VOCE
LE INTERVISTE DI INIZIO ANNO
06.01.2025 - 05:30
Cristiano Corazzari, assessore regionale
Un anno di grandi difficoltà dalle quali trarre insegnamenti per il futuro, ma anche un anno di grandi successi da ricordare: l’assessore regionale polesano Cristiano Corazzari ripercorre il 2024 ormai alle spalle parlando di pesca, sport, parco del Delta, servizi ed eccellenze. Quindi guarda alle sfide del futuro per il nostro territorio che - dice - “non è secondo a nessuno e ha ancora molto da dare”.
Corazzari, cosa ricordare e cosa dimenticare di questo 2024?
“Ci sono sicuramente tantissime cose da ricordare: è stato un anno importante per la nostra terra, soprattutto per l’avvio della Zls, per la quale adesso bisognerà lavorare affinché il governo prevede il rifinanziamento, e per lo sport, settore in cui la Regione ha fatto grandi investimenti dal punto di vista dell’impiantistica e del sostegno alla pratica. Non parlerei, invece, di cose da dimenticare, ma piuttosto di avvenimenti di cui far tesoro: il settore della pesca in particolare ha vissuto una cosiddetta tempesta perfetta fatta di cambiamenti climatici, mucillaggini, granchio blu, crisi energetica, piogge eccezionali. Ma da questo male dobbiamo ripartire, reinventando le modalità di produzione, rimettendoci in gioco e rafforzando il sostegno al settore a tutti i livelli. Dobbiamo guardare con fiducia al settore, realtà strategica per il Polesine”.
In questo senso, per la pesca, cos’ha fatto la Regione?
“Tanto lavoro è stato fatto anche con il bilancio approvato di recente: abbiamo stabilizzato le concessioni e i diritti di pesca che erano questioni ferme da decenni, e posto le basi per la vivificazione delle lagune del futuro con 14 milioni di euro per il Delta. Noi continuiamo a credere fortemente nel settore”.
Tornando allo sport, com’è stato il 2024 per lo sport veneto e cosa ci attende nel 2025?
“Quello passato, come dicevo, è stato un anno di interventi straordinari: la Regione ha messo nello sport più di 27 milioni di euro per l’impiantistica ma anche a favore della pratica sportiva. E per il 2025 sono già stati previsti altri dieci milioni di euro. Ricordiamo che la platea dei praticanti in Veneto è enorme: il 43% dei veneti svolge attività e pratica sportiva, ci sono oltre 600mila tesserati nelle varie discipline attorno alle quali ruota un mondo fatto di volontariato e professionalità che svolge una funzione sociale importantissima per la crescita della comunità. Il valore dello sport evoca quello dell’inclusività, genera reti di conoscenze, comunità, amicizia: è un collante sociale importantissimo che sostituisce altri centri di aggregazioni che oggi non ci sono più. Il 2025 sarà un momento di transizione che ci darà l’opportunità di prepararci alle Olimpiadi invernali ma anche per rafforzare lo sport che per noi è un asset importante per la comunità. Nel 2025 daremo quindi continuità all’attività svolta fin qui”.
Quali sono i temi sui quali è fondamentale, per lei, concentrarsi in questo 2025?
“Sono tre i temi sui quai occorre puntare fortemente. In primo luogo la sicurezza, a 360 gradi: quella ambientale (siamo una terra sicura grazie alla manutenzione idraulica del territorio), ma anche quella per i cittadini lavorando insieme alle forze dell’ordine per fermare fenomeni come quello della delinquenza giovanile. Il secondo tema è il lavoro: dobbiamo dare continuità all’attrattività del territorio. Il Polesine può diventare una terra strategica in un sistema dinamico, puntando sulla logistica e le potenzialità del settore primario. Infine, i servizi, come la sanità: le strutture sanitarie in Polesine affrontano una sfida difficile perché la nostra popolazione è più fragile e più anziana, oltre a dover fare i conti con la dispersione in un territorio molto ampio. Serve dunque un grande investimento sulle strutture per potenziare la sanità del territorio, migliorare la capacità dei nostri ospedali e delle case di riposo per gli anziani”.
Parco del Delta del Po, qual è la missione per il futuro?
“Il nostro Delta è uno dei parchi che ha saputo attrarre maggiori finanziamenti europei. Ha una vocazione internazionale, grazie al riconoscimento Mab Unesco che nei prossimi mesi dovrà essere rinnovato, e deve essere il trampolino di lancio per sostenere la vocazione turistica del Delta del Po, portando avanti il concetto di parco non solo dal punto di vista ambientale ma come zona dove l’uomo ha sviluppato le proprie eccellenze in un’ottica di sostenibilità. Anche la riconversione della centrale di Polesine Camerini sarebbe un importante salto di qualità”.
Da altopolesano, quale sarà il futuro di un Alto Polesine che si va desertificando?
“L’Alto Polesine oggi ha bisogno di energie e infrastrutture nuove e di ragionare in ottica di rete. Mettendo da parte le fusioni dei Comuni, che ormai sono state superate, un esempio molto positivo è la Conferenza dei sindaci dell’Altopolesine: si sono messi insieme sui temi di interesse comune e la Regione sostiene il funzionamento di questa modalità che può essere una risposta. Noi, da istituzione, dobbiamo provvedere alla realizzazione delle infrastrutture tecnologiche e stradali: penso al prolungamento della Transpolesana e all’intervento sulla Romea, ma anche al potenziamento dell’Eridania. Ricordo che l’Alto Polesine è sede del distretto della giostra ed è il territorio in cui si estende l’area Zls. Riuscire ad essere davvero attrattivi sarà una grande sfida”.
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