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Spreco alimentare

Cibo buttato, un doppio spreco

Secondo la Cia ogni famiglia polesana getta alimenti per un valore di 10 euro a settimana

Cibo buttato, un doppio spreco

Ogni famiglia polesana getta, in media, cibo per un valore di quasi 10 euro a settimana. Questo il dato stimato dalla Cia di Rovigo con un’apposita ricerca e diramato ieri, in occasione della 12esima Giornata nazionale della prevenzione dello spreco alimentare, con l’obiettivo Onu 2030 di dimezzare lo sperpero di cibo che sembra essere sempre più lontano.

Se i nostri anziani ancora si scandalizzano quando vedono gettare del cibo, il fenomeno assume proporzioni globali davvero paurose.

Come rimarca l’Ispra, “le stime suggeriscono che l’8-10% delle emissioni globali di gas serra sono associate al cibo che non viene consumato. Studi recenti che considerano anche le perdite in campo riportano che lo spreco alimentare ammontino a 2,5 miliardi di tonnellate, pari al 40% della produzione”. E, per quanto riguarda l’Italia, la stima di Ispra, è che venga “prodotto il triplo di quanto mediamente è necessario e viene distribuito iniquamente e sprecato” perché vengono considerati, “oltre ai dati relativi alle perdite (quelle nel momento della raccolta dai campi e della pesca e durante le fasi di conservazione, trasporto, trasformazione e distribuzione all’ingrosso) e a rifiuti alimentari (nelle fasi di distribuzione al dettaglio e di consumo), anche quelli riguardanti la sovra-alimentazione (ossia l’alimentazione che eccede i fabbisogni raccomandati) e la perdita netta negli allevamenti derivante dalla conversione di input edibili per l’uomo (grano, soia, mais, eccetera)”.

Il Wwf, sottolinea come “le famiglie sono responsabili del 60%, il settore della ristorazione del 28% e il settore della vendita al dettaglio del 12%. Le famiglie sprecano almeno un miliardo di pasti al giorno. In media, ogni persona butta 79 chili di cibo all’anno. La lotta allo spreco non è solo una questione etica, ma porta anche vantaggi concreti. Le perdite e gli sprechi alimentari generano a livello globale fino al 10% delle emissioni globali di gas serra, quasi 5 volte le emissioni totali dell’intero traffico aereo. Si stima che il costo delle perdite e degli sprechi alimentari sull’economia globale sia di circa 1.000 miliardi di dollari”.

Senza contare lo spreco di risorse. Il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini ribadisce: “La parola chiave dev’essere consapevolezza di ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Le risorse, dall’acqua ai prodotti della terra, non sono infinite: siamo chiamati a prenderne coscienza e ad agire di conseguenza. L’invito che estendiamo ai cittadini è scegliere un’alimentazione varia, che segua la stagionalità della frutta e della verdura. In questo modo si rispettano l’ambiente e la biodiversità e, soprattutto, vengono privilegiati i prodotti locali e tradizionali. Tutti elementi che si ritrovano nella filiera corta, dalla terra alla tavola".

"Attraverso le decisioni di acquisto informate e una collaborazione con gli agricoltori le famiglie hanno l’opportunità di diventare protagoniste della catena alimentare; in questo modo favoriamo la relazione diretta tra produttori e cittadini stessi; da un lato per sostenere e valorizzare l’agricoltura made in Italy, dall’altro al fine di consentire alle persone di compiere delle scelte responsabili”. Secondo Cia Rovigo, infine, serve dare un nuovo impulso alla legge anti-spreco, la 166 del 2016, supportando tutte le iniziative pubbliche e private per il recupero e la donazione dei prodotti alimentari invenduti.

Dalla fotografia scattata dal rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher, emerge che ogni giorno vengono gettati 88,2 grammi di cibo a testa, pari a 617,9 grammi a settimana pro capite, in crescita rispetto agli 81 grammi al giorno e i 566,3 a settimana di un anno fa. E, considerando tutta la filiera, lo spreco alimentare in Italia costa 14,1 miliardi di euro per 4,5 milioni di tonnellate di prodotti, sfiorando i 140 euro a testa l’anno, 139,71, contro i 126 euro di un anno fa.

A Rovigo la cifra è leggermente più bassa, attorno ai 120 euro annui, ma tendenzialmente è tutto il Nord ad avere valori al di sotto della media nazionale. Al Sud si registra un +16% sulla media nazionale, pari a 713,8 grammi medi per cittadino, al Centro invece un +4% , pari a 540,1 grammi, mentre al Nord con uno spreco medio di 526,4 grammi per cittadino, il -15%. I più sprecati sono frutta fresca (24,3 grammi settimanali) e pane (21,2 grammi), davanti a verdure (20,5 grammi), insalata (19,4 grammi) e cipolle, aglio e tuberi (17,4 grammi). A sorpresa sprecano soprattutto le fasce sociali più deboli (+26% rispetto alla media), ma si butta anche tanto nei piccoli centri (+12%) e nelle famiglie senza figli (+16%). Anche perché un fattore rilevante, si spiega, “è la deperibilità del cibo più economico, ma di minore qualità”.

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