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CONSIGLIO DI BACINO

Biogas, impianto avanti. Per ora

Nuovo round giovedì prossimo. La Cittadin tuona: “Iter da fermare”. E incontra i revisori

Biogas, impianto avanti. Per ora

Tentativo fallito: il colpo di mano per fermare l’impianto a biometano di Ecoambiente attraverso una deliberazione dell’assemblea del Consiglio di bacino non è riuscito. Ma il game over è ben di là da venire: giovedì prossimo verrà convocata una nuova assemblea dei sindaci, come ha annunciato il presidente dell’ente Tiziano Menon alla fine del breve vertice, “leggermente variata nell’ordine del giorno” rispetto a quello di venerdì, ossia la “conferma del modello impiantistico previsto nel piano d’ambito del Consiglio di bacino Rovigo e conferma dell’impianto assentito dal provvedimento autorizzatorio unico (Pau)”.

Menon ha anche proposto di modificare la proposta da deliberare: “Stesso ordine del giorno o forziamo la mano aggiungendo lo stralcio?”, ha chiesto. Ma l’ipotesi è stata respinta dai presenti: “No, stesso ordine del giorno”. Perché proprio giovedì la prossima assemblea dell’ente? Perché il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin ha convocato per venerdì mattina alle 11 l’assemblea di controllo analogo di Ecoambiente, formata sempre dai sindaci. Ed è attraverso quest’ultimo passaggio che Cittadin, come poi ha spiegato, intende mettere un punto all’impianto a biometano.

Per arrivarci, però, bisogna procedere con ordine e tornare a venerdì pomeriggio alle 17, nella sede del Consiglio di bacino di viale delle Industrie. Qui, come da previsioni della vigilia, l’assemblea dei sindaci polesani non ha raggiunto il numero legale, né per numero di presenti, nonostante la possibilità di videocollegarsi, né per numero di quote: solo 11 infatti i partecipanti per un totale di 500,9 quote rappresentate. Un dato, quest’ultimo, che ha sfiorato di pochissimo la maggioranza di 501 quote. In qualsiasi caso, la maggioranza deve essere raggiunta su entrambi i fronti, ossia per teste e per quote. E le 11 presenze sono ben lontane dal minimo necessario di 26.

I sindaci presenti, tutti di centrodestra, sono stati: la già citata Cittadin, Massimo Barbujani di Adria, Giovanni Rossi di Badia Polesine, Federico Ragazzi di Castelmassa, Egisto Marchetti di Ceregnano, Angelo Malaspina di Crespino, Francesca Zeggio di Lendinara, Andrea Grassetto di Pettorazza Grimani, Anna Gotti di Trecenta, Pierpaolo Barison di Villadose e Michele Grossato di Rosolina. L’attesa di ulteriori arrivi è durata poco meno di mezz’ora. Constatato, intorno alle 17.20, che nessun altro si sarebbe aggiunto alla riunione, il presidente del Consiglio di bacino Tiziano Menon ha provveduto a dichiarare “formalmente chiusa l’assemblea” per poi specificare: “L’assemblea non si è tenuta”.

A quel punto, tutti a casa? Niente affatto. Perché Cittadin è intervenuta affinché le sue dichiarazioni restassero a verbale, ribadendo i motivi della contrarietà, senza lesinare qualche stoccata al cda di Ecoambiente fino a sollevare lo spettro che l’affidamento in house del ciclo integrato dei rifiuti potrebbe essere messo in discussione. “Credo che l’iter fino ad oggi non abbia rispettato molte regole. In questo mi sono fatta accompagnare nella ricostruzione dal mio ufficio partecipate. Oggi (ieri, ndr) ho convocato i revisori conti di Ecoambiente i quali hanno manifestato grandi perplessità sulle difformità riscontrate”.

Difformità che il sindaco ha illustrato in modo dettagliato: “Il Consiglio di bacino nel 2020 ha dato degli indirizzi a Ecoambiente per la possibilità di realizzare un impianto che avrebbe potuto essere a biogas per cogenerazione o, in alternativa, a biometano. Il piano industriale di Ecoambiente nel 2021 ha fatto una scelta. E qui nasce il problema non politico ma tecnico, amministrativo e autorizzativo. Questo è un impianto che va fermato perché la partita, così come è stata gestita tra l’assemblea del Consiglio di bacino e il cda di Ecoambiente, mette in discussione anche il fatto che Ecoambiente sia in house”.

In sintesi, le contestazioni riguardano il fatto che nel piano industriale di Ecoambiente sia stato inserito, come scelta dei sindaci tramite il Consiglio di bacino, “un impianto a biogas di cogenerazione per 40mila tonnellate, 25 di Forsu e 15mila verde - ha evidenziato Cittadin - ma nel 2022 la prima anomalia: quando il Consiglio di bacino chiede al Mase (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ndr) di usufruire dei fondi Pnrr lo fa per un impianto a biometano. Poi la seconda: nel marzo 2024 il cda di Ecoambiente chiede l’autorizzazione in Provincia per questo impianto diverso. E la chiede per un impianto non di capacità di 40mila tonnellate ma da 50mila. E questa non è una cosa ininfluente. Aumentano di 10mila tonnellate il verde e il secco aumenta da 18mila del piano industriale a 58mila. Aumentano anche i costi da 6 milioni previsti nel piano a circa 10milioni. Si doveva cambiare il piano industriale. Il cda di Ecoambiente credo non avesse potuto prendersi questo tipo di libertà. Tutto va riportato ad una delibera degli organi competenti. Ho convocato l’assemblea di controllo analogo perché lì si devono regolarizzare le difformità”.

Infine, un passaggio politico: “Chi non c’è secondo me sbaglia sempre - ha concluso Cittadin - Questi sono giochetti che non servono a niente. In tutta democrazia, una volta riportato le competenze negli alvei di chi deve decidere, si vota. Poi se si decide che si deve fare, una volta rimesso le caselle al posto giusto, allora per me si va avanti”.

Parole alle quali hanno fatto eco quelle del primo cittadino di Villadose Barison preoccupato per le eventuali variazioni del piano industriale: “A inizio 2027 termina la T1, discarica che permette a Ecoambiente di introitare tre milioni di euro l’anno. Ogni anno la discarica fattura infatti 40milioni e circa tre vengono dati a Ecoambiente. La ribaulatura potrebbe portare a due anni e mezzo in più di vita della discarica, fino al 2030, garantendo da qui al 2030 circa 15 milioni a Ecoambiente. Il nostro problema non è solo tecnico, il nostro problema è che tre anni fa c’è stata una schizofrenia politica che adesso non permette di avere i numeri per decidere. E che vinca una parte o l’altra qui si va per mano di avvocati”.

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