VOCE
economia
14.04.2025 - 20:31
Il Polesine perde in 5 anni il 15,9% di imprese. E sono oltre 7mila gli addetti “introvabili”. Mentre gli occupati sono crollati di 1.262 unità, 988 dei quali, il 78,29%, nell’artigianato.
A lanciare l’allarme è Confartigianato, in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy, che si celebra oggi per la seconda volta dopo la sua indizione, un anno fa, il 15 aprile, giorno nascita di Leonardo Da Vinci, simbolo del genio e del talento italiano.
Nel quinquennio 2019-2024, nota l’Ufficio studi di Confartigianato, il comparto dell’artigianato manifatturiero in Veneto ha perso 3.919 imprese”. Fra 2020 e 2024 le imprese totali sono calate del -12,4%, mentre le imprese artigiane del -13,2%. E se gli addetti totali sono aumentati dell’1,6%, nell’artigianato sono invece calati del -13,6%. Anche perché, a fronte di difficoltà di reperimento dei lavoratori nel totale delle imprese pari al 47,8% guardando all’artigianato il dato sale al 65,2%.
“Un dato - rimarca Confartigianato - che suona come un campanello d’allarme per il futuro del Made in Italy: in cinque anni, è come se ogni giorno avesse abbassato la saracinesca una bottega, un laboratorio, un’officina. Con loro se ne vanno competenze, maestria, legami col territorio. E il numero degli addetti, in calo del 13,6%, testimonia una contrazione che non è solo numerica, ma culturale e sociale”.
In Polesine la moria di imprese è stata ancora più marcata: “Nello stesso quinquennio preso in considerazione dall’Ufficio Studi - si spiega - ha perso il 15,9% di imprese, di cui artigiane ben il 18,8%. Nel 2019 le imprese erano 2.592 (di cui 1.506 artigiane), nel 2024 2.181 (di cui 1.223 artigiane). Una parte importante della crisi di molti settori è da imputare anche alla difficoltà di trovare manodopera. Attualmente a fine 2024 sono 12.270 gli addetti impiegati nel manifatturiero, ma ben 7.040 risultano difficili da reperire nonostante ce ne sia necessità, quindi oltre la metà (il 57,4%) delle domande restano inevase”. Complessivamente, gli addetti nelle imprese della provincia sono passati da 19.025, dei quali 5.068 nell’artigianato, a 17.763 e 4.692, quindi perdendo il 6,6% in totale e il 17,4% guardando solo agli artigiani.
Fra i settori più in crisi in Polesine, quello dei macchinari che in 5 anni ha perso il 23,8% delle imprese, mentre la moda, che detiene il maggior numero di imprese sul totale del manifatturiero, ne ha visto morire il 23,5%, passando da 875 aziende nel 2019 a 669 nel 2024. E, guardando agli addetti del settore, nel 2019 in Polesine se ne contavano 1.673, dei quali 151 artigiani, mentre oggi siamo rispettivamente a 1.359, il-18,8%, e 115, il -23,8%.
Scricchiola anche il legno e arredo, nel quale un tempo il nostro territorio era particolarmente e che oggi presenta una flessione del -19,1% nel numero delle imprese, con gli addetti in campo artigiano che crollano del -18,3%, mentre il calo degli addetti nel totale delle imprese del settore è solo del -0,2%. Anche nei trasporti il calo artigiano è pesantissimo, -22%, tuttavia in questo caso il dato complessivo è ancora più pesante, ben il -28,6%: nel quinquennio le imprese di trasporto sono passate da 682 addetti a 487.
In calo, come numero di imprese, pure gli alimentari e le bevande del -11%, con una flessione più pesante per le aziende artigiane che hanno toccato il -14,8%. Per numero di lavoratori, primeggia il comparto metallurgia con 5.030 addetti, dei quali 1.165 artigiani, ma rispetto ai 5.166 e 1.266 del 2019, il calo è stato del 2,6 nel complesso e del -8% per gli artigiani. Decisamente peggio per il comparto moda, passato dai i 4.670 addetti, 2.571 dei quali artigiani, che si contavano nel 2019, ai 3.948 con 1.965 artigiani nel 2024, quindi con un -15,5% e ben il -23,6% per l’artigianato. Ancora peggio in percentuale ha fatto il settore chimica e gomma-plastica, che ha visto gli addetti scendere del -9,7% nel complesso delle imprese e di ben il -29,1% per quanto riguarda gli artigiani, passando da 1.499 e 141 a 819 e 94.
Tuttavia, se il Made in Veneto frena in termini di prodotto immesso sul mercato (in 5 anni il comparto perde il 13,2% delle imprese) parallelamente l’export dimostra una vitalità importante con un +22,4% rispetto al pre-Covid per un valore di volumi esportati pari a 77,672 milioni di euro, in Polesine l’export vale 1 miliardo 627 milioni, con una flessione rispetto al 2023 del -4,4%, mantenendo un trend negativo ogni anno dal 2019 ad oggi.
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