VOCE
IL CASO
15.04.2025 - 21:33
A questo punto, è guerra. E nemmeno troppo fredda. Perché a infiammare gli animi è il biometano. O, meglio, l’impianto a biometano che Ecoambiente ha in progetto di realizzare a Sarzano ma che il sindaco Valeria Cittadin ha detto in tutte le salse di non voler ospitare sul territorio del proprio comune. Di più: secondo Cittadin l’impianto non si deve realizzare affatto. Ma martedì il consiglio di amministrazione di Ecoambiente, a maggioranza, ha preso una decisione che va in direzione contraria rispetto a quanto espresso dal sindaco del capoluogo, che è pure socio di maggioranza visto che detiene il 51% delle quote societarie. O almeno, avrebbe preso una decisione, perché sul passaggio formale - in serata - si è aperto un vero e proprio giallo.
A conclusione di una riunione fiume durata oltre quattro ore, il cda di Ecoambiente presieduto da Pier Paolo Frigato ha infatti comunicato di aver deciso di procedere con l’insediamento, anche alla luce della Paur, l’autorizzazione rilasciata lo scorso 31 marzo dagli organismi tecnici della Provincia. Dunque - dicono dal cda - con il voto favorevole di due membri del cda su tre, ovvero lo stesso Frigato e il consigliere Chiara Turolla, e il solo voto contrario dell’amministratore delegato Nadir Destefani, nominato proprio da Cittadin lo scorso dicembre, l’impianto di Ecoambiente alimentato a Forsu, ovvero con l’umido, e gli sfalci del verde prodotti dai cittadini polesani può passare alla fase successiva di aggiudicazione dei lavori alla ditta già individuata come appaltatore, la Waste to Methane srl. Questa la comunicazione trasmessa dal cda di Ecoambiente al termine del vertice: “A seguito della determina dirigenziale della Provincia di Rovigo n. 524/2025 Paur, il cda della società in data odierna (ieri, ndr) ha deliberato l’aggiudicazione della fornitura, installazione e messa in esercizio dell’impianto di digestione anaerobica e compostaggio con produzione di biometano, con capacità di trattamento di 40mila tonnellate all’anno complessive (25mila tonnellate di Forsu e 15mila di verde), in attuazione delle previsioni del Piano industriale approvato dall’assemblea dei soci in data 21 dicembre 2020 e dall’assemblea del Consiglio di bacino n. 1 del 30 gennaio 2021, e del decreto Mase del 14 luglio 2023”. Perché il Mase, il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica? Il ministero in questione ha approvato l’ammissione a finanziamento con fondi Pnrr del progetto per un importo di circa 12 milioni di euro (11.981.702, per la precisione) su un investimento totale di circa 20 milioni complessivi. Ecoambiente, insomma, è pronta ad andare avanti.
Ma attenzione. Perché, in serata, questa narrazione ha rischiato di crollare: dalle parti di palazzo Nodari, infatti, più di qualcuno è convinto che il voto in cda non ci sarebbe stato, ma che - al termine della lunga discussione, in cui comunque sono emerse le diverse posizioni dei tre componenti dell’organismo - si sarebbe deciso di rinviare l’affidamento formale a dopo la riunione dell’assemblea dei soci. Realtà o fantasia? Bocche cucite da parte di tutti i protagonisti dell’intricata vicenda. Di certo, il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin resta della sua opinione: tanti i suoi dubbi, che ha espresso a più riprese in diversi contesti, da ultimo lunedì in consiglio comunale e senza lesinare critiche al cda di Ecoambiente, in merito a quelle che ha definito “anomalie” e “difformità” tra le previsioni del piano industriale della società e il progetto poi sottoposto alle valutazioni dei tecnici per il rilascio della Paur, fino alla prospettiva che la tariffa dei rifiuti a carico dei cittadini vada verso inesorabili rincari. E la posizione di assoluta contrarietà Cittadin l’ha ribadita anche martedì: “Sono contenta che l’ad Destefani sia contrario all’aggiudicazione, dunque il cda non è compatto in questa decisione. Poi ognuno si prenderà le responsabilità delle scelte che fa. Il Comune di Rovigo era e resta contrario a una decisione del genere, perché la prima cosa alla quale penso sono le tariffe e le bollette che alla fine pagheranno i cittadini. Rimarco la differenza tra il piano industriale di Ecoambiente e il progetto approvato dalla Provincia. Se queste sono difformità che per qualcuno non contano niente vedremo se sarà proprio così. Io continuerò a difendere i diritti dei cittadini di Rovigo e le bollette che, secondo me, bisognerebbe avere l’obiettivo di far diminuire. Invece mi sembra che si continui su un’altra strada e di questo mi dispiace molto”.
Intanto, 11 sindaci di area centrosinistra e civici (Simone Ghirotto, Elisa Sette, Elena Paolizzi, Amor Zeri, Giorgio Grassia, Monica Ferraccioli, Aldo D’Achille, Nicola Zanca, Luisa Beltrame, Enrico Serafin e Pierluigi Mosca) sempre ieri hanno inviato a tutte le amministrazioni comunali, a Ecoambiente e al Consiglio di bacino una lunga lettera nella quale, oltre a sollecitare Ecoambiente a proseguire con l’affidamento dell’appalto per l’impianto e i relativi adempimenti, si scagliano contro le prossime convocazioni dei sindaci sia per l’assemblea del Consiglio di bacino, domani, che per il comitato di controllo analogo di Ecoambiente, venerdì: “Riteniamo - scrivono - dilatoria e pericolosa qualsiasi altra convocazione assembleare al solo scopo di ritardare il procedimento e irricevibile qualsiasi decisione di blocco del progetto. Per le stesse ragioni non riteniamo pertinente e necessaria la convocazione per il giorno 18 aprile dell’assemblea di controllo analogo della società Ecoambiente sottoscritta dal sindaco del Comune di Rovigo, manifestando seri dubbi di legittimità della convocazione operata dal sindaco stesso in qualità di presidente di tale assemblea. A nostro avviso il Comune di Rovigo, che già esercita la presidenza del Consiglio di bacino attraverso delega del sindaco ad un proprio consigliere comunale, non può esercitare per manifesta incompatibilità la presidenza anche dell’assemblea di controllo analogo”.
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