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Simoni: “Barbierato nega le foibe?”

Il vicesindaco replica a Ibc dopo l’attacco per l’intitolazione di lunedì con Polesine Azione

Simoni: “Barbierato nega le foibe?”

“Purtroppo proprio chi è politicamente estremista come Barbierato, è colui il quale nega le foibe e le responsabilità che il comunista Tito ebbe in tutto il male che fu compiuto a guerra finita”. Una difesa rivolta all’attacco quella che il vicesindaco Federico Simoni fa dell’operato dell’amministrazione in merito all’intitolazione dell’area verde in via Bocchi, davanti alla canonica della Tomba, all’angolo con l’ingresso per il parcheggio dell’istituto scolastico ex Badini, con l’apposizione della targa “Giardini martiri delle foibe”, così come aveva chiesto l’associazione di estrema destra Polesine Azione, della galassia di Casapound.

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Ibc ha parlato di una scelta “esecrabile e vergognosa dell’amministrazione comunale nell’attribuire un ruolo nella Giornata del Ricordo a chi non si riconosce nei valori basilari della Repubblica Italiana, fondata sui principi della nostra Costituzione antifascista”.

Simoni replica: “Ogni commemorazione ed ogni persona che porta gli onori a chi ha pagato con la propria vita il prezzo delle barbarie, vanno sempre ringraziate. Purtroppo, come sempre, chi parla come lui lo fa per sviare il discorso in modo da non voler parlare di foibe e negare ciò che è stato. Il negazionismo è la principale forma espressiva di chi non vuole ammettere che gli errori furono compiuti da tutte le parti, estrema destra e estrema sinistra”.

Poi, Simoni aggiunge: “Mentre da molti anni esponesti illustri del centrodestra, e cito fra tutti il presidente del consiglio Giorgia Meloni e soprattutto Gianfranco Fini che già trent’anni fa nel 1995, con la famosa ‘svolta di Fiuggi’, condannò e prese le distanze dalle trucidazioni fasciste e naziste, purtroppo non ho mai sentito nessun esponente illustre nazionale della sinistra, o più semplicemente a livello locale come l’ex sindaco Barbierato, condannare i milioni di morti del comunismo russo, cinese o coreano, o per l’appunto di Tito. Il genocidio degli oltre 5mila infoibati e la repressione anti italiana dei 300mila esuli, che dovettero lasciare le loro terre natie di Fiume, Istria e Dalmazia per paura delle ritorsioni, dei rastrellamenti, delle torture e delle violenze del dittatore Tito, sono storia conclamata e onorata dal Giorno del Ricordo del 10 febbraio, istituito nel 2004 dal governo Berlusconi e proclamato dal presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi”.

Secondo il vicesindaco, “il momento della pacificazione e della riunificazione è ormai maturo da tempo. E se, come è già successo negli anni passati a Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, o a Rovigo durante l’amministrazione Gaffeo, tra l’altro molto vicina a Barbierato, un gruppo come Polesine Azione vuole ricordare con un mazzo di fiori gli infoibati e gli esuli, non bisogna fare loro una critica, ma un plauso. Un plauso a chi non ha mai girato la testa dall'altra parte, come purtroppo tutta la sinistra per decenni fece in Italia, e vuole ricordare chi ha pagato con la propria vita la sola colpa di essere un italiano non piegato alla dittatura comunista di Tito".

"Un plauso a chi, lunedì, era presente all’inaugurazione dei Giardini Martiri delle Foibe, momento politico istituzionale importante e al quale, è giusto sottolineare, Ibc non era presente con nessun suo rappresentante. Mentre erano dignitosamente presenti tutte le associazioni combattentistiche e d'arma, tra le quali proprio i rappresentanti partigiani di Anpi che Barbierato cita strumentalmente. Questo dimostra che è stato un momento di ricordo condiviso oltre ogni bandiera, oltre ogni colore. La storia passata non si riscrive. Cerchiamo invece di smetterla con le solite, sterili e inutili polemiche, e scriviamo insieme la storia del futuro, senza più divisioni”.

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