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LA MAXI INCHIESTA

Pellet ed evasione, 10 a giudizio

Uno, invece, finisce subito assolto. A indagare erano state la squadra mobile e la Finanza

Pellet ed evasione, 10 a giudizio

Dieci rinvii a giudizio e una assoluzione, al termine del processo con rito abbreviato. Questa la decisione presa dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo, nell’ambito della maxi inchiesta condotta dalla squadra mobile della questura di Rovigo, assieme alla Guardia di finanza di Este, su quello che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato un complesso e gigantesco sistema di frode per evadere il fisco, che si sarebbe snodato tra Polesine, Padovano e zone limitrofe. In particolare, le indagini hanno toccato le province di Brescia, Ferrara, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia e Verona.

Nel corso delle indagini, erano state 11 le persone finite sotto inchiesta, quattro delle quali erano state sottoposte agli arresti domiciliari e una all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sempre nel corso delle indagini preliminari, era scattato anche il sequestro preventivo di beni e  disponibilità finanziarie per oltre 1,5 milioni di euro.

L’idea chiave, alla base degli accertamenti, era quella di una imponente frode per evadere l'Iva sul commercio del pellet, con possibili, preoccupanti legami col mondo della criminalità organizzata.

Le attività investigative erano partite nel 2021, allorquando la Squadra Mobile di Rovigo,  insospettita dall’ingente quantitativo di beni strumentali e merci, aveva avviato una serie di  appostamenti presso un capannone sito di Casale di Scodosia nella disponibilità di una  società con sede legale nel Veneziano, dedita al commercio di prodotti energetici (principalmente  pellet e legname).

“Le sinergie sviluppate - avevano spiegato, alla chiusura dell’inchiesta, gli inquirenti - hanno permesso di identificare i soggetti artefici del complesso  meccanismo di frode, grazie al quale una società con sede in provincia di Treviso ha ‘dirottato’ il  proprio volume d’affari verso una società ‘schermo’, ossia la società operante presso il  capannone di Casale di Scodosia, destinata verosimilmente al fallimento una volta esaurita  la propria funzione all’interno del sistema fraudolento escogitato”.

“Si è riscontrato - prosegue la spiegazione - infatti, che il denaro confluito sui conti correnti della società ‘schermo’, derivante  dalla cessione del pellet al portafoglio clienti della società ‘schermata’, veniva immediatamente  bonificato a favore di società slovene e croate, riconducibili all’amministratore di quest’ultima”.

Un sistema, quindi, operante - secondo queste tesi - su questo artificio e sull’utilizzo di fatture “arrangiate”, che avrebbe consentito di evadere sistematicamente il fisco.

Nella mattinata di oggi, di fronte al giudice pere le udienze preliminari del Tribunale di Rovigo, un passaggio fondamentale dell’inchiesta, prima dell’approdo a dibattimento.

Degli 11 imputati per i quali era stata chiesta la fissazione dell’udienza preliminare, 10 hanno scelto di discuterla, finendo rinviati a giudizio, mentre uno si è sottoposto nella medesima sede al processo, celebrato con il rito abbreviato, ottenendo l’assoluzione.

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