VOCE
TRIBUNALE DI ROVIGO
29.01.2025 - 22:00
La morte avvenne nel giugno del 2021, quando la donna, residente in Bassopolesine con il marito e i due figli, aveva 61 anni. A provocarla, sarebbe stato un tumore, con numerose metastasi.
Quel tremendo epilogo, però, si sarebbe forse potuto evitare, se la patologia fosse stata individuata per tempo. Per l’accusa, in particolare, ci sarebbero state due occasioni, nel 2018 e nel 2020, nelle quali approfondimenti e diagnosi corrette avrebbero potuto con ottime probabilità portare alla sopravvivenza della donna.
Questa l’idea alla base dell’accusa di omicidio colposo, con la quale è stata rinviata a giudizio una medico radiologa, da tempo comunque non più all’Ulss 5 Polesana.
L’indagine è stata particolarmente lunga e complessa, anche alla luce di una iniziale richiesta di archiviazione, alla quale si sono opposti i familiari della deceduta, marito e figli, tutti assistiti dall’avvocato Francesco Zarbo del foro di Rovigo, con la professionista, invece, seguita dall’avvocato difensore Claudio Sartori.
L’udienza preliminare è stata discussa nei giorni scorsi e si è conclusa con un rinvio a giudizio della radiologa.
Questo significa che l’accusa dovrà essere verificata nel corso di un processo dibattimentale, che vivrà la propria prima udienza il prossimo 10 marzo. Nel corso di questo sfileranno testimoni e consulenti delle parti, con la sentenza che, in quanto di primo grado, sarà in ogni caso impugnabile in Appello.
Come detto, perlomeno secondo la prospettazione accusatoria, in due occasioni la specialista non avrebbe preso quelle decisioni che sarebbero state invece indicate, sulla base delle risultanze.
La prima volta nel 2018, quando sarebbe stata chiamata a valutare l’esito di alcune mammografie. In questa occasione, nonostante il preliminare screening mammografico che avrebbe fornito esiti “sospetti”, la dottoressa avrebbe esaminato le immagini confrontandole “a distanza” con precedenti mammografie, tramite “descrizione telefonica” di queste da parte del collega col quale stava parlando.
In questo modo, non sarebbero stati disposti quegli approfondimenti diagnostici che sarebbero stati appropriati e la paziente sarebbe stata semplicemente invitata al controllo biennale di routine.
Due anni dopo, sempre dopo lo screening mammografico, la dottoressa avrebbe poi focalizzato la propria attenzione su una cisti, eliminata tramite agoaspirato, ma non avrebbe invece - chiaramente sempre secondo la tesi accusatoria - tenuto nel dovuto conto la lesione che era invece presente. Anche in questo caso, poi, sarebbe stato consigliato lo screening biennale.
Nel 2021, come detto, il decesso della paziente, dovuto alle metastasi.
La fase delle indagini preliminari è stata contraddistinta da consulenze medico legali, determinanti in questa tipologia di procedimenti. Un fattore che, verosimilmente, giocherà un ruolo chiave anche nel processo dibattimentale che inizierà il prossimo 10 marzo, di fronte al giudice del Tribunale di Rovigo.
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