VOCE
CENSIMENTO ISTAT
26.01.2025 - 08:45
In Polesine ci sono 32.130 abitazioni senza residenti. E un patrimonio immobiliare “anziano”
Il Polesine è attraversato da una difficoltà ormai pluriennale del mercato degli affitti per scarsità di offerta rispetto alla domanda e anche i volumi di compravendite sono abbastanza ridotti. Ma dire che “in provincia di Rovigo” non ci sono case è infondato. E non potrebbe essere altrimenti visto il calo demografico che sta segnando questa terra. Il problema, casomai, è che ci sono troppe case vuote. Ben una su quattro: 32.130 su 132.985.
A dirlo è l’Istat, che nei giorni scorsi ha riproposto i dati dell’ultimo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni che risale al 2021, con quello che è stato eseguito nel 2024 che verrà diffuso a partire dal dicembre 2025. Al di là dei mutamenti, anche significativi che possono esserci stati nell’ultimo triennio, sia dal punto di vista delle nuove edificazioni che di ristrutturazione di immobili prima vuoti grazie ai vari bonus edilizi, i dati restano comunque significativi e permettono di notare come in Polesine a fronte di un patrimonio immobiliare complessivo di 132.985 abitazioni, solo il 75,84% è occupato stabilmente.
E, potrà apparire strano, ma la percentuale più alta di case non abitate è quella delle case costruite dal 2016 in poi, oltre una su tre, 404 su 1.189. Una percentuale di non utilizzo del 34%, decisamente più alta, qui sta l’aspetto curioso, rispetto a quella delle abitazioni più vetuste, quelle costruite prima del 1918, occupate al 27,8%. E se qualcuno può essere portato a pensare che le abitazioni così vecchie siano poche, si sbaglia di grosso, perché si tratta di ben 11.797 abitazioni, l’8,9% del totale, delle quali ben 8.510 occupate. Le case con il più alto tasso di residenzialità, con solo una quota del 22,7% di non occupazione, sono quelle costruite fra 1961 e 1980, ben 45.645 in tutto, la quota maggiore dell’edificazione in Polesine, il 34,32% del totale delle abitazioni. Per abitazioni non occupate, va precisato, non si intendono necessariamente case abbandonate, ma, spiega Istat, “comprendono sia le abitazioni vuote sia quelle occupate solo da persone non residenti”.
Anche l’aspetto legato all’età media delle abitazioni è particolarmente interessante, soprattutto guardando agli obiettivi di efficienza e risparmio energetici fissati dalla Direttiva Case Green varata dall’Unione europea l’anno scorso con due anni di tempo per i Paesi membri per recepirla, che prevede l’obbligo di intervenire sugli immobili residenziali con le prestazioni energetiche peggiori, portandoli almeno in classe E entro il 2030 e in classe D entro il il 2033.
Ecco, guardando alle abitazioni de Polesine, oltre il 16% è stato edificato prima del 1945. E un altro 14,7% fra 1946 e 1960. Una casa su tre, dunque, è almeno “over 65”. Case che rispondono a criteri edilizi, ma soprattutto energetici un po’ anziani. L’idea di base già dei bonus edilizi e ora di Casa Green è, per l’appunto, quella di “svecchiare” il patrimonio edilizio residenziale rendendolo più efficiente sotto il profilo energetico, che, di questi tempi, non è cosa di poco conto, viste le bollette che stanno arrivando.
I dati nazionali indicano che circa 27,2% delle abitazioni non sono abitate. In Veneto, solo il 22%, mentre quote più alte al Sud e nelle Isole, con la Valle d’Aosta al primo posto. Il 56,3% delle case è stato costruito tra il 1961 e il 2000, mentre il 9,5% ha oltre 100 anni. In una recente analisi del Sole 24 Ore, si evidenzia come le abitazioni italiane non sono però le più vecchie d’Europa. I Paesi con il patrimonio più antico sono, in particolare, il Regno Unito e la Francia, oltre che alcune zone della Germania, in particolare quelle della vecchia Repubblica democratica tedesca. Il patrimonio edilizio residenziale più recente, invece, lo si trova in Irlanda e in alcune regioni della Spagna. L’Italia, tendenzialmente, presenta una situazione a macchia di leopardo. In alcune province, specie nel Centro-Nord, la quota più elevata di immobili è stata costruita prima del 1919. In altre zone del Nord il decennio cui risale la percentuale maggiore di alloggi è quello tra il 1961 ed il 1970, come in Polesine, mentre in molte zone del Sud è quello successivo. In Veneto, tendenzialmente c'è un'ampia quota di nuove abitazioni, o comunque non particolarmente vecchie. Ovviamente su tutto influiscono anche fattori imponderabili: tanto per fare un esempio, nella provincia di Avellino il decennio con la maggiore quota di edificazione è quello che va dal 1981 al 1990, effetto della ricostruzione seguita al terremoto che colpì l’Irpinia il 23 novembre del 1980.
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