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AMBIENTE

“Gli impianti devono essere fatti”

Sul biogas di Sarzano scoppia la bagarre politica

Biogas a Sarzano, c'è il sì della Regione

Il biogas a Sarzano, “che non tratta rifiuti ma biomasse, deve essere realizzato”; l’impianto proposto da Ecoambiente, invece, suscita qualche perplessità. È quanto risalta dalle parole con cui il vicesindaco Andrea Bimbatti (Forza Italia) replica agli attacchi che - anche via social - sono arrivati (a lui e alla giunta) dall’ex primo cittadino Edoardo Gaffeo che, all’indomani dell’autorizzazione regionale alla costruzione e all’esercizio dell’impianto, esprime una netta contrarietà al progetto, parlando di “volontà politica dell’amministrazione di dar via libera a quell’impianto, passando sopra la testa di tutti gli abitanti della zona interessata”.

Insomma, è subito bagarre politica. Dal canto suo, Bimbatti sottolinea come la legge definisca “di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti” i progetti per “la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, e rimarca che l’impianto di Apis Ro1 “non tratta rifiuti ma biomasse e sottoprodotti della filiera agroalimentare”.

Impossibile non leggervi quantomeno un dualismo rispetto al progetto di impianto proposto da Ecoambiente che invece - sottolinea Bimbatti - è “un impianto di trattamento rifiuti”. E a proposito: Bimbatti - ovviamente - rivendica come sulla partita Apis Ro1 il Comune “abbia svolto pienamente il proprio ruolo, manifestando formalmente la necessità che la ditta proponente garantisse alcuni interventi di sistemazione stradale nonché opere di compensazione. La vera differenza con la precedente amministrazione - punge - è che noi riteniamo, senza alcun retaggio pseudoambientalista del tutto immotivato, che le opere di pubblica utilità per la produzione di energia da fonti rinnovabili, se in possesso di tutti i crismi debbano essere realizzate, a prescindere dalla natura (pubblica o privata) del proponente”. “Lavoriamo - aggiunge - con determinazione ed incisività, e lo faremo anche con riferimento al progetto proposto dalla società pubblica Ecoambiente, di cui il Comune di Rovigo è socio di maggioranza. Entreremo nel merito del progetto presentato, delle tariffe che scaturiranno da tale investimento, e delle ricadute ambientali che questo nuovo impianto di trattamento rifiuti produrrà sulla città di Rovigo, anche e soprattutto alla luce della presenza di un impianto simile, a pochi chilometri di distanza da Sarzano, già autorizzato dalla Provincia nel 2022”. Insomma: Ecoambiente è avvisata.

Dall’altra parte della barricata, Gaffeo dice di voler “fare chiarezza” per sfatare “la storiella che sulla centrale a biogas di Sarzano tutti sapessero, e la giunta precedente in particolare, e che nessuno avesse obiettato alcunché e che solo ora si alzino strumentalmente le barricate”. Gaffeo, dunque, cita la nota con cui il Comune di Rovigo, il 17 aprile 2024 (quando Gaffeo si era già dimesso e a palazzo Nodari, da quasi due mesi, si era insediato il commissario Gianfranco Tomao) evidenzia le problematiche strutturali di via Calatafimi e via Teano, definite, “in pessimo stato manutentivo, con cedimenti notevoli della carreggiata” e con “riduzione del transito ai soli residenti e frontisti e a veicoli con portata non superiore alle 3,5 tonnellate” per “contenere i danni all’infrastruttura”.

Gaffeo continua: “Il 2 agosto la giunta Cittadin chiede alla ditta gli elaborati progettuali per il rifacimento della strada, e il 3 dicembre approva un accordo con la ditta, che si impegna a versare 600mila euro per i lavori” di sistemazione delle strade della zona. “Tutto magicamente risolto. Peccato che negli anni a venire la manutenzione sarà a carico del Comune”.

Sulla vicenda interviene anche il Movimento Cinque Stelle di Rovigo: “Non bastavano Ecopol a Concadirame e la modifica della normativa dell’Interporto. Ci sarà un aumento del traffico pesante e della quantità di emissioni in area. Il centrodestra dimostra la sua vera natura, impermeabile alle questioni ambientali”.

Vanni Destro, della Rete dei comitati ambientalisti polesani, invece, sottolinea come “ci siano 15 proposte in itinere per impianti simili in Polesine, nonostante siano antieconomici, inutili alla produzione energetica e impattanti su salute e ambiente. Tutte o quasi le decisioni sono state avocate dalla Regione fornendo anche il comodo alibi ai sindaci che si nascondono dietro il ‘non decidiamo noi, ma la Regione’. Il diritto a conoscere preventivamente i progetti va assolutamente recuperato per il rispetto della dignità e della volontà degli esseri umani che subiscono l’impatto reale delle scelte”.

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