema che ha fatto discutere anche la politica. Che ne pensi ed eventualmente in che modo questo tuo progetto potrebbe aiutare queste persone?

“Sì, una ricerca di questo tipo può diventare il primo passo verso l’ottenimento della cittadinanza. Non è sempre facile comprendere documenti risalenti a duecento anni fa per chi non padroneggia la lingua, e spesso ci si rivolge ai Comuni con dati incompleti, rischiando di perdere l’opportunità di creare un legame con il proprio passato. Il mio progetto può anche aiutare queste persone. Ma al di là di questo, penso che ogni storia familiare meriti di essere raccontata”.

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