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CINQUE ANNI DOPO

Pandemia tra ricordi e amnesie

“Molti non hanno imparato la lezione”. “Ora apprezziamo di più la vita e le piccole cose”

Pandemia tra ricordi e amnesie

Sembrava uno strano virus quello che, agli albori del 2020, aveva iniziato a circolare nella penisola. Sembrava una strana forma di polmonite quella che aveva colpito Adriano Trevisan, residente di 77 anni di Vo Euganeo, deceduto a Monselice il 21 febbraio, sembrava un’emergenza circoscrivibile, non una pandemia globale. Sono trascorsi 5 anni dal Covid-19, da quel giorno, dalle notizie ancora confuse e frenetiche di telegiornali, quotidiani, social e mass media, sono passati 5 anni da quel clima surreale che attraversò tutto il mondo, un silenzio spettrale che ancora attraversa gli occhi e le lacrime di chi ha perso familiari o amici.

Sembra un secolo, eppure, è poco, relativamente. C’è chi si ricorda, e come non farlo, delle zone rosse, gialle e via dicendo, chi rammenta la corsa alimentare nei supermercati per accaparrarsi i beni di prima necessità, nel clamore generale, chi, ancora, mascherine, gel sanificanti, misure di sicurezza e , soprattutto, la distanza dalle persone care. C’è tutto questo anche nelle parole dei rodigini. A emergenza terminata, ottobre 2022, proprio il nostro Polesine faceva i conti con un amaro bilancio, 820 persone decedute e 103mila contagiati.

“Mi ricordo molto bene - commenta Patrizio - eravamo tutti chiusi in casa, non si poteva incontrare nessuno, specie amici e parenti. Fortunatamente non ho avuto nessuna conseguenza, a anni di distanza, le restrizioni sono servite per evitare la diffusione della malattia”.

Cosa abbiamo imparato da quella esperienza, ma soprattutto, cosa è rimasto di quegli anni? Risponde Paolo: “Certamente mi ricordo la grande, grande solitudine per essere chiusi in casa. Ma secondo me non abbiamo imparato nulla, tutti si sono già dimenticati”. Irene, invece, sottolinea. “Penso sia stata un’esperienza terribile che tutti ricordiamo - e aggiunge -, ha aiutato ad essere grati per ciò che si vive ogni giorno, anche semplicemente la libertà di uscire, di andare fuori, di fare ciò che si desidera, in quel periodo tutto questo che ora diamo per scontato non era possibile”.

A evidenziare un periodo che forse per molti è una parentesi lontana, Giacomo: “Sicuramente mi ricordo le varie fasi della chiusura: il fatto di fare la spesa ogni tot, la prudenza ovunque. Spero sia servita a qualcosa ma in realtà penso che la maggior parte delle persone si sia dimenticata tutto”.

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