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il ricordo

Il giorno in cui l’Adige ghiacciò

Accumuli di neve fino a 30 centimetri. E in tanti scesero a pattinare sulla superficie del fiume

Il giorno in cui l’Adige ghiacciò

Quarant’anni fa, il giorno più freddo di sempre.

Era un venerdì, quell’11 gennaio del 1985, rimasto immortalato nella memoria collettiva - non solo di chi c’era - come il giorno più freddo nella storia del Polesine. Una (gelida) “sensazione” confermata dai valori strumentali: quel giorno di esattamente 40 anni fa in Polesine è stata registrata la minima più bassa di sempre, almeno da quando - nel lontano 1914 - esistono le rilevazioni meteo.

La colonnina di mercurio toccò i -19,4°C, e non salì mai sopra quota -12°C. Insomma, una giornata davvero polare in cui la temperatura media nelle 24 ore si attestò a -17,4°C. Gelidi anche i due giorni seguenti: sabato 12 gennaio la minima fu di -18,7°C, domenica 13 -18,2°C. La temperatura massima rimase al di sotto di quota -9°C. E attenzione: in alcune zone dell’Alto Polesine - secondo le ricostruzioni dell’epoca, non riportate però nei bollettini ufficiali - le temperature furono ancora più basse, tanto che si misurarono valori al di sotto dei venti gradi sotto zero.

Un freddo intenso durato 72 ore: già lunedì 14, fortunatamente, le temperature risalirono di molti gradi stabilizzandosi attorno a quota 0°C.

Quei giorni furono caratterizzati da una pesante nevicata ma soprattutto dal fatto che i principali fiumi del Polesine ghiacciarono. Si salvò soltanto il Po: memorabile, e impressa in decine di fotografie oltre che nella memoria dei polesani, la gelata dell’Adige.

Tutto iniziò però la settimana precedente, con l’arrivo, fin dal giorno di Capodanno, sull’Italia di un fronte di freddo artico. Il 4 gennaio - si legge sui giornali dell’epoca - era stata una classica giornata polesana, con nebbia al mattino e poi sole e un po’ di freddo nel primo pomeriggio quando il cielo iniziò a rannuvolarsi, con le nubi accompagnate dall’arrivo di un vento da Nordest, gelido e piuttosto sostenuto.

Poi, nella notte, il vento si intensificò via via portando altre nuvole fino alle 23.30 quando iniziarono a cadere i primi fiocchi di neve, che tra l’altro attaccarono subito sul terreno. E questo a causa della temperatura già da ore sotto zero gradi e l’umidità ridottissima, spazzata via dalla Bora con raffiche fino a 60 chilometri all’ora.

Il risultato? Il ghiaccio si pressò ben presto sulle strade complice una nevicata orizzontale che portò ben presto ad accumuli irregolari. La bufera di neve in pieno stile siberiano andò avanti per tutta la notte, portando ad un manto nevoso sui 25 centimetri, ma con accumuli anche nell’ordine del 40 centimetri.

La neve cadde almeno fino alle 7 del mattino quando lo strato ghiacciato in alcuni punti toccò i 30 centimetri, mentre il termometro si fermò nella sua risalita a fra -3°C e -5°C. Un giorno intero di gelo portò a termine il “capolavoro del freddo” nell’inverno più rigido che si ricordi in Polesine a memoria d’uomo. Ed era solo l’inizio.

Dopo una tregua di alcuni giorni (sempre con temperature sotto lo zero) l'8 gennaio riprese a nevicare, e cominciarono a gelare fiumi. In molti paesi scoppiarono le tubature dell’acqua, mentre le strade rimasero ghiacciate e quasi impercorribili per giorni.

Sul Polesine la neve smise di cadere il 15. Quell’anno, come detto, il Po non ghiacciò, come invece era accaduto nel 1929. In compenso ghiacciò l’Adige, e in quei giorni molti rodigini non si accontentarono di salire sulle sommità arginali per godersi lo spettacolo, ma decisero di scendere sul “pack” per farsi una passeggiata. C’è anche chi giura - ma qui sfioriamo i confini del mito - di aver sceso di notte le “banche” arginali con una 500 e di aver provato l’ebbrezza di una guida sul ghiaccio.

Di certo - e ci sono le foto a testimoniarlo - l’Adige ghiacciato fu un grande spettacolo. Che da allora non si è più ripetuto.

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