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Politica
12.01.2025 - 08:00
rancesco Gennaro è l’unico che si è candidato come segretario comunale
Oggi il Pd di Rovigo va a congresso. O forse no. In che senso? Che aleggia ancora la possibilità di un rinvio ed è previsto che proprio oggi l’assemblea decida sull’ipotesi di far slittare il congresso, che si dovrebbe, il condizionale è d’obbligo vista la situazione, tenere oggi pomeriggio a partire dalle 17 in Gran Guardia. Con un unico candidato segretario, ovvero Francesco Gennaro, già socialista, ex Sel e Movimento 5 stelle, sostenuto dalla stessa maggioranza che ha espresso il dimissionario Giacomo Prandini, che si propone di "unire il partito".
Una missione ardua viste le premesse. Fra l’altro, al momento non risulta nemmeno completata la lista dei 21 candidati a sostegno del segretario. Perché le trattative sono ancora in corso.
Ma il punto è un altro, ovvero i tre ricorsi che sono stati presentati proprio sulle modalità del congresso. Perché dalla commissione di garanzia regionale che si è riunita venerdì è arrivato al segretario provinciale del Pd Angelo Zanellato un invito a valutare di far slittare la data del congresso. Il messaggio arrivato dal presidente Giandomenico Allegri è stato il seguente: "La commissione di garanzia regionale nella riunione del 10 gennaio, convocata per l'esame dei tre ricorsi presentati avverso la decisione della commissione di garanzia provinciale di Rovigo del 3 gennaio ed inerenti al congresso del circolo di Rovigo convocato per il giorno 12 gennaio, pervenuti nelle date del 6, 7 e 9 gennaio, rilevata la complessità e la delicatezza delle questioni trattate nei ricorsi medesimi, ha convenuto sulla necessità di dover procedere secondo quanto previsto dallo Statuto e dal Regolamento. Sulla scorta di ciò, nelle more del procedimento e della conseguente decisione, valuti la segreteria provinciale, se del caso, di rinviare a data da destinarsi il congresso del circolo di Rovigo".
Il segretario provinciale ha investito della scelta la commissione di garanzia provinciale che si è riunita ieri sera alle 18 e che, a propria volta, ha demandato all’assemblea comunale che dovrebbe riunirsi oggi. Sembra un modo per mantenere alta l’attenzione invece tutto questo pare alimentare la tensione interna.
Anche perché, con un documento sottoscritto da Diego Crivellari, Caterina Furfari, Giovanni Salvaggio, Gabriele Frigato, Dino Vanzan, Raffaela Salmaso, Sandro Quadrelli e Diva Tosi, denominatosi "Il Pd di Rovigo per un vero cambiamento", ha preannunciato che non parteciperà al congresso, confermando la volontà di non avallare la scelta del gruppo che ha proposto Gennaro e le modalità di svolgimento del congresso.
"Il congresso da noi lungamente richiesto - si legge nel documento - avrebbe dovuto essere un momento di rilancio per tutta la nostra comunità e una giornata di effettiva partecipazione. Non è stato e non sarà così. Si è invece voluto trasformare questo appuntamento in una mera 'conta' delle tessere ad uso interno, senza alcun contenuto politico e negando addirittura ogni possibilità di un confronto che fosse realmente aperto alla nostra cittadinanza. Si è addirittura voluto irridere chi ha proposto l’unico momento pubblico di confronto sul congresso e sulle prospettive del partito".
Secondo il gruppo, "le tardive dimissioni del segretario comunale hanno determinato un percorso congressuale tutt’altro che lineare e condiviso. Anzi, sono state l’inizio di una nuova fase di progressiva chiusura in cui sono via via venute meno le condizioni per una reale partecipazione e per una vera agibilità democratica dentro il Pd. L’esatto contrario di un momento di rilancio e l’esatto contrario di una fase di seria riflessione su temi e scelte compiute e da compiere. Nei giorni scorsi si sono escluse persone arbitrariamente, si è scelto di sbattere la porta in faccia a militanti ed elettori che si erano riavvicinati al nostro partito e avevano scelto di aderire liberamente al Pd, seppur evidentemente non graditi dal 'vecchio corso' o non preventivamente allineati. Nessuna candidatura, nessuna proposta è stata presentata all’attenzione degli iscritti della nostra città. Quello che riguardava il congresso lo si è gestito arroccandosi, in maniera rigidamente e sordamente burocratica. Nulla o quasi è dunque rimasto del percorso congressuale che avevamo immaginato mesi fa: l’idea di un percorso aperto alla città, agli iscritti e agli elettori del centrosinistra, centrato sulle idee e sui contenuti, oltre che su una quanto mai necessaria autocritica rispetto alle ultime elezioni amministrative. Per questi motivi, abbiamo ritenuto di segnalare quelle che secondo noi sono state una serie di sostanziali violazioni e irregolarità delle nostre regole interne, ma soprattutto abbiamo voluto e vogliamo ancora oggi segnalare il venir meno del significato di un congresso democratico degno di questo nome. Per questi motivi abbiamo scelto di non partecipare all'assise del 12 gennaio, ritenendola non un congresso, ma il simulacro, lo scheletro di un congresso".
Concludendo, rimarcano: "Ripartire ora si deve e si può, ma noi lo faremo insieme, in un quadro di reale condivisione e di apertura alla città. Lo faremo appellandoci ad una giusta e democratica reazione della base, richiamando e richiamandoci ad una 'rivolta' anche morale dei nostri iscritti e militanti".
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