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Un grido di dolore da Montefalche

Inascoltata anche la sollecitazione del prefetto che aveva chiesto di intervenire entro sei mesi

Un grido di dolore da Montefalche

“Non vogliamo passare un altro inverno come quello che stiamo vivendo”: è il grido di dolore che si alza dalla località di Montefalche a seguito della chiusura del ponte sullo scolo Valdentro.

Diverse le famiglie che da mesi stanno affrontando enormi disagi nell’uscire di casa e raggiungere la Sp79 Adria-Fasana. Inoltre lì vivono persone anziane e alcune con gravi difficoltà motorie. La distanza dal ponte chiuso al ponte sulla Sp79 è di circa un chilometro: una stradina arginale a dir poco pericolosa, senza alcuna barriera di sicurezza né illuminazione. La segnaletica impone di percorrerla a 10 chilometri orari, limitatamente ai residenti ma, in ogni caso, con mezzi di peso non superiore ai 35 quintali. Oltretutto la stessa segnaletica è posizionata in modo molto rudimentale. Senza dimenticare che in alcuni tratti l’argine presenta delle vere e proprie caverne che ne mettono seriamente a rischio la sicurezza per il pericolo di cedimenti.

Quando piove è un pantano immenso, con le nebbie è un incubo, manca solo una nevicata per costringere quelle famiglie a restare chiuse in casa. Metà circa di quella stradina è stata in qualche modo sistemata (primo tratto di via Arginelli, ndr), nell’altra metà è stato posto un ghiaino spendendo circa 50mila euro, operazione che dovrà essere rifatta all’inizio del prossimo inverno. Anche perché con le piogge, il telo steso sotto favorisce il disperdersi del ghiaino al passare dei mezzi. Oltretutto qui nel periodo dei raccolti passano pesanti mezzi agricoli con tutte le conseguenze del caso. Non dovrebbero transitare, ma passano. Sono circa 100 ettari i terreni ai quali si accede da via Moltefalche per il ponte ora chiuso.

Fuori uso dall’estate scorsa per evidenti motivi di sicurezza, il ponte si presenta in condizioni da paura con fessure enormi sulle sponde e sulle pareti. Necessita di un urgente intervento di manutenzione straordinaria se non di essere rimosso per farne un altro. Ma, a fronte di tutto ciò, in Comune sembrano sottovalutare i forti disagi che diverse famiglie stanno vivendo. Quanto mai battaglieri Michela e Lorenzo che, nonostante le difficoltà nell’affrontare una montagna di intrighi burocratici, non intendono arrendersi. Hanno parlato con il sindaco, il Consorzio di bonifica, lo stesso prefetto.

Quest’ultimo, tra l’altro, nell’estate scorsa aveva intimato il Comune a prendere provvedimenti entro sei mesi. Il semestre è ormai in scadenza e non si sa niente su quello che si intende fare. A bloccare la situazione sarebbe stata la difficoltà di definire la proprietà del ponte: lo stesso sindaco in una recente dichiarazione in consiglio comunale ha affermato che si tratterebbe di un bene privato. Per far chiarezza sulla questione il capogruppo Ibc Enrico Bonato ha presentato un accesso agli atti, la cui risposta doveva arrivare entro 30 giorni, ma sono già passati due mesi.

Nel frattempo Michela e Lorenzo si sono rivolti alla conservatoria dove hanno appreso che il bene non sarebbe privato, ma in concessione a un privato. E la concessione è scaduta e non è stata rinnovata. Comunque risulta essere chiaro l’uso pubblico del ponte. Quindi, Michela e Lorenzo lanciato un accorato appello: “Chiediamo che ci venga spiegato che cosa si intende fare, non possiamo andare avanti così, abbiamo persino problemi con il rifornimento del Gpl per il riscaldamento perché lungo la stradina arginale vige il limite dei 35 quintali. Tanto per citare la necessità più incombente. Purtroppo abbiamo la netta sensazione che in Comune nessuno voglia ascoltarci, ma il problema non riguarda solo noi, ma altre famiglie, persone anziane e operatori agricoli”.

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