Cerca

greenpeace

“La nostra acqua è a posto”

Cortelazzo (Acquevenete): “Controlli continuie parametri in ordine, da noi nessun allarme”

“La nostra acqua è a posto”

Rapporto di Greenpeace sulle acque del nostro Paese. Situazione che varia da territorio a territorio, Acquevenete, il gestore del servizio idrico, fa sapere che nel territorio di competenza, che comprende anche il Polesine, la situazione è rassicurante.

“Sin da quando la presenza dei Pfas è emersa - spiega afferma Piergiorgio Cortelazzo, presidente di Acquevenete - i gestori del servizio idrico del Veneto hanno monitorato la loro presenza nelle acque che distribuiscono e avviato investimenti importanti e un controllo continuo con le migliori tecnologie disponibili per la loro misura nelle acque e hanno preso i provvedimenti caso per caso più opportuni per la tutela dei cittadini. E questo lavoro di anni emerge anche dai dati diffusi da Greenpeace, che non contemplano elementi di novità che costantemente monitoriamo”.

E ancora: “Acquevenete dal 2013, quando è stata rilevata la contaminazione da Pfas nelle acque, ha effettuato continui e importanti investimenti per potenziare i sistemi di filtrazione e sostituire le fonti contaminate. Il lavoro fatto ha permesso di raggiungere valori di Pfas nelle acque ampiamente al di sotto dei limiti di legge e inferiori rispetto alle concentrazioni rilevate nel resto del territorio nazionale. Quanto rilevato da Greenpeace non ci allarma ulteriormente, in quanto i dati sono in linea con i valori da noi riscontrati e resi pubblici”.

“Acquevenete - continua il presidente - è impegnata nell’adozione sistematica dei piani di sicurezza dell’acqua, implementati secondo le linee guida dell’Iss-ministero della salute, che consentono di valutare e limitare i rischi sull’intero ciclo dell’acqua potabile e individuare gli interventi eventualmente necessari per garantire la sicurezza dell’acqua per i consumatori. È il caso di molte sostanze che, come i Pfas, possono essere presenti nelle acque che sono prelevate dall’ambiente. Oggi l’eventuale presenza di Pfas, come emerge anche nei dati di Greenpeace, è messa sotto controllo e neutralizzata mediante il ricorso ai carboni attivi attraverso i quali, in generale, è possibile riportare l’acqua entro i limiti di potabilità indicati dalla legge nazionale originata dalla direttiva europea che ne limita la concentrazione”.

Il laboratorio aziendale di Acquevenete “monitora, nelle acque destinate al consumo umano, il parametro ‘Somma di Pfas’ che comprende 24 sostanze, tra cui il Pfos - aggiunge Cortelazzo - Grazie alla disponibilità di metodi accreditati e di tecnologie all’avanguardia, siamo in grado di rilevare un valore di concentrazione di 2 ng/l. Storicamente nelle acque distribuite nel Comune di Rovigo la concentrazione di Pfos è sempre risultata inferiore a tale valore. Come ha rilevato la stessa Greenpeace, Acquevenete rispetta i limiti del parametro Somma di Pfas; mentre per quanto riguarda il parametro Tfa, non inserito non è stato stabilito allo stato attuale un limite di legge. Per questo ultimo parametro, l’Iss ha proposto, vista la natura ubiquitaria della sostanza, di introdurre un valore soglia pari a 10.000 ng/l. Quindi, siamo costantemente impegnati a salvaguardare la qualità dell’acqua che distribuiamo. Siamo anche convinti che bisogna evitare allarmismi che possano suggerire comportamenti non razionali come quello di non bere acqua del rubinetto. Abbiamo agito nelle sedi europee e nazionali per l’adozione di regole stringenti e comuni per la limitazione dei Pfas e saremo sempre pronti, con l’intero sistema dei gestori veneti, a sostenere le iniziative finalizzate ad una sempre maggiore tutela delle risorse idriche.”

La nota di Greenpeace spuiega che i Pfas (sostanze poli- e per-fluoroalchiliche) sono presenti nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati da Greenpeace Italia nell’ambito dell'indagine indipendente ‘Acque senza veleni’”. L’organizzazione ambientalista, che tra settembre e ottobre 2024 ha raccolto campioni in 235 città di tutte le regioni e le province autonome, ha presentato ieri a Roma la prima mappa della contaminazione da Pfas nelle acque potabili in Italia. Le molecole più diffuse sono risultate, nell’ordine, il cancerogeno Pfoa (nel 47% dei campioni), seguito dal composto a catena ultracorta Tfa (in 104 campioni, il 40% del totale, presente in maggiori quantità in tutti quei campioni in cui è stato rilevato) e dal possibile cancerogeno Pfos (in 58 campioni, il 22% del totale).

L’analisi dei 260 campioni dimostra una diffusa presenza di questi composti pericolosi, con almeno tre campioni positivi per ogni Regione. Livelli elevati si registrano in Lombardia (ad esempio in quasi tutti i campioni prelevati a Milano) e in numerosi comuni del Piemonte, del Veneto (anche in comuni fuori dall’area rossa già nota per essere tra le più contaminate d’Europa, come Arzignano, Vicenza, Padova e Rovigo), dell’Emilia-Romagna (Ferrara, Comacchio, Reggio Emilia), della Liguria , della Toscana (Arezzo, Lucca, Prato), della Sardegna e Perugia in Umbria.

“È inaccettabile che, nonostante prove schiaccianti sui gravi danni alla salute causati dai Pfas, alcuni dei quali riconosciuti come cancerogeni, il nostro governo continui a ignorare questa emergenza”, afferma Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400