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Dopo l'accordo

Venti di guerra sulla Berco: potrebbe lavorare per l'industria bellica

Scongiurati i licenziamenti, per i lavoratori "enorme sollievo". Ma ora potrebbe esserci riconversione in produzione per il settore militare.

Venti di guerra sulla Berco: potrebbe lavorare per l'industria bellica

Una manifestazione sindacale davanti alla Berco di Copparo.

A Copparo i lavoratori della Berco sono tornati in fabbrica già da ieri tirando un vero sospiro di sollievo. Dopo oltre sei mesi di lotta sindacale, 200 giorni di mobilitazione e 346 ore di sciopero, con buste paga a 500 euro al mese, è arrivata la notizia che nessuno più si aspettava: la Berco - gruppo Thyssen Krupp - ha congelato i licenziamenti, e grazie a un accordo siglato al Mimit, il Ministero per le imprese e il made in Italy, non avvierà altre procedure unilaterali di licenziamento per i prossimi quattro anni.

“Siamo entrati in fabbrica con una serenità diversa con la consapevolezza di non dover trovare un altro posto di lavoro in un momento in cui è davvero difficile - racconta Igor Bergamini, operaio di Polesella, Rsu Fiom Cgil, che ha guidato la protesta e ha partecipato alle trattative di questi mesi - A Roma è stata molto difficile, partivamo da due punti contrapposti. Il Mimit ha fatto la differenza perché grazie alle rassicurazioni del governo, ieri è scaturito l’accordo Berco ritira 247 lettere di licenziamento che sarebbero partite il 24 aprile. Sarebbe significato 247 famiglie per strada. Io stesso a 53 anni faccio fatica a ricollocarmi e a trovare lavoro. Il secondo obiettivo è portare avanti il livello produttivo aziendale, un salario dignitoso”.

Ed è proprio sul futuro della Berco che si aprono interrogativi. Più di qualcuno, vista la vocazione della sede di Copparo (la produzione di cingoli, ruote, rulli e catene), parla già di riconversione dell’azienda dalle macchine agricole e per movimento terra a quelle belliche. “Il Mimit, al fine di favorire il consolidamento produttivo e occupazionale della società Berco, promuoverà sinergie con imprese in settori compatibili con le produzioni attuali e potenziali dell’azienda”, è quanto si è limitato a dichiarare il ministero che ha condotto la trattativa per congelare i licenziamenti addirittura nell’arco di 4 anni.

Si ritiene soddisfatta, per i lavoratori, ma anche per l’impresa l’assessore regionale al Lavoro Valeria Mantovan, anche lei presente al tavolo di Roma. “E’ stato un percorso in salita - rammenta l’assessore - le trattative si erano di fatto interrotte e dunque dobbiamo ringraziare la mediazione del Mimit e dell’unità di crisi diretta da Mattia Losego, che ringrazio insieme al ministro Adolfo Urso che si sono impegnati insieme con la Regione Veneto e l’Emilia Romagna per riuscire a riportare la trattativa sul tavolo”.

Mantovan riconosce la tenacia dei lavoratori: “Questo risultato straordinario, che apre un futuro per l’azienda, è anche conseguenza della tenacia e della determinazione dei lavoratori. Noi siamo dalla parte di chi produce e di chi lavora per noi la Berco deve tornare competitiva sul mercato, cavalcare nuove opportunità e cogliere gli scenari che si aprono”.

Alla Berco I 247 esuberi (su 1200 dipendenti) saranno gestiti esclusivamente attraverso dimissioni volontarie, con incentivi da 57mila euro lordi, e col ricorso ai contratti di solidarietà, fino a un massimo di 36 mesi. Per i prossimi quattro anni non saranno avviate nuove procedure di licenziamento collettivo. E i sindacati metalmeccanici si sono impegnati a ritirare i ricorsi al tribunale del lavoro per condotta antisindacale. La società ha comunicato anche il ritiro della disdetta del contratto integrativo che, però, resterà sospeso nella parte economica. Subito sarà avviata la trattativa per il rinnovo, da definire entro il 30 giugno e retroattivo dal mese di aprile.

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