VOCE
il caso
10.02.2025 - 22:00
L’episodio che ha portato alla sospensione della partita Giovane Italia Polesella - Borgo Anguillara, interrotta domenica scorsa dall’arbitro rodigino Nicola Lena a pochi minuti dal termine sul risultato di 2 - 1 a favore degli ospiti, ha lasciato più di qualche strascico nel mondo calcistico polesano.
Gli insulti razzisti rivolti a un giocatore di colore del Polesella, ha riportato tutti ad un’amara realtà, che va anche oltre l’offesa stessa. E’ evidentemente un problema di sistema, di educazione, che insiste pesantemente sulla gestione dello stress, non solo agonistico, che colpisce ogni persona, a prescindere dagli ambienti che si frequentano nella quotidianità.
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C’è amarezza, espressa a chiare lettere dal dirigente regionale della Federazione Italiana Gioco Calcio, il polesano Argentino Pavanati: “Al di là di come si sono svolti i fatti, questo lo chiarirà l’arbitro nel suo rapporto e il Giudice Sportivo deciderà le eventuali sanzioni da comminare, la cosa che più mi preoccupa e che colpisce ne profondo ogni uomo di sport, è che ancora, nel 2025, si debba ancora assistere a episodi di questo genere. Offendere un ragazzo, solo perché è semplice individuare il colore della pelle come elemento distintivo, è spregevole. Noi lavoriamo ogni giorno, con le società e con i nostri tesserati, facciamo pressioni, ma evidentemente non è sufficiente. Ogni tanto qualche episodio si verifica, in realtà sempre più sporadicamente, ma questo non giustifica niente, questi episodi devono finire”.
Limpida la posizione della federazione, il presidente della Giovane Italia Polesella, Nicola Savastano, è sinceramente amareggiato: “Ero in tribuna e ho visto tutto da lontano. Ma non troppo. Sono amareggiato perché sono episodi che in un campo di calcio non dovrebbero avere cittadinanza e sono amareggiato per il nostro giocatore, che ha subito l’offesa, e anche per il giocatore della squadra avversaria che, probabilmente annebbiato dalla fatica, non ha saputo gestire se stesso all’interno di un contesto pubblico. Noi, dirigenti, giocatori, società, allenatori, siamo attori protagonisti di uno spettacolo che non deve dare messaggi negativi. A vedere le partite ci sono bambini, non possiamo esporli a questo tipo di situazioni".
"E poi vedo sui social che l’unico problema sembra sia l’omologazione o meno del risultato della partita, senza una parola di solidarietà nei confronti del nostro ragazzo. Credo non sia questo l’atteggiamento giusto per risolvere il problema. Non è il risultato di una partita che conta, deve prevalere, anche tra le società, una sorta di solidarietà finalizzata ad affrontare, e possibilmente risolvere, un problema. Deve cambiare l’approccio, e per cambiarlo dobbiamo farlo insieme”.
Propositi e riflessioni condivisibili, sia da parte di Argentino Pavanati, sia per quanto riguarda il presidente Nicola Savastano. E adesso resta da capire, da un lato, quale sarà la decisione del Giudice Sportivo, aspetto in realtà non troppo importante, dall’altro come l’ambiente calcistico polesano si porrà, anche in termini di iniziative concrete tese ad arginare e, possibilmente, estirpare definitivamente, il razzismo dai campi di calcio della nostra provincia.
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