VOCE
caso permunian
15.04.2025 - 21:00
E’ stato trovato l’accordo per la cassa integrazione per i 210 dipendenti delle tre società, Italian Global Consulting, Citizenship Service e B. P. Service, figlie dello Studio Permunian che si occupavano delle pratiche per l’ottenimento da parte dei cittadini statunitensi che vantavano avi italiani della cittadinanza italiana, attività non più praticabile dopo il decreto legge varato dal Governo il 28 marzo scorso che limita a due le generazioni per la cittadinanza. Si tratta di 210 lavoratrici, “tutte giovani donne altamente qualificate”, spiegano Elisa Cavallaro della Filcams Cgil, Diego Marcomini della Fisascat Cisl e Michela Bacchiega della Uiltucs, che rimarcano: “Chiederemo un incontro dal Prefetto, perché si faccia carico di questa situazione con interventi anche di tipo legislativo”.
Venerdì scorso, spiegano, “si è svolto un primo incontro tra i tre studi professionali, Organizzazioni Sindacali e la Anna Mandich Giuliano Bascetta dell’Ufficio di crisi della Regione Veneto. Il primo incontro è durato diverse ore e si è soffermato principalmente sulla richiesta da parte delle organizzazioni sindacali di anticipare il pagamento della cassa integrazione salariale al fine di limitare le penalizzazioni che subirebbero le lavoratrici, molte monoreddito, con affitti o mutui da pagare e lontane dalle famiglie di origine, a seguito dei tempi più lunghi del pagamento diretto da parte dell’Inps, anticipo che però l'azienda ha dichiarato insostenibile".
"Dopo un’assemblea con tutte le lavoratrici per esporre le criticità emerse e le varie posizioni, e per raccogliere il mandato delle lavoratrici a procedere con l’accordo, le organizzazioni sindacali hanno ripreso la discussione in sede regionale sottoscrivendo i verbali di cassa integrazione con la richiesta da parte dell’azienda di pagamento diretto dall’Inps”.
I sindacati rimarcano come sia “prioritario garantire una continuità occupazionale e retributiva a queste lavoratrici con l’apertura dell'ammortizzatore sociale in attesa di capire se l’attività lavorativa potrà riprendere e con quali volumi, a seguito di eventuali modifiche al decreto o alla diversificazione delle pratiche gestite dalle società. Riteniamo fondamentale assicurare ogni strumento a disposizione al fine di preservare i posti di lavoro anche in considerazione delle scarse opportunità occupazionali che offre il nostro territorio con l’inevitabile conseguenza di ulteriori esodi di giovani laureati, in questo caso donne, verso altre provincie e regioni, spopolando ancora di più questo territorio caratterizzato da bassa natalità e aumento dell'età media”. Per questo, la richiesta al Prefetto.
La strada, però, sembra segnata, come spiegato dallo stesso Federico Permunian, amministratore delegato delle tre società, nel corso della conferenza stampa convocata per spiegare il perché dell’improvviso stop dell’attività. Un’attività che aveva raggiunto dimensioni ragguardevoli, visto che oltre alle 210 dipendenti italiane, quasi tutte a Rovigo, impiegate nell’ex Catasto fresco di restauro, c’erano altrettanti lavoratori fra Stati Uniti, Croazia e India.
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