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Il fenomeno

L’azzardo colpisce un polesano su dieci

Oltre un centinaio i ludopatici seguiti dai Serd dell’Ulss 5, ma sono solo la punta dell’iceberg.

“Col virus, calata la prevenzione”

Mentre proprio in queste ore emergono alcuni dettagli dell’inchiesta della procura di Milano sulle presunte scommesse illegali da parte di calciatori, prevalentemente giovani, anche Rovigo fa i conti sul problema della ludopatia, la “nuova droga”, che non risparmia nessuno e, silenziosa, distrugge vite, famiglie, relazioni.

E sono oltre 100 le persone che sono state seguite dal Serd in Polesine nel 2024 proprio per il problema della dipendenza dal gioco d’azzardo. Siano scommesse online, videolottery o banalissimi “gratta e vinci”. Perché sì, si può diventare ludopatici anche semplicemente con gli apparentemente innocui gratta e vinci, tipologia di gioco che sembra rivelarsi particolarmente pericolosa in termini di dipendenza soprattutto per le donne anziane, mentre la fascia degli uomini di mezza età si lascia accalappiare in prevalenza delle videolottery e i giovani sono invece abbacinati dalle scommesse sportive.

Non è un caso che l’inchiesta sui “calciatori scommettitori” vada a scoperchiare proprio dinamiche relative a fenomeni patologici di dipendenza dal gioco di giovani e giovanissimi, che si rivolgono anche a canali illegali e che sfuggono alle statistiche. Per cui si può solo “azzardare” che il numero sia molto alto. Probabilmente però il margine d’errore, nel caso, è per difetto.

Il numero dei pazienti seguiti per ludopatia dal Serd in provincia di Rovigo è in crescita rispetto al 2023, quando erano stati 94. Tuttavia, la crescita degli accessi è inferiore a quella della crescita del problema. Come spiega la dottoressa Valentina Pavani, direttrice del Serd, il Dipartimento per le dipendenze dell’Ulss Polesina, che si articola nelle tre sedi di Rovigo, Badia Polesine e Taglio di Po, “A noi arriva solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che è sicuramente molto diffuso, perché abbiamo i dati per cui si si sa che la provincia di Rovigo è una provincia in cui si gioca moltissimo e le conseguenze del gioco d’azzardo non si ripercuotono solo sulla persona che ha un problema d'azzardo ma anche su tutto il suo contesto familiare. Quindi, facendo una proporzione, immaginiamo che una persona su 10, una persona su 15, queste sono le stime, abbia a che fare con un problema di gioco d’azzardo, direttamente o in famiglia. Purtroppo intercettare queste persone direttamente è difficile perché arrivano da noi quando ormai la situazione è compromessa dal punto di vista economico, familiare relazionale”.

Solo fra gennaio e febbraio di quest’anno, solo nelle scommesse virtuali in agenzia, il volume di giocato in provincia di Rovigo è stato pari a 682.518 euro, con vincite per 599.703 euro, quindi perdite per 82.815 euro. A Belluno il volume di giocate nello stesso bimestre è stato di appena 78.096 euro. Ma questa è solo una piccolissima fetta del giocato complessivo, ovvero le scommesse effettuate su eventi simulati al computer il cui esito è visualizzato tramite una grafica animata o per mezzo di un evento reale precedentemente registrato che si giocano solo nelle sale scommesse. Poi ci sono le “scommesse vere”, sugli eventi sportivi reali. E ancora il poker, il lotto, il gratta e vinci, il bingo, le lotterie. Tante, tantissime forme.

La preoccupazione per questa “droga di Stato”, perfettamente legale e che alimenta un giro di entrate da tassazione tale da rendere impossibile una vera e propria guerra nei suoi confronti, è stata evidenziata chiaramente ieri nel corso dell’Open Day del Serd di Rovigo che si è celebrato ieri nel giardino della struttura di via Gramsci e che ha visto anche la partecipazione di un ospite del calibro di Federico Benuzzi, professore di matematica e fisica al liceo Bassi di Bologna, attore, scrittore, “science influencer”, ma soprattutto divulgatore sotto ogni forma, che ha tenuto una breve lezione, un estratto da un suo più ampio spettacolo, sui meccanismi diabolici del gioco d’azzardo e di come anche giochi che sembrano tranquillissimi come il gratta e vinci siano “drogati” per favorire la dipendenza, ovvero danno risultati “vicinissimi alla vittoria”, che stimola le nuove giocate in una spirale perversa.

Il gioco, certo, ma purtroppo le dipendenze sono variegate. “Noi seguiamo circa 660 persone con problemi di sostanze illegali, quindi parliamo di eroina, cocaina e cannabiroidi e seguiamo circa 400 persone per problemi di alcol, numeri sostanzialmente in linea con il 2023”, spiega la dottoressa Pavani. Fra le sostanze, anche l’eroina, la più temibile per le sue conseguenze distruttive per potenza della dipendenza ed effetti su fisico e psiche. “Un ritorno dell’eroina? Purtroppo non è mai andata via - nota la dottoressa Pavani - sono cambiate le modalità di consumo. Dopo gli anni ‘90 con la grande paura dell'Aids si sono modificate le abitudini di consumo, ma l'eroina fumata l’eroina sniffata ha continuato a circolare e purtroppo i numeri sono ancora consistenti. Quasi metà delle persone che vengono seguite da noi per problemi di sostanze sono ancora dipendenti da eroina. Fra l’altro è difficile che l’eroina sia usata come sostanza singola, ormai Il fenomeno di consumo è quello che vede l’utilizzo di più sostanze nel corso anche nel corso della stessa serata. Sono persone inserite nella società, diverse dai consumatori degli anni ’90, per questo più difficili da individuare, con una diffusione più a macchia di leopardo e trasversale in tutta la società, ma non meno bisognosi di aiuto”.

Nel corso dell’open day, oltre alla presentazione delle numerose attività di prevenzione, promozione della salute, supporto e trattamento che i professionisti del Dipartimento per le Dipendenze progettano ed erogano nel territorio polesano, momenti di confronto e scambio con gli operatori del settore, le cooperative che operano nel settore e testimonianze dirette. “Momenti come questi - rimarca la dottoressa Pavani - servono proprio perché le persone sappiano che siamo in grado di aiutarle, di offrire assistenza e supporto, qualsiasi sia la loro dipendenza. Sono servizi gratuiti”.

Infine, una raccomandazione: “Bisogna evitare lo stigma: chi si rivolge a noi lo fa per guarire da una patologia, come il diabetico che va a curarsi. Dobbiamo facilitare il reinserimento e guardare alla persona, non solo al problema”.

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