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Rovigo

Partenza lanciata per Hammershøi al Roverella

Nei primi giorni di apertura oltre 1700 visitatori. E continuano a fioccare le prenotazioni

Partenza lanciata per Hammershøi al Roverella

È appena stata aperta ed è già scommessa vinta. La nuova mostra di palazzo Roverella a Rovigo, “Hammershøi e i pittori del silenzio tra il Nord Europa e l’Italia”, curata da Paolo Bolpagni, ha visto oltre 1700 visitatori in questo primo weekend, e stando dunque alle statistiche si avvia a bissare il successo delle precedenti esposizioni della fondazione Cariparo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi e con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Facendo un primo confronto con le ultime mostre: nel primo weekend di programmazione la mostra dedicata a Renoir aveva attirato 1582 visitatori, mentre la mostra su Toulouse-Lautrec, nei primi tre giorni aveva richiamato 1.666 visitatori. E per Hammershøi fioccano già le prenotazioni, anche da province lontane dal Polesine.

Fino al 29 giugno 2025 sono attesi molti visitatori a Rovigo, richiamati anche dalle lusinghiere recensioni sulle riviste d’arte nazionali. I primi visitatori hanno riferito di essere rimasti particolarmente affascinati dalle ambientazioni nordiche e, soprattutto dagli intimi scorci di interni domestici, fermati sulla tela con il limpido tratto geometrico sostenuto da una tavolozza di colori tenui, nebbiosi e terrosi, che contraddistinguono il più grande pittore danese della propria epoca, Vilhelm Hammershøi (Copenaghen, 1864-1916).

Atmosfere tutte da scoprire tra il malinconico e il poetico, invitanti al silenzio ed alla meditazione introspettiva, di un’epoca, tra la fine dell’Ottocento e i primi Novecento, ancora non toccata dalle devastazioni della Grande guerra. Piace soprattutto l’elegante essenzialità minimalista: scorci di ambienti, a volte intravisti da una porta socchiusa, dove spicca solo qualche elemento di arredo (un divano, una sedia, un pianoforte o un tavolino) e in cui tutto sembra essere cristallizzato in una immobilità innaturale, quasi surreale, comprese le rare figure, colte di spalle o di fianco, mentre il solo vero afflato vitale è dato dai sapienti giochi di luci. Stesso gusto traspare dalle sue vedute di città senza presenze umane o edifici colti in qualche singolo dettaglio architettonico. Un artista volutamente al margine dalle grandi correnti artistiche, eppure tanto influente da diventare fonte di ispirazione non solo per un gruppo di pittori coevi europei ed italiani (i danesi Ilsted e Holsøe, i francesi Dulac, Ménard, Osbert e gli italiani come Oscar Ghiglia, Umberto Prencipe, Giulio Aristide Sartorio, Umberto Maggioli, Mauro Reviglione, anch’essi presenti in mostra) e perfino successivi, come lo statunitense Edward Hopper, ma anche per registi del calibro di Ingmar Bergman, Carl Theodor Dreyer e perfino i noir psicologici di Hitchcock. Iniziate anche le visite guidate alla mostra, che fino alla fine di giugno saranno sicuramente molte.

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