VOCE
Adria
18.02.2025 - 15:00
Toccante testimonianza quella di Antonio Zappador ospite della biblioteca comunale nel “Giorno del ricordo” per presentare il proprio libro “Dove el mondo ga perso le strade – Il racconto di una vita” edito da L’era dell’oro. L’incontro è stato organizzato dalla biblioteca comunale in collaborazione con l’associazione Anvgd e Comitato 10 Febbraio, rappresentati rispettivamente da Daniele Milan e Bruno Malaspina.
L’incontro è stato aperto dal sindaco Massimo Barbujani ricordando ancora una volta “l’importanza di una seria e documentata ricostruzione storica, fuori dall’ideologia, non solo per riflettere, anche per fare memoria, per non dimenticare mai le atrocità che si sono consumate durante e dopo la Seconda guerra mondiale”.
Da parte sua Paolo Rigoni, referente della biblioteca ha presentato il relatore, esule istriano, classe 1939 nato a Verteneglio, in Istria, in istro-veneto Vertenejo, in croato Brtonigla, oggi un comune della Croazia di 1.607 abitanti.
Zappador ha esordito dicendo che “il libro è un debito nei confronti della mia famiglia e della mia terra perché si conoscesse quella storia per tanti anni ignorata: sono uno dei trecentomila profughi delle Terra d’Istria, rubata dai comunisti titini. Ne abbiamo lasciati alcune migliaia nelle foibe. La mia famiglia è stata particolarmente perseguitata”.
Un anno cruciale è stato senza dubbio il 1950 quando riesce a fuggire in modo rocambolesco e finisce per essere destinato al villaggio San Marco di Fossoli dove in precedenza erano di passaggio gli ebrei in attesa di essere deportati nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. “Nel Dopoguerra – ricorda – quell’ex campo di internamento venne individuato come luogo di accoglienza per gli esuli da Istria, Fiume e Dalmazia. Così a Fossoli si incrociano senza mai toccarsi due pezzi della storia d’Italia: la Shoah e l’esodo giuliano-dalmata”. E ancora: “Dopo la fine del conflitto il Campo di Fossoli accolse i fascisti e i collaborazionisti militari e civili, dall’agosto 1945 al 1947, quindi profughi ed ebrei reduci dai campi di concentramento nazisti. Dal 1947 al 1952 don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia, scelse quel luogo per accogliere oltre 1.000 bambini e ragazzi abbandonati e orfani. Nel 1954 furono costruiti 16 edifici per i profughi d’Istria di Fiume e Dalmazia, 250 famiglie e 1.500 persone fino al 1970”.
Una vera e propria odissea quella raccontata da Antonio Zappador in questo libro/testimonianza. Senza dimenticare che “il mondo che ha perso le strade inizia da quanto vissuto da mio padre, Carlo. Nel 1915 da un piccolo paese istriano viene inviato dall’Austria sul fronte orientale, ai confini con la Russia, lontano da casa per timore che coloro che erano di origine veneta fraternizzassero con il nemico italiano. Ma quel giovane non vuole combattere e uccidere un nemico che non è tale per lui, allora lima il mirino del fucile d’ordinanza. Scoperto viene deferito al tribunale militare e condannato alla fucilazione il 17 luglio del 1917. Ma quella mattina, i russi sfondano il fronte: Carlo Zappador scampa la morte ma viene fatto prigioniero e deportato in Siberia. Dopo quattro anni di gulag, il 15 marzo 1921 è libero e inizia il lungo viaggio di ritorno. Giunge in Ucraina, si sposa con Olga e solo nel 1933 ritorna a Verteneglio. Una vita da straniero, da profugo sia per gli austriaci sia poi successivamente sotto Tito”.
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