VOCE
demografia
31.03.2025 - 21:00
Nel corso dell’ultimo anno il Polesine ha perso altri 400 abitanti. E il capoluogo Rovigo è sceso nuovamente sotto la soglia dei 50mila abitanti perdendone 114. Mentre c’è chi, invece, come Adria festeggia una risalita, di ben 257 residenti, passando dai 18.556 del primo gennaio 2024 ai 18.813 del primo gennaio 2025, dopo che, invece, un anno fa aveva fatto registrare un calo di 100 abitanti.
E, nel calo generalizzato, non è l’unico comune a far registrare il segno più: Castelmassa guadagna 39 abitanti, 28 Badia Polesine, 27 Papozze, 25 Polesella, 20 Trecenta, 18 Castelnovo Bariano, 13 Fiesso Umbertiano, 13 Giacciano con Baruchella, 13 Villadose, 9 Ficarolo, 8 Villanova Marchesana, 6 Ceneselli come Corbola, Melara e San Bellino e 3 anche la piccola Canda. E se Calto è l’unico Comune che resta immutato, Costa e Taglio di Po scendono di una sola unità, Canaro e Frassinelle di due e bagnolo e Arquà di tre, il calo più pesante del Polesine è quello di Porto Tolle, che perde ben 159 residenti in un anno, scendendo a 8.721 abitanti.
Col segno meno. Davanti anche a Rovigo che ne perde 114, seguito da Ariano con -105, Lusia con -56, Lendinara con -48, Ceregnano con -45, Loreo con -38, Bergantino con -37, Porto Viro con -32, Gaiba con -25, Stienta con -24, Pettorazza con -23, Crespino con -22, Pincara con -18, Castelguglielmo con -17, così come Guarda Veneta, Pontecchio -15, Occhiobello -13, Villamarzana -11, Salara -10, Fratta e Rosolina -9, Bosaro -8, San Martino e Villanova del Ghebbo -7, Gavello -5.
Indubbiamente, il dato che fa più rumore è vedere Rovigo scivolare a 49.976.
Ma quello più pesante è la flessione di 389 residenti a livello provinciale, che ha portato il totale al primo gennaio 2025 sul limite dei 227mila abitanti, 227.052, rispetto ai 227.441 che si contavano il primo gennaio 2024.
E’ quello che emerge dall’aggiornamento della popolazione residente rilasciato ieri dell’Istat, dal quale emerge come nei 12 mesi dello scorso anno c’è stata, dunque, un’altra emorragia per la nostra provincia, anche se inferiore a quella che si era verificata nel corso del 2023 quando i residenti da gennaio a dicembre erano calati di 493 unità.
Purtroppo, però, l’apparente rimbalzo che sembra rallentare la decrescita, in questo caso non troppo felice, della popolazione polesana, non è dovuto a dinamiche prettamente demografiche, quanto migratorie. Perché il saldo naturale, ovvero la differenza fra nati e morti, nel corso del 2024 è stata pari a -1.800, più pesante anche rispetto al 2023, quando invece era stato di -1.742.
Le nascite nel corso dello scorso anno sono state infatti 1.103, ancora meno delle già poche 1.176 del 2023. Per capire come proprio la natalità sia il primo fattore, basta notare come, ancora nel 2009, i nati in Polesine erano stati 2.017: nel giro di tre lustri i neonati si sono praticamente dimezzati. Non a caso il dottor Lorenzo Di Lenna, ricercatore Fondazione Nordest, ha parlato di “glaciazione avanzata” per definire l’evoluzione demografica polesana.
Anche perché, invece, nonostante il generale invecchiamento e il progressivo ribaltamento della piramide demografica, ovvero la stratificazione della popolazione per fasce d’età, il numero di morti è stato inferiore, seppur di poco, rispetto al 2023: 2.903 lo scorso anno, 2.918 l’anno prima.
A garantire la tenuta e arginare la desertificazione del Polesine sono soprattutto i 1.746 nuovi residenti che sono arrivati dall’estero e che si aggiungono, questo è un dato positivo perché comunque denota una capacità di attrazione, ai 6.107 arrivati da altre province, che sono superiori di 351 unità ai 5.756 che invece hanno lasciato questa provincia per trasferirsi altrove in Italia. I residenti che si sono trasferiti verso l’estero, invece, sono stati 693.
Nel 2002, i residenti in Polesine erano 242.608, mentre nel 1995 245.314. Migliaia di abitanti che si sono persi nel corso degli anni, anche se le dinamiche non sono state del tutto lineari, visto che tra il 1980 e il 2001 c'è stata infatti una flessione, pari al -4,7%, che ha portato il numero dei residenti da 254.466 a 242.538, mentre tra 2001 e 2010 c’è stata una significativa ripresa, che ha riportato la popolazione a 247.884 abitanti. Poi, un netto calo nel 2011, con quasi 5mila residenti in meno, 242.167, un assestamento nel 2012, ed una ripresa nel 2013, con il raggiungimento di quota 244.062 abitanti, il valore più alto dell’ultimo decennio, nel corso del quale si è verificato poi un costante spopolamento.
Nel 2017, in provincia c’erano ancora 236.400 residenti. Allora, il capoluogo Rovigo ne contava 51.149, quindi bel 1.173 in più di oggi. Ma in proporzione è ancora più violento lo spopolamento che ha interessato Porto Tolle, che dal 2017 ha perso 900 abitanti. Adria, nonostante la ripresa nell’ultimo anno, ha lasciato per strada 623 residenti. Altri cali considerevoli, sono quelli di Porto Viro con -575, Ariano con -480, Taglio di Po con -398 e Villadose con -340.
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