VOCE
INTERVISTE DI INIZIO ANNO
13.01.2025 - 07:40
Il presidente di Fondazione Cariparo Gilberto Muraro
Il presidente di Fondazione Cariparo Muraro: “Vedo sviluppo in Polesine. Deve essere più in rete”
Ente benefattore per sua costituzione, la Fondazione Cariparo piloterà nei prossimi due anni ben 195 milioni sulle province di Padova e Rovigo per progetti di sviluppo dei due territori e vede nel Polesine grandi potenzialità che il territorio dovrebbe sfruttare meglio. Il presidente Gilberto Muraro, chiede alla provincia e alle sue componenti varie uno sforzo, di “partecipazione creativa e di accordo” per sfruttare al meglio le opportunità che - a partire dalla città di Rovigo, con le mostre del Roverella – l’ente no profit mette in campo in tutto il territorio. E aggiunge: “Noi, per conto nostro, scommetto che supereremo questo target di fondi messi in campo per le due province”.
Presidente Muraro, partiamo dall’anno appena trascorso. Che hanno è stato per Fondazione Cariparo?
“Bilancio più che positivo, perché abbiamo superato il budget che ci eravamo dati per il 2024 in maniera consistente, pari a 80 milioni erogati sulle due province di Padova e Rovigo. Noi non puntiamo all’utile, ma intermediamo masse monetarie grazie al nostro patrimonio solido pari a 3 miliardi e 800 milioni, che gestiamo a livello finanziario globale, avendo pochissimi investimenti in termini immobiliari. Abbiamo consulenze di rango che ci seguono e una fetta di investimenti in Italia che ci hanno dato soddisfazione nel 2024”.
L'ultimo piano delle erogazioni presentato a Padova prevede per Fondazione erogazioni per 195 milioni di euro nei prossimi due anni. Che obiettivi vi ponete e che settori volete sviluppare?
“Sono 97,5 milioni all’anno e scommetto anche che supereremo questi target. Gli obiettivi che da sempre Fondazione Cariparo si pone sono l’inclusione sociale, la tutela del patrimonio ambientale e del paesaggio. Abbiamo inoltre un fronte molto ampio con tre missioni in particolare: aumentare la qualità della vita, far crescere l’istruzione del territorio, promuovere corretti stili di vita e la partecipazione alla vita culturale. Faccio alcuni esempi: abbiamo programmi di aiuto alle scuole, con ‘Attivamente’ che fornisce un’ampia gamma didattica e programmi di inclusione per chi ha un background migratorio con il progetto ‘Benvenido’, una tematica che ci sta particolarmente a cuore”.
Le mostre a palazzo Roverella di Rovigo: un crescendo di successi e di visite. Quale delle ultime le è piaciuta di più?
“Mi sono piaciute tutte, ovviamente, nel momento in cui mi sento corresponsabile della loro realizzazione. Ma devo dire che Renoir è un pittore che amo. Ho apprezzato particolarmente la lettura che è stata data della mostra, perché c’è stata questa visione particolare di Renoir e l’ltalia, il suo rapporto con il Belpaese che ha influenzato anche la sua tecnica. Devo dire che le nostre mostre sono belle per i contenuti, ma sono anche mostre interessanti perché dietro c’è una ricerca, si propongono angoli visuali nuovi dei pittori che vengono presentati”.
Fino al 26 gennaio protagonista sarà la fotografia con il grande Henri Cartier Bresson, ricordiamo come sta andando...
“Sta andando molto bene. Siamo a circa 25mila visitatori, ma mancano ancora alcuni giorni alla chiusura per trarre un bilancio, siamo sicuri che supereremo questi numeri. Tutte le mostre fotografiche a partire da quella su Robert Doisneau hanno dato piena soddisfazione. Quella su Cartier Bresson non è soltanto uno stralcio delle infinite opere d’arte che con la sua macchina fotografica ha scattato uno dei maggiori fotografi del secolo scorso, ma anche in questo caso, è una mostra che racconta qualcosa dell’Italia attraverso gli occhi di Cartier Bresson e l’evoluzione del nostro paese in quattro decenni”.
Da qualche anno avete abbinato al Roverella, il dirimpettaio, palazzo Roncale
“Già, su un livello di visitatori inferiore a Palazzo Roncale c’è la mostra su Cristina Roccati, la donna polesana che osò studiare la fisica nel 700. Parlare di questo personaggio significa aumentare il grado di consapevolezza storica e l’identità comunitaria del Polesine attraverso i luoghi del passato. Lo trovo molto illuminante”.
Ce lo chiediamo da anni, oramai. Rovigo risponde adeguatamente "attrezzando" la città a questo flusso importante di visitatori?
“Ovviamente noi avvertiamo una reazione positiva della città alle nostre mostre. C’è un indotto che è innegabile durante le mostre della Fondazione Cariparo e ci viene riconosciuto questo apporto alla vita economica del capoluogo. Si potrebbe fare di più, apprezziamo la collaborazione di diversi esercizi commerciali, ma ci aspettiamo più coesione tra le attività e più risposte. C’è ancora della strada da fare”.
Qualche suggerimento per migliorare?
“Migliorare la collaborazione creativa. Voglio dire, non solo recepire le iniziative che si fanno per la città, e che ci sono più commensali perché ci sono più turisti, ma chiedersi: io sono partecipe a questo sforzo collettivo? Ci metto qualcosa di mio?”
Goletta Lab, l'ultima nata da una costola di Fondazione Cariparo, solca i mari dell'Adriatico con obiettivi di ricerca e didattici. Come sta andando il progetto?
“E’ un progetto che ci è caro per la sua qualità intrinseca, ma anche perché è costoso! Lo abbiamo, portato a termine e siamo soddisfatti degli obiettivi didattici che sono stati raggiunti nel 2024 2025. Adesso a bordo della Catholica c’è anche un programma scientifico, in collaborazione con università di Padova, sulla interazione tra specie marine e uomo, cetacei e tartarughe marine e sull’inquinamento chimico in Adriatico. Un programma impegnativo ed esteso: siamo convinti che ci ripagherà in termini di aumento delle conoscenze e avvicinamento dei giovani alla natura e alle meraviglie del mare”
Il Polesine è spesso nelle classifiche ancora l'ultima provincia del Veneto. 54esima in Italia per qualità della vita secondo il Sole24ore, per dirne una, ci sono margini di miglioramento? Voi su quali puntate?
“Rovigo e Belluno sono province periferiche in Veneto e spesso assistono a un esodo giovanile più accentuato rispetto ad altre province. Non possiamo inventarci una popolazione che banalmente manca. A Rovigo, tuttavia, si può vivere bene. Qui c’è una buona qualità della vita, un borgo piccolo, con zero traffico, per esempio. Ci sono vantaggi notevoli come il minor costo delle case, il rapporto maggiore con la natura e con gli altri che la città non offre. Non andrai alla Prima della Scala di Milano, magari, ma io sono un convinto assertore della qualità della vita di Rovigo”.
Quali sono le cifre dei polesani, e quali secondo lei i difetti?
“Cercando di sopravvivere a una domanda del genere, direi che i pregi sono concretezza e determinazione. Erede di generazioni che hanno veramente patito, il Polesine sa essere duro e rude come il rugby, ma come il rugby è improntato a un rapporto amicale. Dal lato negativo devo dire che altrove ho potuto notare un accordo più spinto. Nel gioco di squadra deve fare passi avanti”.
Visto dal suo osservatorio, infine, come vede l’andamento economico della provincia di Rovigo, che 2025 ci dobbiamo aspettare secondo lei?
“Non so se io sia un giudice adeguato per rispondere: ma a me pare che l’andamento non sia diverso da tante altre realtà. E’ vero che questa provincia, come detto, è periferica, ma ha spazi di sviluppo e un’ottima qualità della vita. La visione che ho io di Rovigo è che diventi un unicum rispetto a Padova, per esempio. Puntare proprio sulla qualità della vita e sul rapporto con la natura. Sulla Zls bisogna conciliare l’esigenza di sviluppo senza segare l’albero che rende la natura di Rovigo unica. La zona fieristica di Rovigo, nata così al Censer, come luogo per eventi fieristici, è stata ridisegnata e ora è un’area con un’università, insediamenti tecnologici, l’Enaip, dunque la formazione e le aziende. Io sono fiducioso, insomma, per il Polesine e il suo sviluppo”.
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