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“Piano? Nulla su esuberi e risorse”

La delusione di Roberto Girotto, Rsu Fim Cisl: “Questo non è il modo giusto per procedere”

“Piano? Nulla su esuberi e risorse”

“Questo non è certo il modo giusto per procedere”. Queste le parole pronunciate da Roberto Girotto, Rsu Fim Cisl, residente a Polesella, che dal 2002 lavora alla Berco e alle ultime elezioni sindacali che si sono svolte in azienda, lo scorso giugno, è stato il più votato ottenendo oltre 120 preferenze come Rsu e circa 130 come rappresentante dei lavoratori per la salute e la sicurezza, all’indomani della presentazione di giovedì del piano industriale da parte dell’azienda ai lavoratori.

Un piano bollato dai sindacati come “parziale”. “Ci hanno mostrato il piano industriale dopo molte richieste - continua Girotto - pur avendo aperto la procedura dei licenziamenti collettivi da parecchio tempo il piano industriale dura quattro anni e prevede un investimento di parecchi milioni di euro, non completo. Mancano molti elementi e molti dettagli importanti e, non da ultimo, non ci hanno detto dove trovano le risorse”. Qualcosa di più di un dettaglio, viste le difficoltà lamentate dall’azienda da tempo immemore.

Risorse che servirebbero per rilanciare l’azienda: “Una parte di investimento - continua Girotto - verrebbe usata per l’acquisto di macchinari nuovi, un’altra parte per la manutenzione di quelli esistenti e, infine, una parte per la digitalizzazione dell’azienda. Ma non possiamo essere soddisfatti di un piano industriale che non parla di esuberi che sappiamo bene essere di primaria importanza per loro”. E non pochi, visto che si tratterebbe di ben 400 lavoratori.

Girotto spiega, dunque, che, “per questo abbiamo chiesto risposte più concrete e abbiamo contemporaneamente chiesto al Mimit di riconvocare il prima possibile il tavolo di confronto già avviato per ricercare le migliori soluzioni alla vertenza, precisando fin da subito che non accetteremo intese che prevedano, alla loro conclusione, il licenziamento di lavoratori e la messa in discussione della continuità e della contrattazione aziendale".

"Siamo convinti che, visto che il 16 gennaio scade l’accordo per le dimissioni volontarie, entro la prossima settimana o al massimo 15 giorni dovremmo tornare a Roma per chiudere il cerchio su tutto quello che ci eravamo detti”. Dall’azienda, è stata più volte ribadita la necessità di ridurre di 400 unità i profili occupazionali. E siccome sono solo 115 gli operai che hanno aderito alla proposta aziendale di dimissioni, con incentivo di 57mila euro, sarebbero ancora 285 i lavoratori a rischio licenziamento. La crisi Berco, del gruppo Thyssenkrupp, che produce componenti e sistemi cingolati per macchine movimento terra, preoccupa anche i Comuni polesani dove risiedono 140 degli operai che lavorano a Copparo. “In questo periodo, come sindacati, avevamo iniziato anche a lavorare sul contratto che, a detta dell’azienda sarebbe troppo ‘pesante’ ed eravamo anche riusciti a trovare una quadra ma, visto che il tutto era legato alle uscite volontarie incentivate dall’azienda e queste non sarebbero state sufficiente, l’azienda si è riservata di bloccare tutto”.

Quindi un’incertezza nell’incertezza: “La situazione non è assolutamente bella - continua l’Rsu polesano - abbiamo fatto la proposta di continuare a mantenere gli ammortizzatori sociali per un tempo maggiore in modo da capire se si può riuscire sbloccare qualcosa che possa prevedere degli sbocchi per i lavoratori e di mantenere almeno fino ad ottobre gli incentivi per l’uscita volontaria ma l’azienda non è d’accordo perché ha fretta di procedere. Li abbiamo anche informati sugli aiuti che l’azienda potrebbe chiedere al ministero ma anche su questo si sono mostrati titubanti. Se il piano industriale deve durare quattro anni per arrivare alla fine a mettere a casa dei lavoratori, non può funzionare - conclude Girotto - manca tutta la parte per gestire la transizione, ovviamente, in accordo con i sindacati”.

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